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Anche per mangiare una noce ci vuole la tovaglia…*
I profondi cambiamenti della società hanno modificato gli stili di vita delle famiglie e degli individui. In Italia fino a qualche decennio fa l’alimentazione era una questione che riguardava l’ambito familiare dove si cucinava e ci si alimentava sulla base di regole tradizionali.
Adriana Querzè
A merenda, riecco i due in cucina. Filo si è arrampicato sullo sgabello, le gambe a penzoloni; il nonno ha sbucciato due grosse mele e le ha tagliate a fettine; mio fratello le ha disposte su un piatto a una a una, in cerchio, mentre il nonno rompeva qualche noce.
“Ecco fatto; mele e noci, niente di più sano!” ha esclamato il nonno.
“Le mangiavamo quando c’era la guerra, caro mio, non sai quant’erano buone...” .
Oggi invece i tempi e i ritmi lavorativi, la difficoltà di conciliare gli impegni di lavoro con quelli di cura, le modalità di distribuzione del cibo, il condizionamento dei messaggi lanciati dall’industria alimentare hanno prodotto trasformazioni nei modi di acquistare gli alimenti, conservarli, cucinarli e consumarli. L’alimentazione dunque si è radicalmente modificata dal punto di vista qualitativo, quantitativo, sociale e relazionale. Si fa ricorso a cibi surgelati, a lunga conservazione o acquistati pronti per il consumo; la stagionalità non è più rispettata; i pasti sono consumati in modo affrettato e il pranzo, da momento alimentare centrale della giornata, si sta trasformando in una breve pausa nella lunga giornata lavorativa. In casa diminuisce drasticamente il consumo di cibi freschi e inversamente proporzionale è l’aumento di quello dei surgelati.
I miei pranzi sono panini a ore inverosimili. Giovanni e Tommaso si arrangiano come possono. Quando riesco a ritagliare uno scampolo di tempo cucino dosi massicce di qualche piatto che poi infilo nel freezer, garanzia di sopravvivenza e ultima spiaggia del volerci bene .
Una tale organizzazione della produzione e del consumo alimentare produce effetti indesiderati quali l’aumento del sovrappeso e dell’obesità infantile e la diffusione delle cosiddette malattie del benessere nella popolazione adulta. Tutto questo però accade soltanto in una parte del mondo. Nell’altra, circa il 2% dei bambini al di sotto dei 5 anni è malnutrito e la malnutrizione provoca morte, crescita difficoltosa, problemi cognitivi…
Amartya Sen scrive: “La fame è il risultato di non avere abbastanza da mangiare. Non è il risultato del non esserci abbastanza da mangiare.”
Con amara ironia Josè Saramago ha dichiarato: “Mi hanno chiesto: lei è in favore della liberalizzazione delle droghe? Ho risposto: prima cominciamo con la liberalizzazione del pane. E’ soggetto a proibizionismo feroce in metà del mondo.”
Questo squilibrio tra risorse disponibili, opportunità e speranze di vita, non è dunque un problema di altri: è un problema che ci riguarda direttamente per le ricadute che ha sui bambini che vivono qui e sulle opportunità di crescita e sviluppo dei bambini che vivono altrove. Riguarda le nostre scelte alimentari quotidiane, investe i decisori politici, richiama fortemente l’etica delle relazioni e la sostenibilità del modello di sviluppo.
Con questo approccio ampio l’Amministrazione Comunale si occupa del delicato tema della ristorazione scolastica, di cui sente tutta la responsabilità considerandola un servizio a marcata valenza sociale, educativa e sanitaria. La legislazione di riferimento è rappresentata dalla Legge n°29/2002 della Regione Emilia Romagna Norme per l’orientamento dei consumi e l’educazione alimentare e per la qualificazione dei servizi di ristorazione collettiva.
Questa legge prevede:
Si tratta di prescrizioni che ben si conciliano con le finalità del Comune di Modena rispetto all’erogazione del servizio mensa e che riguardano:
Tutto questo sta dietro a un pranzo imbandito dalle cuoche per i bambini che frequentano i nidi d’infanzia del Comune di Modena, e questo lavoro ne è una testimonianza attraverso un viaggio lungo quattro stagioni che, per tappe successive, accompagna i bambini a conoscere e manipolare gli ingredienti e a nutrirsi felicemente di cibo buono; sollecita i genitori a preparare il pasto con maggiore possibilità di gratificazione per chi lo consuma e a recuperare la dimensione affettiva ed emozionale del mangiare insieme.
L'Autrice, Assessore all’Istruzione, Politiche per l’Infanzia, Autonomia Scolastica, Rapporti con l’Università, Comune di Modena.
* Ringrazio gli educatori, i coordinatori pedagogici, la nutrizionista, il personale ausiliario e in questo caso, soprattutto, le cuoche che hanno messo a disposizione dei nidi del Comune di Modena e dei bambini che li frequentano il loro impegno e la loro professionalità nutrita dalla passione.