Le istituzioni degli altri Sguardi su una scuola dell’infanzia irlandese:
il progetto Kilkenny Community Early Years
Arianna Lazzari
(Laureata in Scienze della Formazione primaria, indirizzo scuola dell'infanzia, Università di Bologna)
Premessa
Il servizio non appartiene alla categoria delle scuole statali (di cui fanno parte, in Irlanda, solo le scuole elementari che si prendono cura dell’educazione dei bambini a partire dai 4 anni di età), ma potrebbe essere assimilata alle nostre scuole dell’infanzia comunali, anche se si distanzia da queste per le modalità di finanziamento del servizio stesso. La scuola dell’infanzia Kilkenny Community Early Years, infatti, è nata dieci anni fa da un progetto co-finanziato da enti statali (all’interno del Piano per lo Sviluppo Nazionale in parte finanziato dal Fondo Strutturale Europeo), regionali (South-East Health Board) e locali (Vocational Education Council) con l’intento di creare un servizio educativo completamente gratuito per le famiglie che non avrebbero altrimenti potuto accedere ad alcun altro tipo di servizio. I bambini che frequentano questa scuola dell’infanzia in parte provengono da background di svantaggio socio-culturale, in parte appartengono a famiglie composte da un solo genitore e in parte sono bambini i cui genitori partecipano ai corsi di formazione professionale (adult learning) istituiti dall’ente VEC di Kilkenny. La struttura stessa adibita a scuola dell’infanzia si trova all’interno di un complesso di edifici che ospitano diversi servizi integrati tra cui un centro per la formazione degli adulti, un servizio di mensa e dopo-scuola per i bambini delle scuole elementari e i Servizi Sociali.
Appare dunque evidente come il progetto Kilkenny Community Early Years sia stato istituito principalmente come servizio a sostegno delle fasce deboli della comunità locale (la scuola stessa infatti è situata in una delle aree residenziali più svantaggiate della città) e come questo si proponga, tra i principali obiettivi, la cura e l’educazione dei bambini le cui famiglie si trovano a vivere in condizioni di precarietà (offrendo, allo stesso tempo, ai loro genitori la possibilità di reinserirsi all’interno del mercato del lavoro) e l’integrazione in sezione mista di bambini in situazione di handicap.
L’organizzazione del servizio
La scuola dell’infanzia Kilkenny Community Early Years offre un servizio a tempo pieno (che opera dalle 9 alle 16) di cui usufruiscono trenta bambini di età compresa tra i 2 e i 5 anni. Ritengo sia particolarmente interessante la struttura organizzativa che costituisce, a mio parere, l’elemento chiave della qualità educativa del servizio.
Trattandosi di una scuola dell’infanzia ad accesso gratuito che prevalentemente accoglie bambini con background di svantaggio si potrebbe pensare che il Kilkenny Early Years sia uno dei tanti progetti nati con intenti positivi, ma che poi finiscono per essere ridotti a strutture segreganti che offrono un servizio di scarsa qualità operando a costi ridotti. Al contrario, la scuola dell’infanzia presso cui mi sono trovata ad operare è considerata, a livello locale e non solo, come un centro di eccellenza, che riceve visitatori internazionali e organizza conferenze proprio in tema di gestione di servizi a supporto delle famiglie.
Uno dei principali punti di forza dell’organizzazione del servizio può essere considerato il massiccio investimento nella qualità del personale educativo: all’interno della struttura infatti sono impiegate, con diversi ruoli e responsabilità distinte, nove persone. E’ presente a tempo pieno una psicologa che si occupa del coordinamento del progetto, della formazione degli insegnanti e che offre un costante servizio di consulenza. Tale figura lavora a contatto diretto coi bambini, una volta a settimana, compiendo osservazioni o registrazioni video che consentono di analizzare in modo approfondito le modalità di sviluppo e di interazione dei bambini, per poi ipotizzare strategie per l’intervento educativo.
