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Sensoriale globale
Giulia Mirandola*
Un albo illustrato, un libro senza parole, dodici carte visuelles: tre proposte di lettura per prendere confidenza con il mondo che ci circonda, osservare la realtà da molto vicino e acquisire un punto di vista proprio sulle cose che vediamo intorno a noi.
«Se, come pare, la funzione sviluppa l’organo; la non funzione lo atrofizzerà. Vedremo quindi nel futuro uomini senza orecchie? O senza naso? O con la schiena e il sedere deformati dalla mancata traspirazione? Sarà questo l’uomo del futuro? Speriamo di no. […] ci sono tanti recettori sensoriali per conoscere il mondo in cui viviamo. I bambini lo sanno benissimo e la prima conoscenza del mondo è, per loro, sensoriale globale» . È in questa direzione che vanno i libri di cui parliamo, pensati e da usare con il medesimo obiettivo: raffinare la capacità di osservazione di un bambino attraverso la vista, il tatto, la libera associazione di idee. Si tratta di Un foglio più un foglio di Giuseppe Mazza e Anna Cairanti (Topipittori, 2008); Tout un monde di Katy Couprie e Antonin Louchard (Editions Thierry Magnier, 2008); What Color? di Katsumi Komagata (Kaishei-sha, 1991).
Un foglio più un foglio è scritto da Giuseppe Mazza e illustrato da Anna Cairanti. Nessuno dei due autori si dedica a tempo pieno all’editoria per l’infanzia e questo è il loro primo libro. Di mestiere, infatti, lui fa il copyrighter, lei la grafica pubblicitaria. Mazza e Cairanti non rinnegano le rispettive vocazioni e formazioni e scrivono una filastrocca in cui la comunicazione e le sue regole giocano un ruolo fondamentale, sia che si tratti del testo sia delle immagini.
Alla base della realizzazione di tavole e testo vi sono scelte molto decise, assunte dagli autori come delle costanti compositive: pochi colori (giallo, bianco, nero); poche figure (massimo quattro per tavola, tranne alcune eccezioni); poche parole (massimo otto per tavola); molte variazioni. Lavorare con pochi elementi espressivi e saperli governare è difficile. In tal senso, i libri di Iela e Enzo Mari sono una lezione per tutti e Un foglio più un foglio afferma di credere in quell’insegnamento. Per questo, chi si sente di affiancare la lettura di Un foglio più un foglio con libri come La mela e la farfalla, L’uovo e la gallina, Il palloncino rosso, L’albero, tutti pubblicati da Babalibri e facilmente reperibili sia in libreria che in biblioteca, fa benissimo.
Nelle pagine di Un foglio più un foglio il giallo è il colore dominante. Se al suo posto vi fosse il grigio, la luce sembrerebbe spenta e lo scenario, anziché aperto, chiuso. Insieme al bianco e al nero, esso sottolinea che i colori sono convenzioni e che in questo contesto verosimiglianza o stereotipi non c’entrano: un piede bianco, una luna nera, un mare giallo, sono più efficaci di un piede rosa, di una luna gialla o di un mare blu.
A seconda del tipo di texture, il giallo crea superfici diverse, modifica l’ambientazione delle scene, diventa paesaggio. Ora è un pavimento, ora un sentiero, un tetto, una coperta, un tavolo, un fiume, un prato, un mare, un muro, un deserto. Nato perfettamente uniforme, come solo il computer sa fare, questo colore si anima e funziona come un personaggio che dice la sua, alla pari di una figura o di un pezzo di testo.
Nella vita di tutti i giorni il lettore ha visto e chiamato per nome decine di volte i personaggi che qui compaiono. Fanno parte del suo patrimonio visivo e lessicale. Accoppiare, sia per parole che per immagini, due elementi della stessa “famiglia”, permette di raccontare delle piccole storie. Esse si sviluppano nell’arco di un cambio di pagina, partono sul lato destro di una doppia pagina e proseguono su quello sinistro della doppia pagina successiva. Ecco un esempio di come si possano combinare esigenze narrative e scelte di impaginazione, segno di un patto indissolubile tra forma e contenuto, che è tipico nei libri illustrati. Per andare avanti c’è bisogno fisicamente di voltare pagina e il breve stacco che provoca questo gesto è il presupposto per lo sviluppo di due percorsi: da un lato, la macrostoria (Un foglio più un foglio); dall’altro, una serie di microstorie («un piede più un piede fa un passo […] un tuffo più un tuffo fa un bagno […] un’ombra più un’ombra fa un pigro»; eccetera).
