Numero 1, gennaio 2010


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Heidi, Mononoke e Ponyo, nella Città incantata di Miyazaky

Federica Ruta

 

  Il cinema d’animazione è una presenza significativa nella vita dei bambini e nella loro formazione. Da molti anni non c’è solo Disney, ma i film e le serie televisive giapponesi fanno parte di questa cultura, di cui Hayao Miyazaki è un autentico Maestro.

   Hayao Miyazaki è nato il 5 Gennaio del 1941 a Tokyo.  All’età di quattro anni, è costretto con la sua famiglia a lasciare la propria residenza a causa delle incursioni da parte degli americani durante la seconda guerra mondiale.  

Egli vivrà in una nazione che lotta per risollevarsi dalla tragedia della guerra, dalla catastrofe nucleare e cercherà di minimizzare il dolore che gli ha provocato il conflitto mondiale, ma nelle sue attività lavorative ci sono moltissimi rinvii all’esperienza della guerra.
  Grazie al padre Katsuji e allo zio che guidano una fabbrica di componenti aerei, la “Miyazaki Airplane”, azienda che si occupava della costruzione dei timoni per gli aerei da guerra giapponesi, ha la fortuna di vivere un’infanzia tranquilla e agiata nonostante le conseguenze della guerra. Sicuramente il lavoro del padre ha influenzato il giovane  Miyazaki, facendo nascere in lui una grande passione per gli aerei e per  il volo.
  Nel 1958 Hayao si iscrive alla scuola pubblica superiore Toyotama High dove si avvicina per la prima volta al mondo dell’animazione, scopre la bellezza dei manga, dell’anime e del disegno, grazie alla visione di HakujaDen (La leggenda del serpente incantatore), diretto per la Todei Douga. Durante questi anni la passione per i manga affiora sempre di più e si diletta nelle vesti di disegnatore per hobby.


  Immatricolato alla Gakushuin University, si iscrive al Circolo Studi sulla letteratura infantile e in particolare approfondisce gli scrittori inglesi definendo l’Inghilterra «un tesoro trovato per gli autori per  bambini»1, aumentando le sue conoscenze con altri scrittori occidentali tra cui: Verne, Tolkien, Asimov, Le Guin. Nel 1963 si laurea in Economia e nello stesso anno Miyazaki trova lavoro presso gli studi della Toei Douga ( Toei Animation), la casa di animazione più importante di tutta l’Asia, dove crea su commissione i primi manga e dove impara le tecniche di costruzione dei disegni, di scrittura e organizzazione del lavoro.
  Nei prima anni Settanta Hayao, si trasferisce insieme al suo amico Takahata2 presso lo studio A Production, dove co-dirige alcuni episodi della prima serie di Lupin III, e dove in poco tempo le opere e i ruoli rivestiti da Miyazaki ne accrescono sempre di più valore e fama. Miyazaki e Takahata iniziano a collaborare con la Zuiyo Pictures, poi Nippon Animation, nel 1973, lavorando ad alcune serie animate relative al progetto “World masterpiece theater”, una serie animata creata traendo spunto da famosi  libri per bambini. Nascono Heidi, la bambina delle Alpi; Rascal, il mio amico orsetto; Conan ragazzo del futuro; Anna dai capelli rossi.


