COLORE E MUSICA: TUTTI SU DI ME
Anna Gibertini
(insegnante di scuola dell'infanzia)
L’esperienza di un corso di formazione annuale ha visto le insegnanti di scuola dell’Infanzia e di Musica del Comune di Modena esplorare e approfondire per la prima volta, il tema dell’interazione tra “Arte pittorica e Musica”, scoprendone i risvolti colti di conoscenza critica e storica sugli autori ma anche quelli più coinvolgenti dell’esperienza personale .
Si è trattato di un percorso di esperienza e di crescita molto interessante che le insegnanti hanno affrontato a piccoli passi, ma con tutto il proprio corpo, mettendosi inizialmente alla prova con tecniche corporee su basi musicali di musica contemporanea. L’approccio, poi, sia a compositori di musica del novecento sia a pittori appassionati di musica nella loro vita e nelle loro opere, ha permesso in un secondo momento una sperimentazione personale della composizione pittorica, sostenuta dalla musica.
L’esperienza ha indotto moltissime persone ad approfondire ulteriormente le conoscenze teoriche e le opportunità di relazionarsi ad arte e musica e, soprattutto, ha indotto quasi una “necessità” di riportarla nella quotidianità professionale.
Sono nati così nelle scuole progetti che inventano molte nuove incursioni nei territori della musica e della pittura, costruiscono accostamenti coraggiosi e abituano i bambini alla confidenza con la musica “colta”.
Suggestioni musicali e pittoriche
Musicisti e pittori hanno spesso intrecciato le loro arti con efficacia artistica sorprendente. Tracce indelebili nell’arte del Novecento sono rappresentate da quadri nati per la suggestione di opere musicali o da composizioni polifoniche inventate per l’emozione creata da un dipinto. Molte riflessioni teoriche sulle arti visive nel '900 attribuivano alla musica, contraddistinta da immaterialità e astrazione, una superiorità difficilmente raggiungibile dall'arte pittorica.
È indubbio comunque che personalità significative in un campo e nell’altro si sono trovate a percorrere parallelamente e segnare fortemente la strada dell’innovazione artistica. L’esempio forse più alto di questa interazione si ritrova in molte opere di Schönberg e Kandinskij. Il compositore Schönberg cerca di inserire nella musica l’elemento spaziale della pittura, mentre il Kandinskij pittore tenta di introdurre nei suoi quadri l’elemento temporale attraverso un sapiente uso di colori caldi e freddi, che si presentano all’attenzione di chi guarda con tempi diversi; nascono così, dall’ascolto di un concerto dell’uno, quadri dirompenti dell’altro come “Impressione III (o Concerto)”, in cui i colori assumono ed esaltano le sonorità vibranti degli strumenti.
Schönberg riveste nell’arte moderna un ruolo innovativo; aderisce alle motivazioni che portano gli artisti del colore a opporsi alla pittura tradizionale e a ridiscutere i canoni dell’armonia compositiva. Il compositore inventa una personale espressività musicale e, rifiutando i canoni della tradizione, costruisce la nuova dodecafonia. Motivato da analoghe riflessioni, Kandinskij elabora una vera e propria «teoria armonica» del colore, accostando i colori con i timbri prodotti da particolari strumenti musicali: il giallo alla tromba, l'azzurro chiaro al flauto, il bianco alla pausa creativa…
Non si può certo parlare, però, di una derivazione diretta della teoria del colore di Kandinskij dalla struttura del linguaggio musicale. Kandinskij abolisce nella pittura ogni riferimento agli oggetti naturali per scoprire, dietro le forme della materia, l’emotività interiore ma fa derivare il proprio sistema cromatico dalla risonanza interiore dei singoli colori sulla sensibilità dello spettatore. Ben altro quindi che una semplice influenza esterna. Si potrebbe dire che le due arti si osservano con interesse e ognuna si alimenta, più o meno consapevolmente, dall’altra.
Ugualmente il musicista Mussorgskij compone la sua opera “Quadri di un'esposizione” dopo aver assistito a una mostra dell'amico artista Victor Hartman. Ancora, è possibile parlare delle forti suggestioni che il pittore Paul Klee ha interiorizzato dalla musica . Primo violino all’opera di Berna, amava appassionatamente questo strumento e molte delle sue opere portano titoli musicali come “Bianco polifonicamente incorniciato” oppure “Toccate d'arco eroiche”, “Il tessuto vocale della cantante Rosa Silber”, “Musica alla fiera”, “Canto arabo”, “La macchina per cinguettare” e così via…; tuttavia anche Klee ha sempre voluto affermare la distanza tra musica e pittura, in linea con quanto affermato da Goethe nella sua “Teoria del colore”: Colore e suono sono come due fiumi che nascono da un'unica montagna, ma che scorrono in condizioni del tutto diverse, in due regioni che nulla hanno di simile, cosicché nessun tratto dei due corsi può essere confrontato con l'altro.
