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Servizi per l’infanzia e professionalità
Milena Manini
Un focus sul tema servizi per l’infanzia e professionalità trova la sua giustificazione in due esigenze: in primo luogo, fare il punto sulle tendenze del loro sviluppo quantitativo e differenziato anche in relazione al quadro ed alle prospettive europee, in secondo luogo, riprendere in considerazione la questione della qualità educativa, dunque della professionalità e della competenza, sia dei servizi tradizionali (nidi e scuole dell’infanzia) sia, soprattutto, di quelli di più recente attivazione (servizi integrativi di varia tipologia e servizi sperimentali), per comprendere se e come le politiche sociali e familiari attuali incidano sulla qualità stessa.
La vastità, la complessità e la rapida mutevolezza delle realtà a cui si riferisce l’argomento ci hanno indotto, tuttavia, specie sulla questione della qualità professionale, ad operare alcune scelte di campo pedagogiche e didattiche in direzione di ambiti che abbiamo ritenuto particolarmente rilevanti nelle esperienze e nel dibattito più recente, per indicare nuove modalità di riflessione e di approccio alle problematiche emergenti e prefigurare obiettivi da raggiungere.
Le trasformazioni più evidenti possono essere esplicitate in modo sintetico secondo le seguenti tipologie: politico/sociali, organizzative/strutturali, gestionali, pedagogiche.
La dimensione politica e sociale della questione è legata sia all’incremento demografico, caratterizzato dall’aumento delle nascite di bambini (soprattutto di nazionalità non italiana) e, conseguentemente, dall’accresciuta richiesta di servizi per i piccoli , sia alle indicazioni europee che invitano ogni stato membro a raggiungere, entro l’anno 2010, una disponibilità di servizi zerotre pari al 33% dei bambini in età e una disponibilità del 90% dei bambini tresei .
La dimensione organizzativa riguarda la graduale differenziazione dei servizi offerti per l’età zerosei, differenziamento che annovera tutte le tipologie previste dalla legge n. 285/1997 a cui si aggiungono altre di recente istituzione quali le cosiddette “sezioni primavera” o “sezioni ponte” istituite nell’anno 2007. Se si analizza la legislazione delle regioni italiane, in alcune di esse (si veda, ad esempio, la Regione Veneto), si scopre un pullulare di servizi con nomi analoghi tra i quali è difficile districarsi per individuarne le differenze e i significati educativi specifici.
La dimensione gestionale riguarda gli enti che attivano e gestiscono i servizi; in tale direzione, la distinzione tradizionale tra pubblico e privato da almeno un decennio non è più sufficiente, in quanto il concetto di sistema formativo integrato ed il principio della sussidiarietà hanno generato molteplicità di forme.
La più recente pubblicazione dell’Osservatorio per l’infanzia e l’adolescenza della regione Emilia Romagna segnala, per quanto riguarda i nidi d’infanzia (nidi, micronidi e sezioni aggregate), quattro tipologie gestionali: comunale pubblica, privata con titolarità pubblica, privata in convenzione con i comuni, privata in senso stretto . Per quanto riguarda le scuole dell’infanzia permangono, sebbene con percentuali distributive differenti rispetto ad alcuni anni fa, le tradizionali forme di gestione dello stato, dei comuni e di altri enti pubblici e quelle private.
Relativamente alla dimensione pedagogica, se mettiamo tra parentesi quella dei nidi e dei servizi integrativi e sperimentali, nelle scuole dell’infanzia la situazione è più complessa e ci sembra di poter sostenere, in base ai dati ricavati da recenti ricerche, la perdita di interesse per modelli tradizionali (agazziano, montessoriano, froebeliano, steineriano, sperimentale, ecc.) e la progressiva omologazione dei diversi modelli, in assenza di chiare consapevolezze sul quadro educativo generale a cui correlare le scelte didattiche presenti e future. Sulla rilevanza pedagogica di tale situazione sarà necessario riflettere.
Ciò detto, i contributi proposti dal presente focus acquistano significato in relazione ad alcuni obiettivi che il gruppo di coordinamento ha individuato, per riflettere di nuovo sul tema dei modelli educativi e immaginare i servizi per l’infanzia prossima futura alla luce dei contesti attuali non solo locali, non esclusivamente italiani.
Ob. 1 – Potenziare e precisare il rapporto tra ricerca ed educazione nei servizi, migliorando la partecipazione e, di conseguenza, la professionalità delle educatrici e delle insegnanti. L’intervento di A. Bondioli e D. Savio si colloca in tale contesto e così pure quello di A. Gariboldi, che, nello specifico, spiega come la valutazione possa essere intesa e praticata quale formazione in un contesto di rete.
Ob. 2 – Operare verso una qualificazione della professionalità sia in maniera diretta, attraverso nuove strategie quali la narrazione (D. Demetrio), oppure utilizzando modalità di accoglienza delle adulte nei servizi, tale da migliorare la qualità dei rapporti generazionali tra insegnanti senior e junior (L. Balduzzi), sia indirettamente attraverso la qualificazione delle figure di coordinamento pedagogico ed il loro ruolo latamente formativo (S. Benedetti).
Ob. 3 – Individuare, nel quadro delle competenze professionali comuni, le caratteristiche specifiche da attivare nei servizi di diverso tipo, ad esempio nei centri per bambini e genitori (si veda il contributo di M. Schenetti), e nelle scuole dell’infanzia, alla luce delle più recenti riforme del sistema formativo di base senza dimenticare il patrimonio culturale ed educativo degli anni passati.
Note al testo