Numero 2, marzo - aprile 2010


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La fiaba
a cura di Milena Bernardi

 

Introduzione

Dedicare un focus alla fiaba costituisce sempre un’occasione rilevante per riflettere intorno a un “genere” letterario intrecciato ai destini della Letteratura per l’infanzia e dell’infanzia stessa.
La fiaba insiste nel riproporsi come “storia – matrice” di trame umane, catalogo d’umani destini e, nella sua essenzialità stilistica, condensa e trattiene profondità di esperienze e saperi riflessi ampiamente nell’apparato metaforico che la connota.
Quando raccontiamo una fiaba rivolgendoci all’infanzia facciamo transitare dimensioni simboliche che si tengono l’un l’altra nell’ordito della storia, e che respirano nuova vita per la porosità che la fiaba possiede. La complessità di senso del fiabesco, non a caso riassunta nella concisione di storie sobrie e rapide, raggiunge i bambini attraverso l’universalità delle rappresentazioni che la fiaba propone e, nel contempo, mette in moto metamorfosi invisibili che fanno sì che il racconto si adatti al vissuto di ogni ascoltatore-lettore-narratore, per consentirgli di riconoscere “la propria fiaba” in quella fiaba che in tanti conosciamo.
La fiaba nella relazione educativa può rivestire, pertanto, un ruolo fondamentale per stabilire una proficua relazione narrante tra adulti e bambini, relazione sostenuta da quel mezzo magico che la fiaba è in sé, poiché della sua struttura è la funzione specifica del racconto di “cura”, del tempo lieto della pausa narrante, della trama utopica capace di contenere forti movimenti emozionali e conoscitivi anche di segno contrastante eppure disposti a fluire nella catarsi.
Dunque il focus può essere letto alla luce della necessità sempre rinnovabile di interrogarsi sulla profondità e sull’espansione di significato della letteratura fiabesca, intesa, anche, come risorsa inesauribile nel contesto di una relazione educativa che sappia avvalersi della dimensione narrante in quanto ambito di comunicazione consapevole, intenzionale e condivisa.
I contributi seguenti indagano, a tal proposito, alcune rappresentazioni con cui il fiabesco crea, nella sua ampia portata simbolica, riedizioni e icone sia di meccanismi e dinamiche relazionali della crescita, sia di condizioni esistenziali dell’infanzia, sia di intrecci narrativi comprensivi di eredità storiche e antropologiche: poiché nella fiaba, come nella metafora letteraria, tutto si tiene, ne consegue che, quando raccontiamo una fiaba ai bambini, tramandiamo strati di significatività di cui è fondamentale mantenere la consapevolezza e la memoria.
La consapevolezza di essere narratori di storie che conservano traduzioni simboliche di vissuti e meccanismi inscritti nell’essere e nel divenire dell’infanzia, può costituire un’occasione per ritornare alla fiaba, al libro illustrato che la narra, alla voce che la racconta, alla qualità della proposta narrativa, alla ritualità del raccontare, all’osservazione di quali ricadute e restituzioni la fiaba promuova nelle forme e nei linguaggi dell’espressività infantile.
Un’opportunità per la riflessività in educazione sia per la formazione permanente dell’insegnante, sia per la progettazione di percorsi rispettosi della dignità della fiaba e del suo perpetuo narrarsi in quanto storia antica e fedele consigliera dei bambini.

 

Cfr,I.Calvino, Sulla fiaba, Einaudi, Torino, 1988

Cfr, M.Lavagetto, Dovuto a Calvino, Einaudi, Torino, 2001

Cfr, W.Benjamin, Angelus Novus, Einaudi, Torino, 1976