Numero 9.10, settembre.ottobre 2007


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Fiaba in movimento.

Un percorso di narrazione orientata all’educazione espressivo-motoria

di Rossella Perruccio

(Insegnante nella scuola comunale dell'infanzia "Villaggio Giardino", Modena

 

Premessa

"Fiabe in movimento" vuole essere un percorso di narrazioni e rappresentazioni di fiabe capace di coinvolgere i bambini in modo immediato a livello espressivo-motorio, con il sostegno di giochi tradizionali, giochi da cortile, ascolto di brani musicali e l'uso di attrezzi ginnici.

Al centro del percorso c'è il bambino, il suo corpo e il suo vissuto personale che permette di personalizzare movimenti, imitazioni, sonorizzazioni e rappresentazioni.

Attraverso le fiabe si cerca di:

  • sviluppare la conoscenza della propria emotività e corporeità,
  • mettersi in relazione con l'ambiente circostante,
  • acquisire capacità espressive e creative,
  • scoprire le proprie e le altrui modalità comunicative,
  • sviluppare il rispetto e la condivisione di regole,

sviluppare sensibilità verso forme artistiche come il teatro, la danza e la musica.

 

Il progetto "fiabe in movimento", prende spunto dal presupposto che il gioco dei bambini ha molti elementi comuni con la teatralità, questo permette ai bambini di immergersi nelle fiabe drammatizzando personaggi e luoghi attraverso la strutturazione di percorsi spaziali. Il progetto si rivolge a tutti gli adulti che gravitano intorno ai bambini, in particolare insegnanti e genitori che saranno coinvolti da momenti di ricerca, riflessione e di elaborazione di piccoli spettacoli teatrali. Particolare importanza assumerà l'aspetto della ricerca da parte dei genitori che sarà incentrata sulla ricognizione di giochi di cortile, cantilene, filastrocche e conte della tradizione del passato. Saranno questi giochi ad aiutare i bambini ad "agire" le fiabe fino a renderle quasi piccoli spettacoli teatrali. Un lavoro in collaborazione, tra genitori e insegnanti, è teso alla costruzione di veri e propri copioni che, in un secondo momento, vedono giocare insieme bambini e genitori in un'avventura emozionante e coinvolgente che tiene conto della differenza fisica e dell' età, elementi questi, che se valorizzati possono ricoprire ruoli di "scenografie viventi" in cui i bambini si muovono liberi e sicuri. Infine, un accenno a una dimensione importante del gioco, quella che si rapporta col corpo come "strumento sonoro" che spesso diventa un modo diverso di narrare e vivere le fiabe.

 

Il percorso delle “Fiabe in movimento”

Prima fase del percorso:

1. lettura e ascolto della favola “La casa dei tre lupi”,

2. preparazione del percorso spaziale: individuiamo un inizio per la partenza e una fine per l’arrivo, 3. individuazione dei movimenti di ciascun personaggio: rotolare, sculettare, gonfiare il petto, trottare, galoppare, camminare all’indietro, camminare, correre e fare le capriole,

4. prova collettiva di tutti i movimenti: gioco dello scatolino chiuso con funzione di riscaldamento,

5. scelta del personaggio: ogni bambino decide quale personaggio vuole interpretare,

6. scelta degli attrezzi e posizionamento spaziale: ogni personaggio si colloca nella postazione prescelta,

7. svolgimento dell’animazione con qualche strumento musicale.

 

Seconda fase del percorso:

1. disegno del percorso,

2. disegno di sagome in movimento,

3. riflessione sul movimento prescelto,

4. libro dei personaggi: caccia al personaggio nel disegno d’insieme,

5. scatola tridimensionale con i personaggi da animare,

6. rivisitazione dell’esperienza con la lettura delle fotografie.