L’esistenza di questa relazione-interazione tra pittori e compositori è molto interessante: da una parte essi stessi intuiscono e ricercano gli stimoli reciproci, dall’altra ci si rifiuta di ammettere le influenze, forse per il timore di essere declassati a esponenti di arti subalterne. Certo è che tanti esempi portano a pensare che il lasciarsi andare alle suggestioni dell’altra arte abbia apportato straordinari elementi innovativi a tutti questi artisti e abbia aperto nuove possibilità creative per tutti coloro che li hanno seguiti.
Non a caso anche molti esponenti di moderne avanguardie ammettono e ricercano fughe nell’altra arte come ad esempio Cage con Duchamp e Rauschenberg o Strawinsky con Balla.
Il percorso diventa particolarmente intrigante se introduciamo un altro elemento: la naturale e curiosa predisposizione alla “creatività” che caratterizza l’infanzia. Quanto segue rappresenta un progetto, realizzato in una sezione di quattro anni della Scuola dell’Infanzia ”Villaggio Zeta” del Comune di Modena”
Si tratta di un percorso che mette in relazione l’ascolto di una musica di qualità con tutto il corpo del bambino, con i suoi sensi, sollecitandolo ad attivare quelli più trascurati, come l’udito e l’ascolto fine, il tatto e la sensibilità corporea, e aiutandolo a fondere con questi il senso più sfruttato, cioè la vista, alla riscoperta dell’esplosione del colore nei quadri propri e degli artisti.
Se il punto di partenza può essere definito prevalentemente musicale, attraverso la ricerca con gli strumenti della lingua, nelle sue infinite e versatili sfumature, si attivano fantasie, emozioni, paure che, una volta trasformate in forme e colori sulla carta, avranno le connotazioni quasi di “spartiti poetici”.
L’immersione nella musica
L’insegnante parla ai bambini, suddivisi in due gruppi, della musica e degli autori, di Schönberg e Strawinsky, di Satie e Bela Bartok; in particolare racconta di Keith Jarrett, della sua passione per il pianoforte, della sua capacità di innovare la musica ogni volta che la suona, di vivere in modo emozionale la personale relazione con il proprio strumento, di far arrivare le note alle orecchie, alla mente, al cuore delle persone.
A luci spente, e occhi chiusi, si ascolta la musica e si lascia andare il corpo, tutto il corpo, a seguire il ritmo che cambia. Ci si incontra, si seguono i propri gesti che tentano di ripetere nell’aria i suoni, ci si lascia andare alle sensazioni.
Tutti i bambini provano questa emozione con interesse e si scopre che alcuni di essi, di solito molto riservati, provano grande piacere e immaginano posizioni, gesti e percorsi di danza non stereotipati. La prima immersione nell’avventura di una buona musica avviene così attraverso i sensi e la sensibilità di ognuno.
L’insegnante raccoglie, sull’onda delle prime emozioni, le definizioni istintive di musica che spesso, dal punto di vista linguistico, vanno poco oltre “bella, bellissima, stupenda…”, ma che talvolta toccano l’aspetto sensoriale mettendo addirittura la musica “in pancia”…
È una musica bella
È molto bella
È stata stupendissima e bella per il cuore
È la musica più bella del mondo. Mi veniva che quando si fermava io mi mettevo immobile,
però dopo un po’ cadevo…
Mi sembra di far la ninna nanna al buio
È molto lenta e lunga, molto bella, mi fa sentire bene, felice…
Quando ballavo mi veniva tutta la musica dentro la pancia
Quello che suona il pianoforte, mi sembra che c’è anche una chitarra sembra che fuori da casa sua c’è un arcobaleno.
Nanna na nanna na Na na na na na na Nu nu nunununu Nunnu nunnu nu
Sembra una musica di pioggia
È una musica contenta perché a lui gli piace sempre suonare il pianoforte.
Si chiama Kitty ?
