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Ragionare sui fatti di Pistoia. La responsabilità di chi educa.
Andrea Canevaro
Condannare e ragionare.
In un Asilo Nido di Pistoia, sono state riprese con telecamere disposte dai Carabinieri azioni indiscutibilmente violente nei confronti di bambine e bambini molto piccoli. I mezzi di informazione ci hanno raccontato fatti non discutibili per la loro gravità.
Se la vicenda è chiara, purtroppo, e drammatica, ragionare non è certo sfumarla o renderla confusa. Il 20 novembre di ogni anno vengono celebrati in molti modi la Convenzione UNICEF dei Diritti dell’Infanzia, un documento fondamentale che l’Italia ha sottoscritto il 27 maggio 1991, con la Legge n. 176. La Convenzione, all’articolo 44, mette in grande rilievo l’importanza del monitoraggio, che obbliga tutti gli Stati che hanno deciso la sottoscrizione di presentare al Comitato dei Diritti dell’Infanzia un periodico rapporto sull’attuazione della Convenzione stessa.
I Diritti dell’Infanzia sono esigibili se vengono realizzate politiche di servizi. Chi cresce ha diritto all’educazione. E non vive in solitudine.
Chi educa non può farlo isolandosi dagli altri. Ha bisogno di vivere il suo impegno in prima persona e avendo il supporto di molti, nel passato e nel presente, per un futuro. Le tante educatrici e i tanti educatori che ci hanno preceduto devono essere con chi si impegna nell’educazione oggi. Chi educa ha bisogno di strutture di supporto, ovvero ambienti adatti e puliti, materiali di consumo, merende e pasti…
Gli Enti Locali sono stati lasciati senza soldi. Le conseguenze sono: concentrazione di compiti su poche persone, riduzione o anche soppressione dei compiti di supervisione pedagogica, mancanza di risorse per la decenza della quotidianità, e molte altre carenze indotte. Tutto questo incide pericolosamente sull’equilibrio delle persone che lavorano nell’educazione.
L’articolo 3 della Costituzione, che è la Legge degli Italiani, dice che tutti i cittadini devono essere rispettati. Sono parole molto semplici e chiare. Le bambine e i bambini sono cittadini? Non c’è dubbio. E sono rispettate e rispettati? Il rispetto verso bambine e bambini ha portato alla sottoscrizione, da parte dell’Italia, della Convenzione internazionale dei Diritti dell’Infanzia di cui abbiamo già citato l’esistenza. Sono esigibili tali diritti? Non possiamo ritenere che la loro esigibilità o meno dipenda dalla fortuna di incontrare una buona educatrice o dalla sfortuna di incontrarne una scadente.
La nostra Costituzione indica delle priorità (tutti i cittadini – comprese bambine e bambini - devono essere rispettati). Se la Costituzione fosse presa sul serio, le leggi finanziarie seguirebbero una logica ben diversa da quella che seguono. Sono parole di un grande educatore, Janusz Korczak.
“I bambini non sono un conoscente incontrato per caso, che si può evitare in fretta, di cui è facile sbarazzarsi con un saluto e qualche sorriso. I bambini costituiscono una grande percentuale dell’umanità, della popolazione, della nazione, degli abitanti, dei cittadini; sono nostri compagni fissi. Ci sono stati, ci saranno e ci sono. Esiste la vita per scherzo? No, l’età infantile sono lunghi, importanti anni dell’esistenza dell’uomo”
Il termine responsabilità che ha una evidente radice nel termine rispondere: rispondere di sé e rispondere agli altri. Educare alla responsabilità è la prima riflessione che vorremmo tentare di compiere come intreccio con le esperienze esplorate e incontrate. I piccoli gesti e le scelte compiute senza sforzo, grazie alla complessità e alle tecnologie, possono avere delle ricadute molto lontane dalle nostre dimensioni esistenziali e molto importanti per coloro che vengono dopo. Vi è quindi un principio etico, indicato da Hans Jonas, che è appunto quello della responsabilità. Che richiama l’attenzione su un esercizio della responsabilità attraverso le quotidianità, e quindi con la necessità di riferirsi a ciò che accade all’interno di una classe quando cade un oggetto, quando si perde la pazienza, quando il singolo individuo ha dimenticato di portare quello che era suo dovere portare, quando vi sono delle trascuratezze. Le responsabilità sono più evidenti quando vi sono delle mancanze, ma è molto meglio, dal punto di vista del buon educatore, sottolineare gli aspetti positivi della stessa responsabilità assunta, traendone in tal modo un vantaggio collettivo per tutto un gruppo. E’ l’educazione alla legalità.
E ritrovare un’etica delle procedure: non tutte sono valide, e non possono essere giustificate a priori purché vi sia il risultato: alcune sono giuste e legali, ed altre no.
Dobbiamo introdurre nella quotidianità la capacità di essere responsabili accanto a chi cresce e di non lasciare soli coloro che hanno i difficili compiti di essere educatori.
Note bibliografiche
J.KORCZAK (1979), Come amare il bambino, Milano,Emme Ed.
IDEM (2004), Il diritto del bambino al rispetto, Milano, Luni.
H. JONAS (1993; 1979), Il principio responsabilità, Torino, Einaudi.