 

Nella scuola dell’infanzia, non esiste una vera e propria dicotomia disciplinare tra una attività e l’altra, piuttosto esiste un filo conduttore che unisce le varie proposte e offerte educative, in un continuum che, come elementi portanti trasversali, coinvolge sempre il corpo, il movimento, l’emozione e la produzione grafico/plastico/artistica. Nella seconda fase, dunque, i bambini sono più coinvolti in attività di motricità fine e rielaborazione simbolica. Elaborando la fiaba con vari strumenti, i bambini sono invitati a vedere la differenza tra animare con il proprio corpo e trasferire l'azione sul pupazzo costruito: è il passaggio dal “agire” al “teorizzare sull’agito”, cioè alla possibilità parlare di ciò che si è fatto a livello motorio e attraverso altre forme comunicative (verbale, pittorica, plastica). È un passaggio importante verso l’interiorizzazione del movimento, cioè una presa di coscienza che permette al bambino di uscire momentaneamente dalla fase del “corpo vissuto” e affacciarsi alla fase “del corpo percepito” e, perché no, “del corpo rappresentato” , attraverso il trasferimento delle sensazioni motorie su rappresentazioni “altre” rispetto al proprio corpo.

Le difficoltà sono tante, ma si superano con la voglia di animare ciò che si è costruito. I bambini disegnano con i pennarelli, su varie superfici, i personaggi, i percorsi e gli ambienti; usano forbici per ritagliare sagome che poi animeranno; costruiscono i vari personaggi con materiali di recupero. Elaborano il percorso in una grande scatola di cartone con tempera e carta pesta che diventerà poi lo scenario per animare la storia. Infine c'è un momento di riflessione con la lettura di foto; questo permette loro di ricostruire il loro “fare” dandogli un itinerario personalizzato.

Tutto il lavoro ha portato allo sviluppo di modalità cooperative, ha favorito le mediazioni e la conseguente motivazione alla partecipazione. Penso di poter sostenere che il movimento è diventato sempre più il vero collante tra aspetti affettivi-emozionali e momento cognitivo. Vediamo di seguito gli aspetti salienti della fase espressivo-motoria di questa esperienza.

 

La fiaba in movimento

La casa dei tre lupi (Caputo Natha, Bryant Sara C., 2001)

In un paese lontano lontano, al di là delle montagne, al di là dei mari e al di là delle terre, c'era un uovo. Un uovo piccolo piccolo, bianco bianco, quasi trasparente. Quest'uovo si annoiava, e un giorno decise di partire per vedere un po’ di mondo. Si mise quindi in cammino e cominciò a rotolare, un po’ di qua e un po’ di là, senza altri pensieri.

Ecco il primo personaggio, un uovo senza gambe ne’ mani, con il primo plausibile movimento a esso collegabile: il rotolare. Una associazione e una scoperta interessante per il bambino, una momento di interiorizzazione e di consapevolezza corporea. Come ci si può muovere senza gambe e senza mani? La risposta è semplice e ovvia: rotolando con tutto il corpo. Lorenzo S.: «Qua facevo l’uovo che rotola. Per rotolare bisogna mettersi per terra dritti con la testa un po’ girata sennò la testa picchia sul pavimento e poi mi faccio molto male».

Dopo un po’ che rotolava, incontrò un'anatra."Dove te ne vai rotolando in questo modo, compare?" domandò l'anatra. "Voglio vedere com'è fatto il mondo" rispose l'uovo. "Vengo anch'io!" disse l'anatra. E continuarono a camminare insieme. Camminarono per un pezzo, l'uovo che rotolava e l'anatra che sculettava, finché incontrarono un gallo.

Compare il secondo personaggio e il suggerimento sul movimento che lo caratterizza: lo sculettare. Ma cosa significa sculettare? Come si sculetta? E’ necessario provare e fornire una risposta fino a trovare una soluzione al movimento che caratterizzerà il personaggio dell’anatra. Questo movimento, dal punto di vista della consapevolezza corporea, è molto interessante perché coinvolge una movimento segmentario del bacino, una condizione di mobilità non facile da percepire ma resa comprensibile proprio dal modo di deambulare delle anatre e delle oche.

Maroua: «Qui facevo l’anatra che sculetta, si fa così: metto le mani sulla pancia e poi muovo il culetto».

"Dove ve ne andate, compari?" domandò il gallo. […]E si rimisero in cammino, l'uovo che rotolava, l'anatra che sculettava e il galletto che gonfia il petto.

La caratteristica del terzo personaggio, il galletto, è interessantissima. Non è tanto un movimento, quanto una postura: il galletto gonfia il petto. Imitare questa postura è importante per due aspetti di percezione corporea: il primo elemento può essere collegato alla percezione dell’azione respiratoria e, in particolare, del controllo dell’apnea (trattenere il respiro). Il movimento richiede un certo sforzo e impegno rendendo consapevole il bambino di alcuni elementi importanti del controllo respiratorio: immettere tanta aria con l’inspirazione, altrimenti il petto non si gonfia, e trattenere il respiro con una contrazione forzata dei muscoli inspiratori.