Hallo Kitty
No credo di no
Aspetta che ci penso…
La musica fa felici, delle volte fa anche tristi quando è lenta
Sempre con sottofondo musicale, ci si divide in due sottogruppi e, a terra, si prova a disegnare la musica su grandi fogli comuni dove ogni bambino può “scrivere” la propria interpretazione o andare a “incontrare” la musica degli amici.
È bello perché si lavora con la musica.
È tranquillo
Questa è una musica di caldo
Io dico di freddo, ho fatto il nuvolone
È una musica svelta. Mi piaceva ballare che abbiamo fatto dei movimenti
Io non ho disegnato niente…solo la musica a ondine di tutti i colori che va nel cervello e nel cuore.
Si sovrappongono ai grandi fogli disegnati dai bambini fogli di carta trasparente più ampi del supporto e si ricalcano con i pennelli e le tempere le forme sottostanti, con un buon margine di creatività ed autonomia rispetto al modello e sempre con accompagnamento musicale.
Questo permette loro di ampliare il gesto e la conoscenza, di avere tempi più lunghi per commentare e inserisce nel percorso il colore in modo vistoso.
I gruppi di riferimento sono sempre gli stessi.
I bambini disegnano su fogli individuali la musica con il solo tratto nero. In questo caso l’interesse è incentrato sulle caratteristiche di forma musicale che essi pensano di individuare durante l’ascolto. Tutti fanno spontaneamente più prove. Di seguito disegnano se stessi in relazione alla musica che stanno ascoltando e la collocano dove ritengono di sentirla: dentro di sé, fuori di sé, intorno a sé, tutta su di sé…
A questo punto ci si stacca dall’immediatezza dell’espressione corporea e grafica e si inizia a costruire la trama di una riflessione più lenta, meditata e comune.
Sempre suddivisi in due gruppi, variati nella composizione, con il solo aiuto di una piccola luce azzurra, i bambini raccontano le loro sensazioni rispetto al buio quasi completo, accompagnato dalla musica, che si diffonde e si smorza, e al silenzio che può essere anche rumore.
Si sta insieme ma ognuno ascolta le proprie sensazioni e, quando racconta, usa la lingua inizialmente non per entrare in relazione con gli altri ma per dare una forma alle proprie emozioni, rendendo oggettivo ciò che prova e mettendolo solo a questo punto in gioco per gli altri.
L’insegnante offre alcune suggestioni ( “Se io dico la parola musica a voi cosa viene in mente…, se dico la parola buio.., se dico la parola silenzio… , quali colori ha la musica..”) ma sono i bambini che le fanno proprie e si accompagnano l’un l’altro nel racconto.
Si attivano giochi linguistici e catene di parole quando spuntano espressioni speciali come “incantesimo” o “paura” e ci si impegna a trovare tutte le parole che ci vengono in mente in relazione a quelle.
La condivisione
L’insegnante riprende per intero le due conversazioni di gruppo, le accosta, togliendo i nomi dei bambini, che erano sempre riportati, e sistema la punteggiatura. I propri interventi diventano parte della riflessione e li sostituisce spesso con un’unica parola: musica, buio, silenzio….
È possibile cogliere meglio un unico quadro condiviso, pieno di immagini poetiche e suggestive, che potranno dare spunto a ulteriori riflessioni e soprattutto a esperienze pittoriche.
La motivazione a questa doppia operazione è rappresentata dal desiderio di dare alle osservazioni dei bambini una forma analoga a quella che in letteratura viene chiamata ”flusso di coscienza”, inventata e utilizzata da scrittori come Jamens Joyce, Virginia Woolf e Italo Svevo .
Da questa operazione di accostamento delle parole dei bambini è nato un racconto molto particolare che fa sì che le riflessioni vengano messe in comune, come accadrà in realtà in mille momenti nei giorni successivi; è un racconto che miscela le paure di uno con i sogni dell’altro, con gli ascolti, con il torpore, con la malinconia che la musica a volte porta.
È una grande emozione condivisa, come se i bambini fossero una persona sola che segue il flusso dei suoi pensieri senza interruzione.
Emerge il fatto che i più esperti nel narrare prendano per mano quelli che ancora non hanno imparato a farlo e la frase, la parola di uno, diventino parte di una grande riflessione a cui tutti hanno contribuito.
Ci sono dei mostri in questo buio? Ma vedi? Ci sono le stesse cose alla luce e al buio. Ah, va bene!
Questa musica che sentiamo nel buio è come deve essere la musica… come brutta o come bella: musica magica, musica di colori: arancio, verde, rosa, marrone, blu, grigio, fucsia, piccolo marrone.