Un’altra figura importante all’interno del servizio è quella che svolge la “funzione di raccordo” tra la scuola, le famiglie dei bambini che la frequentano e i servizi sociali. Essa svolge periodicamente visite domiciliari offrendo un supporto costante alle famiglie e lavora in stretto contatto con gli assistenti sociali e con le altre figure educative che eventualmente si prendono cura dei bambini (genitori affidatari, educatori domiciliari, etc...).
Le funzioni legate agli aspetti burocratici e al finanziamento del servizio sono infine affidate ad un’amministratrice che lavora ad orario part-time. Gli insegnanti che operano nella scuola sono complessivamente sei (inclusa la figura del supervisore), di cui quattro presenti a tempo pieno e due part-time presenti a giorni alterni. La modalità di lavoro degli insegnanti è quella dei key-worker: in pratica ciascun insegnante assolve al ruolo di “referente” per cinque bambini a cui dedica un’attenzione particolare nel corso dello svolgimento delle attività quotidiane. Tuttavia questo non implica che l’insegnante referente lavori solamente con il proprio gruppo ristretto, ma piuttosto che si assuma la responsabilità di osservarne più da vicino i progressi e gli sviluppi (ogni key-worker alla fine della settimana deve compilare una breve relazione su ogni bambino a lui affidato) individuando, quando se ne dimostri la necessità, percorsi educativi individualizzati che rispondano ai bisogni particolari di ciascuno. Il fatto che ogni giorno siano presenti a scuola cinque insegnanti in compresenza favorisce una migliore organizzazione delle attività e divisione dei compiti, offrendo ai bambini la possibilità di prendere parte a diversi laboratori o “progetti” a seconda dei loro interessi.
Gli spazi, i tempi, le attività
L’edificio appare diviso essenzialmente in due grandi aree distinte alle quali si accede attraverso due diverse entrate: una principale sul fronte e una secondaria laterale. Tale divisione degli spazi ha subito catturato la mia attenzione: l’entrata principale infatti conduce allo spazio riservato al lavoro “sul campo” con i bambini, mentre quella secondaria – attraverso cui accedono al servizio gli insegnanti, i genitori per eventuali incontri con la referente e tutte le altre figure educative esterne che collaborano col servizio – conduce allo spazio “riservato agli adulti”, alle comunicazioni private con l’esterno.
Questo tipo di organizzazione degli spazi mi ha portato a fare il confronto con alcune scuole dell’infanzia in cui ho lavorato in Italia, nelle quali lo spazio riservato allo scambio di informazioni con i genitori praticamente non esiste, limitando, di conseguenza, il tempo delle comunicazioni ad un frettoloso scambio di battute al momento dell’arrivo o del commiato (momenti, comunque, in cui la privacy non è possibile). Il fatto di dedicare alle comunicazioni con l’esterno – con i genitori o con le figure del team allargato – uno spazio specifico all’interno del servizio implica una speciale attribuzione di importanza a tali scambi.: in questo senso le comunicazioni con l’esterno non sono ridotte ad una pura formalità, ma costituiscono uno dei fattori determinanti la qualità dell’offerta educativa.
Lo spazio dedicato invece al lavoro con i bambini è diviso in tre aree:
- main room, che ospita al suo interno diversi angoli per il gioco libero, strutturato e non strutturato (costruzioni, pittura e attività creative, lettura, giochi da tavolo, travestimenti e gioco simbolico, sabbia);
- indoor water-play area, che consiste in uno spazio attrezzato per il gioco con l’acqua a cui i bambini accedono indossando impermeabili e stivaletti. La presenza di una macrostruttura costituita da vasche, rubinetti e vasi comunicanti (corredata da vari accessori) consente ai bambini di sperimentare, giocando, diversi fenomeni (galleggiamento, comportamento dei liquidi, etc…);
- quiet room, che costituisce il luogo in cui svolgere le attività che richiedono raccoglimento e concentrazione quali, ad esempio, la lettura di storie, l’attività di musica etc... Tale spazio inoltre è spesso utilizzato dagli insegnanti per svolgere attività con i bambini in piccolo-medio gruppo o per interventi educativi individualizzati (ad es. logopedia e terapia del linguaggio).