Il libro di Katy Couprie e Antonin Louchard, Tout un monde, ha un formato quadrato, poco più grande della custodia di un cd, ed è fatto solo di immagini. Leggere questo libro è coinvolgente perché vi ritroviamo molte scene di vita quotidiana, in cui anche un bambino molto piccolo si può riconoscere; ma, soprattutto, perché occhio e pensieri viaggiano su un unico binario, a grande velocità. Tout un monde è un viaggio a 360°, attorno al mondo e chi vi abita: uomini, animali, piante. Tutto ciò che può fare parte dell’esperienza umana qui è presente ed è raccontato sfruttando, a livello espressivo, lo stesso principio di varietà. Per questo le tavole che i due autori realizzano, partono da tecniche e materiali sempre diversi: dalla tempera al pastello a cera, dal collage alla carta pesta, dall’incisione su legno alla polaroid, dall’inchiostro ai timbri, dall’acquaforte al negativo di una pellicola fotografica. Le ultime due pagine del libro servono apposta a elencare tutte queste soluzioni, un’indicazione utile, che suggerisce, per esempio, di fare sperimentare ai bambini la differenza tra pittura a tempera e disegno a matita, collage e fotografia, foto in bianco e nero e foto a colori. Anche direttamente, giocando loro stessi a realizzare con tecniche diverse uno stesso soggetto, dopo aver letto il libro.
La storia si reinventa a ogni cambio di pagina, se si vuole, oppure la si segue dall’inizio alla fine immaginando di sorvolare per ventiquattro ore la vita di un essere umano e di passare in rassegna molti fattori e momenti dell’esistenza: il giorno, la notte, la nascita, la vecchiaia, il gioco, il lavoro in campagna, la vita in città, i mezzi di trasporto, le vacanze, la scuola, il corpo, la crescita, i bisogni fisici, i mezzi di comunicazione, i sensi, la socialità. Ciascuna doppia pagina accosta soggetti e tecniche diverse. La relazione tra figura di sinistra e di destra è ugualmente molto stretta, perché il contesto di riferimento è identico e trova conferma nella pagina successiva (esempio: biberon, a sinistra; tazza, a destra; contesto, la colazione). Molte volte è una forma a guidare le associazioni di idee (una chiocciola, a sinistra; spirali, a destra; i cerchi concentrici della pioggia che cade nelle pozzanghere, sulla pagina successiva); oppure il tipo di tecnica (un aeroplano di carta, a sinistra; uno disegnato a tempera, a destra; una foto dal finestrino di un aereo, sulla pagina successiva).
Questo tipo di lettura, è vicino al modo di guardare dei bambini molto piccoli e lo imita: si muove veloce, alla ricerca di orientamento, tra cose già viste e nuove scoperte; ma è anche capace di fissarsi su singoli dettagli, con intensità e concentrazione, studiandoli a fondo. Al tempo stesso, per chi è un pò più grande, leggere Tout un monde significa imparare che la realtà non è uno schermo piatto, al contrario, è un universo complesso, la cui esplorazione non conosce limiti oggettivi ed è appassionante, basta allenarsi.
Anche le carte dell’illustratore giapponese Katsumi Komagata vanno in direzione di una ginnastica percettiva, che aiuta il bambino ad arricchire il proprio linguaggio. Il lavoro di questo autore, è paragonato giustamente all’opera di Bruno Munari, vista l’attenzione che entrambi rivolgono, nei loro libri, all’esperienza percettiva e al rapporto tra forma e contenuto. In questo senso, accanto alle carte di Komagata, andrebbero messi molti libri di Munari, in particolare i Prelibri e i Libri illeggibili, oggi pubblicati dall’Editore Corraini e reperibili senza difficoltà. What Color? è il sesto numero di una collana intitolata Little Eyese Series, pubblicata in Giappone a partire dagli anni Novanta e oggi reperibile anche in Italia. Si rivolge a bambini dell’asilo nido o della scuola materna ed è dedicata a diversi aspetti della comunicazione visiva. Più che di un libro, si tratta di un’esperienza di lettura visiva, suddivisa in dodici carte senza parole, da leggere come piccole storie. Ciascuna carta è un quadrato di 15 cm X 15 cm, piegato in tre. Esterno e interno hanno caratteristiche molto diverse, fattore che rende l’apertura e la chiusura di questi cartoncini qualcosa di più che un semplice gesto meccanico. L’esterno è bianco ed è forato al centro, per mostrare all’interno della carta, c’è un secondo colore. Può essere verde, giallo, arancione, rosso, grigio, bianco: esso varia tante volte quante sono le carte. L’attenzione di chi guarda si concentra sul centro del quadrato e sul colore seminascosto. Il foro è fatto apposta per sollevare la pagina con un dito e aprire la carta come fosse una porta. Il colore che stava nascosto, è in realtà il colore caratteristico di un animale (per esempio, il blu è un pappagallo) o di una pianta (il verde è una foglia) o di un cibo (il viola è una melanzana), che prende forma da una sagoma ritagliata sul secondo cartoncino. Ancora più sotto, si apre un terzo scenario che ribadisce il colore da imparare e aggiunge un tassello sia a livello narrativo che logico (sotto il pappagallo c’è un cielo da attraversare in volo; sotto la foglia, un albero; sotto un piccolo topo, un grande elefante). A lettura finita, il gioco della scoperta può continuare all’infinito, fabbricando con le proprie mani una serie di carte simili a quelle di Komagata e inventando nuove storie.
* Hamelin Associazione Culturale, Bologna
Note