Numero2, marzo - aprile 2009


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Piccolo Plauto
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Tre buone ragioni per questo numero monografico

Roberto Farné

 

Ci sono almeno tre buone ragioni (ma sono convinto che siano di più…) per dedicare alla letteratura per l’infanzia un numero monografico della nostra rivista. Una riguarda il crescente interesse che la narrazione ha assunto in questi ultimi anni come “dispositivo pedagogico” nell’educazione prescolare. Ne abbiamo dato conto su queste pagine in più occasioni con articoli riferiti ad esperienze e a riflessioni. Il dato pedagogicamente significativo è il passaggio da una funzione “preparatoria” che la scuola dell’infanzia aveva in passato attraverso una didattica di pre-lettura e pre-scrittura, a una centrata sull’educazione al rapporto con i media della narrazione costituiti dai libri e dagli apparati illustrativi, e dalla fondamentale funzione mediatrice dell’insegnante. Alla base c’è il principio che l’apprendimento della lettura in senso stretto, che avverrà con l’ingresso nella scuola elementare sarà fortemente motivato dall’esperienza di “immersione suggestiva” nei testi e nei racconti attraverso la lettura/narrazione degli adulti, la loro capacità di essere “animatori” del libro. Tale esperienza, se le cose procederanno con una auspicabile coerenza, alimenterà il desiderio del bambino di mantenere vivo l’interesse verso i libri, anche attraverso l’autonomia che egli acquisirà con la padronanza della lettura.
Una seconda ragione è data dal fatto che l’editoria per l’infanzia ha conosciuto negli ultimi trent’anni un successo e un’espansione straordinari. In Italia le sole novità editoriali rivolte al pubblico infantile sono cresciute di oltre il 40%, passando da 951 nel 1987 a 2296 nel 2006. In particolare, da un decennio tende a consolidarsi la prevalenza di offerte editoriali destinate alle fasce d’età più basse. Le novità rivolte a bambini fino a 7 anni hanno superato il 50%, mentre fino a 10 anni fa questo settore era minoritario rispetto a quello rivolto al pubblico degli over 7. L’appuntamento più importante sulla vitalità e le tendenze in questo campo è la Fiera Internazionale del Libro per Ragazzi, che si tiene ogni anno a Bologna. Questo numero di Infanzia esce, non a caso, in concomitanza con la fiera, come a voler riaffermare una sinergia di interesse e di attenzione a questo fondamentale settore della cultura per l’infanzia. E non a caso, nell’ambito delle manifestazioni fieristiche abbiamo incardinato l’evento dell’assegnazione dei “Premi Infanzia – Piccolo Plauto”, giunto quest’anno alla sua quarta edizione.
La terza ragione che giustifica l’uscita di questo numero monografico riguarda la letteratura per l’infanzia come campo di studio. Il lavoro di ricerca e di insegnamento che Antonio Faeti ha svolto nell’Università di Bologna per oltre vent’anni, dalla metà degli anni Settanta (e che continua a svolgere in altri contesti), lo ha portato ad affermare in Italia la piena dignità pedagogica e culturale della letteratura per l’infanzia, ridefinendone l’identità, gli oggetti di riferimento, i campi d’esperienza. La produzione scientifica di Faeti, che riguarda sia la letteratura che l’iconografia per l’infanzia, sia lo storytelling dei mass-media sia il ruolo delle biblioteche e della scuola,  è un imprescindibile punto di riferimento per chiunque si voglia avvicinare con spirito critico a questo campo. Il numero monografico che presentiamo è in gran parte frutto del lavoro di allievi e allieve diretti e indiretti di Antonio Faeti: della sua “Scuola”; lo ha coordianto Emy Beseghi che, nel Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna, insieme ai suoi collaboratori e collaboratrici mantiene vivo il “laboratorio” di ricerca sulla letteratura per l’infanzia.
Questo numero della rivista è rivolto a tutti coloro che operano nel campo dell’educazione e della cultura per l’infanzia, o che si preparano a lavorare in questi settori, nella convinzione che i bambini e le bambine siano l’ultimo passaggio di una filiera che comprende gli operatori dell’editoria e dei media (scrittori, illustratori, autori a vario titolo che si rivolgono al’infanzia) e gli adulti: educatori/educatrici, insegnanti, genitori… Sono loro l’anello fondamentale dell’educazione alla lettura, se non hanno ancora perso la passione per i libri e il piacere di “guardare le figure”.