  Dopo alcune realizzazioni seriali, Hayao si dedica alla creazione del fumetto Nausicäa della Valle del Vento, che diventa un lungometraggio molto conosciuto in tutto il mondo. Nel 1985, grazie al successo ottenuto dalla creazione di Nausicäa, Miyazaki e Takahata fondano lo Studio Ghibli, luogo in cui i due registi si potevano esprimere in libertà e autonomia. I due registi hanno la stessa idea di animazione, complessa, attenta ai dettagli, espressiva, collaborano insieme grazie alla stima reciproca e alla capacità di compensarsi: quando uno è alla regia l’altro è il produttore e viceversa.
  Il primo lungometraggio nato dallo Studio Ghibli è Laputa: il castello nel cielo,  nel 1988 esce Il mio vicino Totoro, che in Italia non è mai stato distribuito, e Totoro diventa il simbolo dello Studio Ghibli. L’anno successivo è segnato da un’altra uscita importante: Kiki servizio a domicilio, in questo stesso anno la Model Graphix serializza Hikoutei Jidai che contiene il breve manga da cui sviluppa Porco Rosso che nel 1992 diventa un importante lungometraggio, definito uno dei film più personali del regista.
  Tra il 1995 e il 1997 Miyazaki realizza Mononoke Hime e al  termine della produzione, dichiara che sarà il suo ultimo lungometraggio, intende dare spazio ai giovani e dedicarsi a collaborazioni più limitate. La sua decisione sembra essere definitiva: si dedica alla realizzazione di corti da proiettare nel “Ghibli Museum” che viene aperto nel 2001, basati su libri per l’infanzia. Questo stesso anno sarà fondamentale per la carriera di Miyazaki, perché esce il suo nuovo progetto: La città incantata, riconosciuto come un autentico capolavoro che permette al regista di vincere l’Orso d’oro al Festival di Berlino nel 2002 e l’Oscar come miglior film di animazione. Con questi riconoscimenti si apre maggiormente la diffusione delle opere del regista in Occidente, che fino a questo momento è sempre stata molto limitata, prevalentemente alle serie televisive.
  Nel 2004 viene presentato al Festival di Venezia Il castello Errante di Howl e, successivamente, esce Ponyo sulla scogliera, che ha partecipato in concorso alla 65ª Mostra del cinema di Venezia.
 

I temi del cinema di Miyazaki
 
Miyazaki con le sue opere cerca di parlare ad un pubblico di bambini e adulti, affrontando diversi argomenti, ma solo alcuni lungometraggi sono veramente adatti ad un pubblico infantile. Nei suoi film si evidenzia la purezza e la semplicità dei bambini contro i comportamenti aggressivi e distruttivi degli adulti, la centralità della relazione con l’ambiente, l’antimilitarismo, la pace, il senso di dignità della persona. Film come Il mio vicino Totoro; Ponyo sulla scogliera; Kiki consegne a domicilio, sono quelli che narrano storie di amicizie particolari nonostante la diversità, e il messaggio è più vicino alla sensibilità infantile.
  Queste opere iniziano con uno spostamento, un viaggio, come a rappresentare cambiamenti alle abitudini dei protagonisti, l’inizio di una nuova vita, nuove esperienze e amicizie che si affacciano. Ponyo la si può considerare una vera e propria favola, dove la forza della parola data, l’amore, le promesse mantenute, il rapporto tra i giovani e gli anziani, il rispetto per gli altri, l’amicizia e il degrado ambientale sono le tematiche più sviluppate.
  In Kiki consegne a domicilio, l’uso della magia è una metafora di un attitudine, di un talento, il fulcro della trama è proprio la ricerca della propria personalità, del grande sforzo per mettere in luce sé stessi. Il processo di crescita inizia con forte e fanciullesco entusiasmo, poi ci si trova davanti a molte difficoltà, ma la giovane protagonista si “rimbocca le maniche” e costruisce la sua strada, prende i suoi spazi in una nuova città, si fa conoscere e si fa accettare da tutti.
  Attraverso Nausicaä della valle del Vento e Principessa Mononoke il regista ci dice che spesso le guerre nascono a causa della paura che si ha verso l’altro, e da un nostro rifiuto di volerlo comprendere. Queste storie sono un vero e proprio inno all’ecologismo e al pacifismo, un’accusa verso il modo di fare e di essere dell’uomo verso il suo ambiente, rischiando l’autodistruzione. E’ la fiducia nella bontà d’animo, nel riscatto dell’amore che possono sanare i gravi danni dell’uomo.