Per quanto riguarda invece l’organizzazione dei tempi, la giornata dei bambini è scandita da un’alternanza equilibrata tra “momenti strutturati” – che prevedono lo svolgimento di attività e laboratori – e di gioco libero all’interno o all’aperto. I tempi di concentrazione richiesti per lo svolgimento delle attività sono calibrati sulla capacità di attenzione dei bambini, che in questi casi, in genere, vengono divisi per gruppi di età.
Un’adeguata organizzazione di spazi, tempi e attività sulla base delle esigenze di ogni bambino costituisce un altro punto di forza del servizio: in quest’ottica le attività giornaliere e i laboratori non sono proposti a tutti i bambini allo stesso momento secondo le stesse modalità, bensì attraverso l’articolazione in “centri di interesse”. Le attività che richiedono ai bambini un alto livello di concentrazione, vengano svolte per lo più nella prima e seconda mattinata e sono seguite da un’immancabile momento di gioco libero all’aperto. L’alternanza tra momenti di gioco strutturato e non strutturato è ritenuta molto importante nel creare un buon equilibrio che favorisce il benessere dei bambini a scuola. Questo tipo di organizzazione ha fornito, sul lungo periodo, ottimi risultati per quanto riguarda il raggiungimento degli obiettivi educativi (in termini di dilatazione dei tempi di concentrazione, risposte/comportamenti adeguati al contesto, capacità di condivisone e dilazione dei bisogni) soprattutto nei casi di “bambini difficili”. Tra le strategie educative utilizzate dagli insegnanti nel lavoro con i bambini, è particolarmente importante la “policy of positive behaviour”. Tale metodologia consiste nel supportare lo sviluppo sociale e cognitivo del bambino a partire da una valutazione “in positivo” delle sue competenze relazionali e dei suoi “sa fare” (incoraggiandone i comportamenti positivi) piuttosto che da una valutazione delle sue inadeguatezze incentrata sui “non sa fare”; ciò ha reso possibile il raggiungimento di risultati inaspettati soprattutto con i bambini difficili, per i quali la restituzione di un’immagine positiva del sé e il consolidamento della propria autostima stanno alla base di qualsiasi potenziale apprendimento. Come già accennato in precedenza l’organizzazione delle attività è flessibile: mentre una parte dei bambini partecipa alle attività in piccolo gruppo, il resto dei bambini in sezione si dedica al gioco libero nei vari angoli supervisionati dagli adulti.
La programmazione e la valutazione
L’incontro settimanale in cui le insegnanti redigono la programmazione delle attività per la settimana successiva e riflettono sulle attività svolte la settimana precedente avviene il venerdì pomeriggio (infatti il venerdì la scuola è aperta per i bambini dalle 9 alle 13 mentre per il resto della settimana offre un servizio a tempo pieno dalle 9 alle 16). Le pratiche di riflessione pedagogica ricoprono un ruolo centrale all’interno della scuola e vengono espletate in modo rigoroso: alla fine di ogni settimana infatti ciascun key-worker deve stilare un breve rapporto per ogni bambino di cui è referente che ne evidenzi i progressi compiuti e le eventuali difficoltà incontrate. In questo modo la crescita dei bambini viene costantemente monitorata da vicino, permettendo agli insegnanti di individuare le strategie più adeguate per promuoverne lo sviluppo. Oltre alle tradizionali osservazioni compiute dai singoli insegnanti durante lo svolgimento delle attività a scuola, una volta alla settimana la psicologa che opera nel servizio utilizza registrazioni video per osservare le modalità di interazione e di apprendimento dei bambini attraverso il gioco. La psicologa, una volta analizzate queste registrazioni, le commenta insieme agli insegnanti durante l’incontro del venerdì pomeriggio che diventa così anche un’importante occasione per la loro formazione. Alle riunioni di programmazione e verifica, oltre agli insegnanti sono presenti tutti i membri del team allargato (psicologa, logopedista, figura di raccordo scuola-famiglia); ciò permette di valutare i progressi di ciascun bambino all’interno di un contesto più ampio e di lavorare in collaborazione con le sue figure di riferimento nella vita extra-scolastica.