Incantesimo, Canzoni di alberi, Canzone di fata, Canzone di elefanti,
… No… senti…?...è leggera… , Canzone di formiche
Zucca magica,…allora …Favola!
Io ho paura del buio! Io preferisco ascoltare con il buio…Io con la luce,
Io ho anche sbadigliato, la musica mi fa diventare tranquillo e quando sbadiglio si chiudono anche gli occhi.
Bello il buio…quando sento la canzone con la luce piccola il buio mi piace.
Cosa c’è? I bimbi e il buio…
senti?… un uccellino, i bimbi e il buio…
…la musica
I bambini, il buio e la bassa musica, che gira in tondo, gira veloce, velocissima… pianissimo… lentissima, piena di colori: Rosso Viola Giallo Blu Blu Giallo Bianco Grigio Nero Tutti i colori Arancione Azzurro Oro Argento Tesoro Giallo Bianco Tutti i colori dell’arcobaleno…
Io con le mani seguo le rime musicali… Io canto…
Rosa Giallo Arancione Viola … fucsia Rosso Rosso Arancione o blu Rosso Verde
Li hanno già detti tutti i colori…non so più cosa dire…i colori che ha la musica nei suoi pezzettini, nei suoi suoni…non importa se li hanno già detti…Ascolta e trova i colori che senti… …Nero…grigio…azzurro…giallo…verde scuro…Verde chiaro
È diversa con la luce e il buio ? È diversa, certe volte uguale, certe volte un po’ diversa, ogni volta.
No, è uguale! Ma no… cambia…senti…?, si ascolta meglio al buio, adesso c’è una musica un po’ lenta, la fa quell’uomo che suonava benissimo il pianoforte…ti ricordi? È la stessa …senti…
La Musica è cantare, suonare gli strumenti, colorare la musica, suonare il pianoforte, seguire la musica, chitarra, pianoforte, piano piano, seguire gli scalini della musica, ninna nanna …questa che si sente quando c’è buio…
Poi Silenzio…
È dormire, stare zitti perché uno dice una cosa, zitto, buona notte, buio,
stare in silenzio per sentire se qualcosa sta entrando che noi non vediamo però lo possiamo sentire tipo il lupo.. silenzio… zitti….. musica!
Si vede quando c’è buio, molto buio.
Orrore.. perché c’è un “orrore” quando c’è qualcuno che parla e invece bisogna fare silenzio, in un’aula buia, una classe buia quando dormiamo c’è buio e silenzio
Non parla nessuno
Non proprio, che le maestre parlano piano o che noi russiamo, che il papà russa e il mio russa fortissimo!
Ho paura del buio
Ho ascoltato il buio
Luce, mi piace il buio, al buio non si sente, ma dove c’è il sole si sente nel cuore la canzone, stelle, anch’io mi sento nel cuore la musica, luce spenta,
buio dentro, tristezza, che si piange, questa musica mi fa venir triste, mi fa venire la malinconia, mi fa addormentare…
Se dico Buio mi viene in mente Nero, non si vede niente, buio, lotta per il buio, nel buio mi viene di più la malinconia del mio papà, qui però c’è poco buio quindi andrà via…
Buona notte
Fulmine, perché quando c’è buio ci sono i fulmini,…se piove…oppure ci sono i fuochi d’artificio, ma a carnevale oppure una festa di compleanno.
Al buio non si legge neanche un libro
Notte, Notte notte, Ninna ninna oh
Poi Silenzio…
È stare buoni
Dentro di me faccio silenzio…quando una maestra dice silenzio io faccio silenzio, come quando andiamo a dormire, quando c’è silenzio o quando uno dorme sta zitto per riposarsi
Però … c’è lo stesso un po’ di rumore… sento una voce
Un aeroplano…
Oh…devo pur respirare..!
Il silenzio è pieno di rumore !
Zitti silenzio
Slitta …perché va nel silenzio della neve
Neve, Acqua, di piscina però, Acqua di piscina e albero ghiacciato e un uomo che si arrampica e scivola e non fa rumore, Ghiaccio, se uno si butta sotto ai ghiaccioli di una piscina c’è silenzio, e Babbo Natale con la slitta senza renne sulla neve e gioca, quando uno va in punta di piedi o un mobile immobile che sta fermo lì e una bici ferma se no se fa dei saltini il campanello fa tin tin e suona, o un cassetto chiuso, no aperto perché se cade fa rumore.
La musica è rumore.