Nel lungometraggio La città incantata, Miyazaki denuncia una società moderna, malata, avida e schizofrenica. Utilizza metafore per affrontare argomenti adolescenziali ben presenti al giorno d’oggi come i disturbi di bulimia e anoressia, la solitudine che spesso coinvolge i giovani perché vivono con la mancanza di punti di riferimento fondamentali per la propria crescita, affrontando la vita in maniera superficiale e impauriti da ciò che li circonda. Anche ne Il castello errante di Howl, è presente il tema della solitudine,  ma attraverso il desiderio di avere una famiglia, anche se diversa e allargata, si può capire e vivere la vita nel migliore dei modi, rompendo gli schemi, mettendosi a disposizione degli altri. In entrambi questi lungometraggi, si può notare un vero e proprio percorso di maturazione dei personaggi: Chiriro per quanto riguarda La città incantata, e Sophie per Il castello errante di Howl.
 Miyazaki, ha la capacità di spaziare in generi molto diversi tra loro, ma si può ricondurre gran parte delle sue opere sotto alcune tematiche comuni.  Esse sono state particolarmente condizionate dalla propria esperienza di vita: Hiroshima, le problematiche dell’ambiente, il rapporto conflittuale tra uomo e natura e la ricerca di pace come unico rimedio alle tragedie che assillano il mondo, le tecnologie viste a volte in modo ironico e fantasioso.
  Il rapporto tra l’uomo e la natura, la drammatica esperienza delle bombe atomiche sul Giappone, le paure delle generazioni del dopo guerra sono un elemento fondamentale della poetica di Miyazaki che cresce nel periodo post-bellico, maturando uno spirito pacifista ed ambientalista e nelle sue opere sono molto presenti la speranza e la fiducia di un mondo migliore.
   Le avventure di Conan ragazzo del futuro si svolgono in un’epoca post-nucleare in cui la vera protagonista è la natura che ha cancellato i segni di un conflitto disumano. La vita dopo la distruzione si divide tra due città, una governata da falsità, sete di potere, esasperata tecnologia, che nonostante la storia, cerca di ricadere negli stessi errori volendo distruggere nuovamente l’equilibrio con la natura,  e una cittadina in cui si vive con semplicità e gli abitanti sono pacifici.
  In Nausicaä della Valle del Vento, la valle è contornata da un meraviglioso paesaggio, alte cime, il castello, i mulini e floride coltivazioni, però è vicina al Mare della putrefazione e alla Giungla tossica che obbliga gli abitanti a bruciare le spore velenose per restare in vita. Miyazaki ci narra storie in cui è in atto una vera e propria guerra tra la natura e l’essere umano, in cui la natura cerca di rivendicare i suoi spazi, mentre l’uomo vuole distruggerla sulla base di criteri che privilegiano potere e profitto.
  Il regista però ci narra anche storie in cui i conflitti vengono eliminati, dove i protagonisti sono in perfetta sintonia con la natura, come nel caso del lungometraggio Il mio vicino Totoro. Hayao ha fiducia che l’uomo possa vivere in armonia con la natura, anche se per l’equilibrio è difficoltoso e va conquistato, e sostiene che l’uomo è una essere vivente che deve imparare ad integrarsi con l’ecosistema per sopravvivere.
  Il grande albero, o lo spirito della foresta è un altro dei temi ricorrenti. In alcuni lungometraggi il grande albero è  visibile come figura centrale e l’arrampicarsi su di esso consente di godere delle meraviglie dell’orizzonte, provocando sentimenti di grande gioia. Può donare protezione, come nel caso di Nausicaä della valle del Vento, dove i grandi alberi fermano alcune spore velenose, aiutando la sopravvivenza degli esseri umani, mentre in Laputa, il castello nel cielo, la presenza del grande albero è predominante. L’isola che gravita nel cielo, colma di innovazione e tecnologia è sovrastata dalla natura, il centro della costruzione è proprio un albero. Alla distruzione totale dell’isola l’unica cosa che rimane è la natura che riconquista i suoi spazi.

Queste descrizioni servono a sottolineare l’importanza che il regista dà al rapporto tra i giovani protagonisti dei suoi film con la natura che infonde gioia nel vivere. L’albero è simbolo della vita stessa che continua.
  Un altro elemento riportato in diversi lungometraggi sono le catastrofi naturali, rappresentati da un maremoto, come per simboleggiare un cambiamento sconvolgente, che si risolve con la nascita di una nuova vita.

