Numero 2, marzo - aprile 2009


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Introduzione di Milena Bernardi e Emy Beseghi
 
Da quando la Letteratura per l’infanzia è stata attivata a Bologna come  insegnamento universitario nel corso di laurea per Educatori di  nido e comunità infantile (oltre che in Scienze della formazione primaria, con un irrinunciabile attenzione  alla Scuola dell’infanzia) il curricolo si è  arricchito, ogni anno, di nuove  possibilità  grazie anche ai fruttuosi rimandi tra corsi, laboratori, tirocini.
La sfida della nostra disciplina, debitrice del metodo di Antonio Faeti,  è  di esplorare un territorio  scarsamente frequentato dalla critica ma di grande profondità epistemologica: lo studio dell’immaginario infantile con ottica pedagogica. Uno studio a cui letteratura per l’infanzia offre preziose  tracce  e insostituibili lenti d’ingrandimento.
Questo numero monografico nasce da un  curioso paradosso: il divario tra la  sempre più crescente produzione editoriale,  la sua incidenza nell’orizzonte immaginativo in cui sono immersi i bambini  e la carenza di strumenti critici adeguati. Mentre tante educatrici, che lavorano con intensa motivazione e vivace interesse sui libri per bambini, formulano costantemente il desiderio di acquisire nuove conoscenze. Alle loro domande e  richieste di approfondimento è dedicato questo numero. Dove abbiamo cercato di riannodare i tanti  quesiti  che si sono posti intorno alla letteratura per l’infanzia: dalla forte attrazione cognitiva ed emozionale esercitata dai libri per i più piccoli  alla  varietà dei momenti narranti che si intrecciano intorno alla storie; dall’alta qualità estetica, letteraria, iconografica dei testi all’omologazione spesso invasiva che rischia di appannare una produzione editoriale originale e creativa. Con questa responsabilità pedagogica e consapevolezza della complessità che la narrazione possiede, abbiamo affrontato questo numero della rivista.
I bambini – soprattutto quelli piccolissimi-  amano immergersi nei libri e nelle  storie, hanno bisogno di adulti che non deludano la loro curiosità e il  loro desiderio per la narrazione. Il piacere di leggere dei bambini e con i bambini; la scoperta di ciò che non conoscono e di cui si parla attraverso i racconti;  la ricchezza dei percorsi di esplorazione che  lettura consente; le profonde, difficili, talora perturbanti domande che trovano inaspettatamente voce nei libri, costituiscono un affascinante amalgama di cui la letteratura per l’infanzia è insostituibile viatico. L’infanzia è una stagione in cui tutto assume un rilievo e un intensità che raramente si è in grado di recuperare da adulti: l’incontro con i primi libri, le prime figure, le prime narrazioni lasciano spesso un segno così profondo da accompagnare altre età della vita. Esperienze precoci, emotivamente coinvolgenti, racchiuse nella complessa rete di simboli fornita dal racconto, rappresentano un aspetto rilevante dell’evoluzione della vita infantile che  abbiamo cercato di portare alla luce.
Le storie per bambini sono uno specchio dalle molte facce che si riflettono in diversi strumenti espressivi dove oralità, scrittura, illustrazione, disegni animati, film e supporti interattivi, pur adottando codici diversi, partecipano della stessa dimensione narrativa dando vita a un continuo rinnovamento dell’immaginario. Il nostro obiettivo è di individuare una sorta di filo rosso che collega i tanti linguaggi che confluiscono nel libro per bambini: dagli albi illustrati alle  storie lette ad alta voce o narrate a teatro o proiettate  in altri media. Mentre lo sguardo bambino, motore del racconto in trame dense di significato, da voce e espressione all’alterità di un mondo infantile che ci guida in percorsi di elaborazione fantastica  spesso invisibili  e non  riconosciuti.
 
Siamo felici di poter accogliere il contributo di Juan Mata Anaya dell’Università di Granata, studioso di confine tra la letteratura per l’infanzia e la narrazione teatrale,  figura di prestigio e interlocutore di primissimo piano al Festival internazionale di  cultura e arte per la prima infanzia di  Bologna. Ma siamo altrettanto felici di accogliere esperti di diversa provenienza (da Marco Dallari a  Maurizio Fabbri) ugualmente motivati e intenzionati a uno scambio di saperi e di punti di vista.

Nella prima parte della rivista, attraverso una sorta di viaggio tra parole e immagini, tra scrittura e oralità, tra “creazioni d’artista” e dense metafore che non rinunciano a toccare temi importanti, abbiamo ripercorso quell’avventura percettiva e conoscitiva, intensa e emozionante, che attinge alla preziosa fonte della Letteratura per l’infanzia. L’itinerario ci conduce tra libri illustrati, che accompagnano nel passaggio alla parola scritta: libri la cui apparente semplicità o la catturante leggerezza nasconde una forma poetica complessa. Libri coraggiosi che diventano invitanti occasioni di lettura attraverso un accuratissimo dosaggio tra testo  e immagine. Libri d’arte, picture book, percorsi esemplari, dove l’alta qualità, la potenza visiva, la finezza grafica e artistica, l’impatto con l’immaginario infantile,  fungono da  potente antidoto a quell’immenso fast food  di immagini o a qual martellante sovraccarico visivo che  appiattisce lo sguardo.
Dagli echi profondi della narrazione teatrale a trame dense di significato contenute in molti libri-veri e propri crocevia con altri media- si mettono in scena grandi temi (i conflitti della crescita, la scoperta del mondo e della propria identità, le precoci domande sui mille enigmi della vita) che   compongono  un itinerario capace di dar voce alle parole spesso segrete e silenziose dell’infanzia.

Nella seconda parte, si offre una messa a punto alcune delle più significative esperienze  sui libri per bambini in contesti diversi ma tutti collegati. Dalle esperienze del tutto innovative di Biblioteche per ragazzi (come la Salaborsa)  alla Fiera del libro, da quelle pionieristiche di libraie per l’infanzia alle testimonianze di editori coraggiosi o di illustratori di spicco fino alle voci che dilatano la portata della letteratura per l’infanzia in ambito teatrale, si compongono tanti tasselli di un mosaico  che ogni insegnante o educatore potrà arricchire o completare.

L’intento pedagogico cui lo scaffale fa riferimento vorrebbe poter completare le suggestioni create da questo numero corredato da un suggestivo repertorio iconografico, curato e selezionato da Marcella Terrusi.