Se uno cade e non se ne accorge che tutto è ghiacciato non fa tanto rumore perchè fa psciuuuuu…… non fa rumore perché va sotto e si bagna…
se c’è una piovra sotto lo abbraccia e lo mangia
…e non fa rumore!
La narrazione
Passati alcuni giorni la conversazione unica viene riletta dall’insegnante con una modalità molto suggestiva. La luce azzurra è sempre soffusa e la musica fa compagnia. I bambini si “mettono comodi”, seduti, accoccolati, appoggiati ai cuscini, a un amico, e ascoltano… L’insegnante legge a voce bassa, con molta attenzione all’espressività, alle pause, al sottofondo musicale, all’atmosfera, lasciando quasi “respirare” le parole, accompagnandole con gesti lenti della mano come se leggesse il racconto di un grande narratore.
Tanto alto e significativo è questo passaggio che addirittura i bambini all’ascolto immediato non riconoscono il testo e lo attribuiscono a qualcun altro, a un narratore vero, abbandonandosi all’ascolto. Solo alcuni riescono a rientrare da questo “altro da sé” ritrovando espressioni e parole già conosciute.
La loro attenzione, sollecitata alla conclusione da un paio di interrogativi dell’insegnante (cosa è stato letto? Come è stato letto?) si sposta sull’atmosfera che circonda il racconto, come se la voce di chi racconta entrasse a far parte della musica stessa, strumento suggestivo tra gli strumenti.
Ins. Riconoscete quello che ho letto? L’avevate già sentito? Cos’è, secondo voi?
c’è un bimbo che racconta a un bimbo più piccolo nel bosco perché c’è il buio.
mi sembra …ma non so…
Hai letto una storia
una favola perché l’hai letta come una favola…bene.. in un modo che è silenzioso…
è una storia perché l’hai letta lunga.. leggevi in modo che raccontavi a tutti e facevi dei movimenti dolci
è una favola perché l’hai letta che era scritta e non inventata
no… un racconto, perché c’erano tante storie belle dentro
Mi sembra musica…perchè la voce sembrava una canzone
La leggevi che la voce cambiava come la musica, faceva come quando leggi sempre.. C’erano delle cose che avevamo detto io, noi
Poi le leggevi... come? Leggevi piano in senso che la voce andava leggera però andava anche tranquilla
faceva piano-forte
come uno strumento
piano- forte, come quella musica là che suona
abbiamo letto un piano-forte (e ride)
Ma cosa dici… non è mica un libro…
Il percorso pittorico
Il setting è allestito con molti esempi di opere e armonie compositive del pittore Paul Klee, di Joan Miro, di Vasilij Kandinskij.
Sono sempre utilizzati come sottofondo diversi brani degli autori contemporanei prescelti.
Si preparano con le tempere molte prove sui colori, costruendoli, ognuno, in tante gradazioni da chiaro a scuro e poi insieme si suddividono in quelli che per noi sono i colori Bui, i colori Silenziosi, i colori Rumorosi. Si definiscono esempi di quando ci sono gli uni e quando gli altri. La curiosità di sperimentare dei bambini ha libero spazio su molti piccoli fogli individuali colorati messi a disposizione .
L’insegnante raccoglie, per ogni bambino, le frasi significative espresse durante le conversazioni e le rilegge loro.
A turno ognuno prepara il proprio grande foglio, scegliendo il colore in base a quanto aveva detto, e distribuendo la tempera, compatta e coprente, in un’unica grande campitura.
Sulla tempera perfettamente asciutta, i bambini vanno a dipingere le emozioni che la musica ha loro sollecitato, con aggiunte o sovrapposizioni anche in tempi successivi.
Insieme all’insegnante di musica si lavora, contemporaneamente a tutto il percorso pittorico, ancora sulla relazione Corpo-Suono-Ritmo.
Il movimento è più strutturato sulle varie differenze ritmiche e ci si addentra di più nella comprensione della “musica colta”.
I bambini riprendono elementi di conversazioni precedenti per costruire una Storia e una Danza sulle musiche dei “Quadri di un’esposizione” di Mussorgskij.
Considerazioni conclusive
Per quanto riguarda il progetto esposto sono possibili alcune considerazioni conclusive: dall’osservazione di ogni percorso individuale è possibile scoprire quanto e come si modifichino sia la capacità narrativa che le relazioni personali con la composizione pittorica attraverso il coinvolgimento e la consuetudine con la musica “di qualità”.