I progetti
Nel corso dell’anno vengono intrapresi diversi progetti che contribuiscono in modo determinante ad incrementare la qualità dell’offerta educativa del servizio attraverso interventi specifici mirati a supportare i bambini e le loro famiglie nei momenti di transizione che caratterizzano la vita scolastica.
Il Progetto accoglienza
L’inserimento dei bambini nuovi avviene in modo lento e “a scaglioni” per favorire la piena integrazione di questi ultimi all’interno del grande gruppo senza creare squilibri. Quando si decide di inserire un nuovo bambino si contatta la famiglia per un’attenta raccolta di informazioni poi, in base alla disponibilità dei genitori, si stabiliscono i primi giorni di frequenza. All’inizio uno dei genitori rimarrà in sezione per l’intera durata della frequenza (in genere 2 ore, durante il pomeriggio, in cui è presente un minor numero di bambini) poi progressivamente, in un lasso di tempo che può variare da tre giorni ad una settimana, la sua presenza verrà progressivamente ridotta fino a quando il bambino non si sentirà completamente sicuro nel nuovo ambiente.
La Logopedia
L’intervento di logopedia è articolato in cicli di dieci incontri a cui partecipano sei bambini accompagnati dagli insegnanti. Per stabilire quali bambini prenderanno parte a questa attività, all’inizio dell’anno la logopedista svolge una serie di incontri di valutazione (assessment) in cui somministra ai bambini test specifici. Una volta appurato per quali bambini la speech terapy è necessaria, si stabilisce, in base alle loro difficoltà, un percorso per l’intervento logopedico. E’ fondamentale che tutti gli insegnanti key-workers dei bambini coinvolti nel progetto siano presenti agli incontri (in questo caso la psicologa e la referente per i genitori li sostituiranno nel lavoro sul campo) in quanto essi saranno incaricati di svolgere gli interventi individuali nel corso della settimana. Il fatto che l’intervento logopedico si svolga a scuola, in un ambiente rassicurante (quiet room) che il bambino conosce già e non in un ambulatorio asettico è di estrema importanza e la logopedista stessa ha sottolineato più volte come i risultati ottenuti siano in questo caso decisamente migliori.
The parent plus programme
E’ un progetto rivolto ai genitori dei bambini che frequentano la scuola e si svolge nel periodo primaverile, una volta a settimana, per una durata complessiva di 8 settimane. Il programma è costituito da una serie di incontri – organizzati dalla psicologa con il supporto di “esperti” esterni – in cui si affrontano diversi temi correlati allo sviluppo del bambino da 0 a 6 anni (ad esempio: come sintonizzarsi sui bisogni dei bambini; come interpretare i loro comportamenti e come reagire in modo appropriato; come guidare i bambini nel loro percorso di crescita, ecc.). Questo progetto è organizzato in collaborazione con gli altri servizi afferenti al Loughboy Familiy Resource Centre e si inserisce all’interno degli interventi realizzati a supporto delle famiglie.
Il progetto Verso la scuola primaria
Esso prende avvio a partire da aprile ed è rivolto ai “bambini grandi” che cominceranno la scuola primaria a settembre. Gli insegnanti programmeranno una serie di attività più specifiche mirate a consolidare quelle competenze/abilità che saranno richieste ai bambini nella scuola elementare intervenendo in particolare sulla capacità di ascolto e di concentrazione in attività altamente strutturate. Parallelamente sarà organizzato un breve ciclo di incontri rivolti i genitori con l’obiettivo di fornire loro gli strumenti necessari a supportare i loro figli in questa importante transizione.