  

 

  

In Conan, ragazzo del futuro l’onda gigante sommerge tutti i continenti, risparmiando solo poche isole, dopo una guerra senza tregua che provoca la rottura dell’asse terrestre. Ai sopravissuti è data una nuova possibilità di ricreare un equilibrio. Per Nausicaä la catastrofe si materializza sotto forma di mostro-tarli (animali giganteschi) che travolgono qualunque cosa al loro passaggio, uccidendo la stessa protagonista che ha sacrificato sé stessa per  salvare il suo popolo.
Sono soprattutto ragazzine le protagoniste dei film di Miyazaki, che nel momento in cui incontrano un coetaneo hanno un diverso modo di affrontare l’avventura, sembrano diventare più forti fisicamente e moralmente. Le eroine di Miyazaki affrontano un processo di crescita, cercano di trovare se stesse, hanno caratteri forti e indipendenti, spesso sviluppano la loro autonomia attraverso il lavoro, che per il regista rappresenta un modo per realizzare sé stessi facendo quello che si ama. I personaggi devono affrontare l’indifferenza, la solitudine, i problemi con la quotidianità, ma grazie alla loro forza di volontà e agli incontri positivi che fanno sulla loro strada riescono a raggiungere la loro maturazione. Per Miyazaki sono importanti le figure di riferimento per un buon processo di crescita e anche gli anziani svolgono un ruolo importante. Spesso nei suoi film ci sono figure di anziani ad aiutare i protagonisti a trovare la strada giusta.
  Anche gli animali svolgono un ruolo importante, si può avere un contatto telepatico con i gabbiani (Conan, ragazzo del futuro), viaggiare sugli stambecchi, nascere e crescere con i lupi (Principessa Mononoke) , avere come migliore amico un gatto nero parlante (Kiki, consegne a domicilio) o un gatto-scoiattolo (Il mio vicino Totoro), rinunciare al proprio status di pesciolino e vivere insieme al nuovo amico terrestre (Ponyo sulla scogliera), o rinunciare alle proprie sembianze umane diventando un maiale (Porco Rosso), perché ci si vergogna della società in sui si vive e si ritiene più dignitosa le sembianze dell’animale.
Un’altra caratteristica dei film di Miyazaki è l’uso di mezzi di locomozione particolari: si vola con aerei smisurati, alianti, scope volanti, mongolfiere, con la fantasia, si scende dal cielo grazie ad una pietra gravitazionale, si volteggia su una trottola, e si corre su un gatto-bus. Il mondo di Miyazaki trova il suo giusto spazio tra le nuvole, o sospeso da terra, come sollevando i suoi protagonisti al di sopra di un pianeta così poco ospitale. In molti lungometraggi le scene iniziali sono ambientate in cielo, perché il tema del volo è una presenza costante nel cinema del regista; che rispondano a un’esigenza spettacolare o poetica, le scene aeree sono un tratto fondamentale.

  

 

  

In Porco Rosso, Miyazaki realizza molti modelli di aerei ed idroplani, tutti ispirati agli originali degli anni Venti e Trenta, disegnandoli con grande abilità e passione, creando scene  di combattimento molto divertenti. Questo filmsi accomuna in parte all’infanzia e alla vita familiare di Miyazaki: in quanto la famiglia del regista produceva i timoni per gli aerei da guerra durante la Seconda Guerra Mondiale.

  

 

  

Ne Il fiuto di Sherlock Holmes, la fantasia del maestro giapponese si abbandona totalmente al non-sense, presentando bizzarre macchine volanti, come un aereo rosa a forma di pterodattilo.

 

L'autrice

Laureata educatore di nido e di comunità infantile, Facoltàdi Scienze della Formazione, Università di Bologna. Educatrice di nido per il Comune di Zola Predosa (Bo)

 

 

(1) Per una completa visione vedi intervista su Manga mania nr.20, Marzo 1995, p. 118
(2) Isao Takahata, animatore e regista, amico e stretto collaboratore di Miyazaki.