Il linguaggio ha acquisito, nella pratica quotidiana, una maggiore raffinatezza sia nelle forme lessicali che nella necessità esplicativa, abituando i bambini a ricercare la parola o la frase che definiscono al meglio una situazione o una sensazione.
La consuetudine a lavorare con ottimi brani musicali, diversi e per lo più strumentali, ha sicuramente attivato abitudine e richiesta di ascolto e una diffusa capacità di riconoscere anche particolari musicalità. Ha inoltre indotto, nei bambini, alle prese con opere pittoriche, tempi più lunghi e di maggior ricerca nelle scelte dei colori e delle composizioni: una lentezza che testimonia il piacere di dipingere ascoltando musica.
Dal punto di vista pittorico, con l’aiuto dell’adulto, stanno imparando a vedere i ritmi di colore e di forma impressi dagli artisti ai loro dipinti, percorso indispensabile per riconoscerne, ovviamente in futuro, stili ed espressività a cui aderire con l’empatia che richiede un’opera d’arte.
L’adulto, costruttore flessibile di un progetto in divenire, mette a disposizione la propria esperienza e competenza, crea occasioni, allestisce contesti, suggerisce attenzione, si coinvolge e incuriosisce, si fa “coinvolgere con intelligenza” dal colore, dalla musica e dalle parole dei bambini.
L’intreccio di queste tre forme espressive, lingua-musica-arte pittorica, e forse non solo tre, perché si potrebbero indagare le connessioni con l’espressività corporea, gli aspetti matematici di tempo e spazio, ecc, rende significativamente vissuta insieme un’esperienza per adulti e bambini, senza spartiacque definiti tra chi insegna e chi impara.
Per quanto riguarda gli ambiti linguistici, esiste infine un aspetto intrigante che, incontrato per caso durante il percorso, potrebbe diventare altrettanto interessante, una volta esplorato: scoprire quali alchimie fanno affermare a Calvino di sentirsi vicino a Klee in quanto, come lui, assiduo ricercatore di forme possibili e disegnabili, che non ci sono nella realtà ma esistono in quanto possibili. Ma questa è un’altra storia!
Proposte Musicali di riferimento
The Koln Concert di Keith Jarrett
Piano works di Erik Satie
Musiche di sottofondo utilizzate durante l’attività
String Quartet N.4 di Bela Bartok
String Quartet N. 2 di Bela Bartok
Fuochi d’artificio di Igor Stravinskij
Lied per clarinetto solo di Luciano Berio
Verklaerte nacht di Arnold Shönberg
Drumming di Steve Reich
Microcosmo di Bela Bartok
Different train after the war di Steve Reich
Electric counterpoint slow di Steve Reich
I giorni di Ludovico Einaudi
A biography of the rev Absalom Dawe di John Surman
Joy di Giovanni Allevi
No concept di Giovanni Allevi
13 dita di Giovanni Allevi
Quadri di un’esposizione di Modest Mussorgskij
Bibliografia
F. De Bartolomeis, Girare intorno all’arte, La Nuova Italia, Scandicci, 1990
W.Kandinskij, Punto, linea, superficie, Adelphi, Milano, 1968
W. Kandinskij, A.Shönberg , Musica e pittura. Lettere, testi, documenti, Einaudi, Torino 1989
W. Kandinskij, F. Marc, Il Cavaliere azzurro, SE, Milano 1988
P.Klee, Teoria della forma e della figurazione, a cura di J. Spiller, Feltrinelli, Milano 1959
P.Klee, Diari 1898 – 1918, Il Saggiatore, Milano 1960
J.Itten, Arte del colore, Il Saggiatore, Milano 2002
Il corso di formazione di Esperienza e Rappresentazione ha affrontato le tematiche dell’interazione tra Arte pittorica e Musica, sotto la conduzione di Francesco De Bartolomeis, professore dell’Università di Torino, pedagogista, e studioso d’arte, e di Rita Margaira, pedagogista, esperta di tecniche corporee e di comunicazione non verbale in rapporto all’arte e alla musica.
Questi autori hanno esplorato aspetti nuovi, mai percorsi, della narrazione e molte delle loro opere rappresentano la successione dei pensieri più intimi o delle riflessioni istintive e casuali di una persona nel corso della propria vita, delle proprie esperienze, della quotidianità. Sono i pensieri, solo apparentemente slegati, che si srotolano nella nostra mente mentre camminiamo, ascoltiamo, leggiamo, parliamo, lavoriamo o ci rilassiamo di fronte a un paesaggio o alle persone che ci circondano.