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Editoriale
Quel "pasticcio" della scuola dell'infanzia di Goito
Egidio Lucchini
Goito è una cittadina dell’Alto mantovano, sulle rive del Mincio. Dette i natali al principe dei trovatori Sordello, immortalato da Dante mentre abbracciava Virgilio. A Goito scorse molto sangue durante le battaglie risorgimentali.
Sul finire dello scorso mese di gennaio, ha fatto scalpore, rimbalzando su giornali e siti internet, una diatriba intorno alle sorti della locale scuola dell’infanzia comunale. Lo scontro non fu determinato dalla nuova intestazione, che l’amministrazione volle dedicare agli Angeli Custodi,ma divampò in occasione dell’approvazione del nuovo regolamento recante le norme per l’ammissione, che di fatto ricalcava quello praticato nelle scuole paritarie private di ispirazione cattolica.
Solitamente nel nostro Paese si verifica il cambiamento in senso contrario: quando le scuole materne parrocchiali non ce la fanno più, soprattutto con il venire meno del servizio volontario e generoso delle suore, per sopravvivere cercano di trasformarsi in scuole comunali. Così come, a loro volta, molte scuole comunali, di qualunque colore politico fosse la loro amministrazione, non potendo o non volendo più sopportare i costi, sono passate alle dirette dipendenze dello Stato.
Anche le scuole materne (così ancora si chiamavano) del paese di Sordello diventarono ben presto statali, ad eccezione di una sola sezione che, rimasta comunale, continuò ad essere affidata alle suore. Ma dallo scorso anno la congregazione religiosa non fu più in grado di garantire il servizio. Vi rimase soltanto una suora, affiancata da un’insegnante laica fornita dalla FISM, la Federazione Italiana delle Scuole Materne, di ispirazione cattolica. Dal prossimo anno scolastico anche l’ultima suora lascerà tale scuola, e la FISM assumerà l’intera gestione didattico-educativa con la presenza di due insegnanti, secondo la (discutibile) convenzione stabilita con il comune.
La FISM, infatti, ha richiesto ed ottenuto che l’amministrazione comunale approvasse, prima delle iscrizione degli alunni, un regolamento che prevedesse l’indicazione di un progetto educativo che si rifaccia esplicitamente ai propri valori, così come avviene in tutte le scuole paritarie private che sono associate alla FISM. Un autentico pasticcio, un intrigo per dipanare il quale occorre richiamarsi alla legge e alla Costituzione. Bisogna per l’appunto fare riferimento alla legge 10 marzo 2000, n. 62, con la quale una maggioranza di centrosinistra dette finalmente attuazione al comma 4 dell’art. 33 della Costituzione, precisando che il sistema nazionale di istruzione è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali. Tutte tre tali tipologie scolastiche svolgono un servizio pubblico, ma non alle stesse condizioni.
Mentre le scuole paritarie degli enti locali sostanzialmente si uniformano, per la loro funzione più decisamente pubblica, agli ordinamenti e agli orientamenti delle scuole statali, quelle paritarie private presentano caratteristiche peculiari, ben individuate e protette dall’articolo 3 della legge prima citata.In particolare: a) esse godono di piena libertà per quanto concerne l’orientamento culturale e l’indirizzo pedagogico-didattico; b) pur svolgendo un servizio pubblico, accolgono chiunque, “accettandone il progetto educativo”, richieda di iscriversi; c) il progetto educativo indica l’eventuale ispirazione di carattere culturale e religioso. E dunque le scuole paritarie private accolgono coloro che liberamente ne accettano il progetto educativo, ovvero la loro esplicita identità per lo più di tipo confessionale. Nessuno vi è obbligato ad iscriversi; ma l’accoglimento è condizionato alla condivisione di un ben connotato programma formativo.
L’amministrazione comunale mantovana ha di fatto trasformato, confusamente e a detta di molti indebitamente, una scuola paritaria pubblica dell’ente locale in una scuola paritaria privata di tipo confessionale. Facendo le veci e le funzioni di una scuola paritaria parrocchiale. A sua volta la FISM, che legittimamente espone e realizza, nelle proprie scuole paritarie, un progetto educativo ispirato ai valori cristiani, non avrebbe dovuto pretendere di trasferire integralmente tale progetto in una scuola comunale. A ognuno il suo spazio, come la legge ha saggiamente distinto e chiarito. Con buona pace di tutti. Tranne che a Goito, pare.
Le scuole degli enti locali non possono infatti uniformarsi o identificarsi con le scuole paritarie private, portatrici di una specifica ispirazione culturale e religiosa che non deve figurare nel regolamento di una scuola comunale. Altrimenti i genitori che intendessero iscriversi a tale scuola ma non accettassero per i loro figli “una finalità educativa in una visione cristiana della vita” (com’è letteralmente trascritto nelle norme di ammissione del nuovo regolamento comunale), resterebbero discriminati ed esclusi dal servizio comunale, che invece non può non essere aperto a tutti. E’ infatti pagato da tutti i cittadini, e non deve essere riservato ad una parte della popolazione.
Finale (provvisorio…) a sorpresa. Nel mese di marzo la FISM ha fatto marcia indietro, emettendo un comunicato ufficiale nel quale ha riconosciuto che: a) “il Comune, in quanto realtà laica, non può far proprio un indirizzo ideologicamente orientato”; b) “la modalità prevista dalla amministrazione comunale di Goito sembra non essere percorribile, per cui si dovranno ricercare soluzioni diverse" . Questa volta, molto rumore non fu per nulla.
Si tratta di un gesto piuttosto raro e significativo che, mentre non rinuncia a richiamare l’attenzione sul “diritto alla libertà di scelta educativa da parte delle famiglie”, intende porsi in un atteggiamento di “dialogo” e non di contrapposizione: “per venire incontro alle legittime aspettative dei cittadini”.
Come direbbe Mario Lodi: c’è speranza se questo accade a Goito.