Il secondo elemento che si sostituisce o collabora con il primo, che da solo non può risolvere il problema perché difficile da mantenere nel tempo, è la percezione della mobilizzazione della parte toracica del rachide. Il gonfiare il petto può essere sostituito dal portare avanti il petto con un movimento che coinvolge sia la gabbia toracica che la colonna vertebrale. Questi elementi di consapevolezza corporea, non sono facilmente comprensibili dai bambini se non attraverso il loro riconoscimento nell’imitazione di un comportamento “altro” esterno a loro, come può essere, appunto, il galletto che gonfia il petto.

Giorgia: «Qui facevo il galletto che gonfia il petto. Le mani le mettevo alle ossa della gamba, ero in piedi per gonfiare il petto, prima dimagrisco, che vuol dire che tiro dentro l’aria, e poi la butto fuori».

Camminarono tutti e tre per un bel pezzo, finchè incontrarono un gambero[….] che camminava all'indietro[………] si videro davanti una lesina. [……] che faceva le capriole […] il bue [..] il cavallo.

Si introducono altri personaggi, uno che cammina a ritroso, l’altro che si muove facendo capriole e gli ultimi che camminano, ma bisogna pur interpretare il cammino del bue, più lento e pesante, rispetto al cammino del cavallo, più elegante e regale. Dunque è necessario provare e interpretare, ciascuno secondo l’idea che si è fatta, i movimenti legati ai vari personaggi. Ogni movimento, per simile che sia, richiede un’interpretazione particolare, una piccola variante che condiziona un controllo particolare del movimento e, dunque, una consapevolezza in più sul proprio corpo. Federico: «Qua facevo il gambero. Per fare il gambero si mettono le mani indietro, i piedi dritti, la schiena su e poi si va all’indietro».

Matilde: «Qua facevo la capriola. Per fare la capriola metti prima le mani in su, la testa in giù, e poi con i piedi mi do una spinta e così ci viene la capriola».

Giacomo: «Qua facevo il cavallo che correva. Per fare il cavallo bisogna correre con la gamba in su e la mano si muove con la gamba, e si fa il trotto del cavallo».

Antonio: «Ho fatto il lupo che prendeva quel bambino che faceva la capriola. Per fare il lupo devi mettere le mani per terra e le gambe sui piedi».

Massimiliano: Questo è il lupo anziano. Per fare il lupo anziano bisogna correre piano: si mettono le mani per terra e le zampe per terra e si va piano, piano».

Si fece notte. Arrivarono davanti a una piccola casa. Era la casa dei tre lupi che erano andati a caccia."Entriamo?” propose il cavallo. "Entriamo!" risposero gli altri. E ognuno trovò un posto in cui sistemarsi per la notte: l'uovo fra la cenere tiepida del focolare, l'anatra e il gallo appollaiati sulla mensola del camino, il gambero dentro una tinozza piena d'acqua, la lesina si conficcò in un asciugamano, il cavallo si coricò in mezzo alla stanza e il bue si sistemò nel cortile.

Ora la storia entra in merito agli aspetti emotivi, di timore, ansia e paura, l’ambientazione passa dal girovagare per il mondo alla casa dei lupi. Ora il pericolo è rappresentato dal nuovo personaggio: il lupo. Povero lupo, e qui il gioco di rassicurazione (Acouturier, 2005; Piaget 1976; Bruner, 1981) si realizza nel pieno controllo della paura, non sa cosa l’aspetta. Una nuova serie di movimenti e di azioni vengono enunciate e sono tutte azioni tendenti a mettere in ridicolo il lupo, ad attenuare la paura che la sua presenza evoca e che i bambini controllano attraverso l’agire dei vari personaggi: ….il gallo e l'anatra si misero a starnazzare come diavoli dandogli dei gran colpi di becco.[…] l'uovo gli si avventò contro, buttandogli la cenere negli occhi […] il gambero gli pizzicò il naso. […] la lesina gli punse le zampe. Terrorizzato, il lupo indietreggiò verso il centro della stanza, ma il cavallo gli sferrò un calcio […] il bue che con una cornata lo rispedì per aria. Allora il lupo si mise a ululare: "In casa ci sono mille diavoli! Il camino strilla, la cenere schizza, l'acqua della tinozza pizzica, l'asciugamano punge, il pavimento molla i calci e le forche fanno volare per aria! Fuggiamo, fratelli, fuggiamo via! E i lupi si diedero alla fuga attraverso la foresta.

Il lupo è terrorizzato, dice la storia, e il suo terrore completa l’azione del gioco di rassicurazione, la situazione di pericolo non c’è più e, addirittura, ad essere impaurito è il personaggio “cattivo” che con un calcio e una cornata scappa via portandosi dietro gli altri lupi. Quali saranno le movenze di un lupo terrorizzato? Bisogna trovarle e chi avrà il ruolo di lupo, dovrà interpretarle. La storia e la sua interpretazione ha fornito la possibilità di vivere una esperienza emotiva dove le paure, identificate nella presenza del personaggio pericoloso, il lupo, vengono controllate e risolte in un lieto fine che rende soddisfatti, felici e sorridenti i bambini. Ma ascoltiamo la loro voce nella descrizione delle angherie subite dal povero lupo, in esse “leggiamo” gli elementi di un controllo emotivo appagante e concluso in modo positivo, ovviamente ne scegliamo alcune tra le tante: Massimiano: «c'era la papera e il galletto che urlavano e lui si è spaventato»;

Matilde R: «il gallo e la papera gli hanno beccato tutto il culetto»;

Matilde D: «l'uovo gli buttava la cenere negli occhi»;

Kevin: «il gambero quando si lavava la faccia lo pizzicava»;

Mirco: «la lesina che era dentro l'asciugamano gli ha punto la faccia e le mani»;

Eljon: «quando il cavallo gli ha dato un calcio, il lupo volava dal bue che lo pungeva nel sedere». Ogni bambino ha sottolineato l’aspetto che più lo ha colpito e, con esso, ha risolto il conflitto di timore verso il lupo cattivo. Ma è necessario codificare anche i “colpi di becco”, i “pizzichi”, il “pungere”, lo “sferrare un calcio” e “dare una cornata”. È interessante questa serie di movenze, che passano da gesti fini, come pungere, pizzicare, a gesti più violenti, rapidi, come i colpi di becco, o lo sferrare un calcio o, infine, dare una cornata. Quanti elementi di controllo motorio, anche diversi tra loro, vengono introdotti dalla storia e portano i bambini a sperimentare diversi elementi di espressività corporea così come di controllo emotivo. Come per la descrizione emotiva delle azioni, anche per i gesti i bambini mostrano delle preferenze o delle movenze che, più di altre, hanno lasciato il segno nella loro memoria e, dunque, nella loro esperienza. Il movimento prescelto viene descritto con dovizia di particolari a conferma di una interiorizzazione del movimento che, attraverso l’interpretazione della fiaba, è passata dal “fare” (agire) al “dire” (parlare di..). Ecco come, prima di passare all’elaborazione artistica della “fiaba vissuta”, i bambini hanno interiorizzato e realizzato i movimenti che caratterizzavano ciascun ruolo (Palebas, 1996) del gioco, ciascun personaggio codificato attraverso le sue movenze, studiate prima, interpretate poi nel movimento, codificate infine con la produzione artistica della seconda fase. Un percorso che, come amano dire alcuni addetti ai lavori passa dal “fare” al “dire”, dall’operatività alla teorizzazione della stessa e alla sua trasposizione in forma artistico/plastica.

 

Bibliografia

B. Acouturier, Il Metodo Aucouturier. Fantasmi di azione e Pratica Psicomotoria, Franco Angeli, Milano, 2005

J S Bruner, A. Jolly, K. Silva, Il gioco, Armando Editore, Roma, 1981

Caillois R [1967], I giochi e gli uomini. La maschera e la vertigine Bompiani, Milano, 1995

N. Caputo, S. C. Bryant, Storie per tutti i giorni, Einaudi, Ragazzi, 2001

J. Le Boulch, Lo sviluppo psicomotorio dalla nascita a sei anni. Armando, Roma, 1981

J. Piaget, [1945] La formazione del simbolo nel bambino, La Nuova Italia, Firenze, 1972

P. Parlebas, Giochi e sport. Corpo, comunicazione e creatività ludica, Il Capitello, Torino, 1996