Numero 01, gennaio 2008


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In bicicletta con Marc Boutavant: nel mondo di Mouk

Ilaria Tontardini*

 

Tutto inizia con un orsetto bruno che dorme nel suo letto con una maglietta arancione appoggiata ai piedi della coperta, un calzino, una sveglia e un libro aperto riverso sul pavimento: i viaggi del Kon-Tiki, la zattera su cui Thor Heyerdahl navigò dall’America del Sud alla Polinesia.
Come l’esploratore norvegese anche l’orso sta per cominciare la sua esplorazione. L’orso si chiama Mouk e farà il giro del mondo in bicicletta.
Il giro del mondo di Mouk in bicicletta e con gli adesivi, così si intitola il secondo libro pubblicato in Italia di Marc Boutavant, illustratore francese nato a Digione nel 1970, che è di certo uno degli autori più in voga e più interessanti in questo momento in Europa (a lui Martin Salisbury dedica la copertina del suo ultimo libro Play Pen, una ricognizione sugli illustratori più importanti degli ultimi anni ).
I colori fluorescenti e la verniciatura smaccante delle pagine potrebbero trarre in inganno e far pensare a un prodotto di mercato confezionato ad hoc per accalappiare pigri lettori. Ma bisogna prestare attenzione a questo libro quadrato dalla copertina morbida. Il giro del mondo di Mouk è infatti un oggetto magico: fin dalla prima pagina il lettore viene catapultato in un universo visivo/formale mirabolante e stroboscopico. Si parte con Mouk da un bistrot parigino “comme il faut” per andare a visitare la Grecia, il Madagascar, il deserto del Sahara e il Circolo Polare Artico, in un percorso per ambienti dei classici libri che simulano viaggi attorno al mondo.
Ma qui ogni tappa -che dura il tempo di una doppia pagina- è raccontata attraverso immagini sature di colori (tinte piatte e sgargianti ottenute attraverso il disegno con la tavoletta grafica e photoshop), oggetti, piante, alberi e fiori, azioni, particolari nascosti e soprattutto animali antropomorfi, tutte le specie che popolano le località in cui arrivano la bici e Mouk.
La lettura –che prima passa per le figure e poi attraverso il testo data la forza delle prime– si trasforma in un capogiro continuo: è automatico aver voglia di perdersi nelle varie mete di Mouk e impossibile impedire agli occhi di farlo o di stare fermi, perché ogni singolo dettaglio pare essere l’inizio di una storia a sé che riempie lo spazio visivo. Ecco che in Giappone si vede distrattamente una cerbiatta che si lamenta di aver perso una delle sue jikatabi, scarpe con il posto per l’alluce separato dal resto delle dita; dopo averla ormai dimenticata, grazie a un lottatore di sumo, un karateka, un ciliegio in fiore, dei maki, origami, una gattina che legge manga, ritroviamo la jikatabi mancante sulla testa di un Tanuki (un piccolo roditore) che sbanda, dato che con la scarpa in testa non vede più nulla. In Grecia ci si fa prendere da una caccia al polipo, che, scappato dal filo per stendere i panni dove un asino lo aveva appeso ad “asciugare”, si nasconde nei posti più improbabili, rivelando altri piccoli esserini nascosti. È difficile descrivere le immagini di Il giro del mondo di Mouk senza tradire l’effetto eccitante dell’accumulo di minuzie nelle pagine, tenute assieme da una architettura complessa della tavola e dall’effetto comico delle scenette di vita quotidiana e della buffa fisionomia di questo mondo animale.
La struttura del libro e l’immaginario dell’autore riporta immediatamente a un antenato visivo di cui sicuramente Boutavant ha tenuto conto nell’invenzione del viaggio di Mouk, Richard Scarry. Riguardando il suo In giro per il mondo (1965), da poco ristampato da Mondadori assieme a tutta l’opera di Scarry, tante sono le consonanze; la prima e più evidente è la scelta di ambientare le proprie storie in mondi che hanno gli  animali, invece degli uomini, come protagonisti; al di là della fascinazione che questo comporta per i lettori bambini, il gatto pompiere di Scarry (per lui ogni animale ha sempre un mestiere) come la iena che suona lo djembé di Boutavant accentuano il lato comico del racconto, rendendo curiosi i cliché e gli stereotipi delle varie culture. In Mouk ritroviamo anche la curiosità, la passione per il gioco delle immagini di Scarry (anche negli adesivi di cui parla il titolo del libro, reali stickers da posizionare sulle pagine) e quell’effetto di coralità delle scene disegnate in cui sembra sempre, come dice in una intervista l’illustratrice Kitty Crowter, altra artista il cui immaginario è un saldo riferimento per il lavoro di Boutavant, di “scendere in una strada, piena di vite che si incrociano” e di universi in cui si torna e si ritorna senza mai stancarsi.
Il mondo di Scarry è contemporaneamente universale e famigliare: gli animali sono sempre gli stessi, anche se cambiano nome; i maiali hanno la stessa faccia rosea e stupita sia che interpretino il ruolo del gondoliere veneziano, dell’allevatore polacco o che ci insegnino a contare seduti attorno a un tavolo mentre tagliano una salsiccia sterminata. Esistono dei tipi, dei personaggi (uno per tutti, il serpente Zigzago) che i bambini hanno seguito in tutte le decine di libri di Scarry, rincontrandoli in veste di camionista o di infermiere e che hanno fatto di questo autore uno dei più amati dai lettori.
Nelle immagini di Boutavant si stabilisce invece un diverso equilibrio fra “dettaglio e moltitudine”: la descrizione, il particolare minuzioso rende ogni figura assolutamente diversa dall’altra. In ogni tavola si muovono di volta in volta non meno di quaranta piccole e piccolissime creature e per ognuna, mosche e scarafaggi inclusi, Boutavant ha uno sguardo speciale che lascia intravedere il bagliore –anche minimo- di una storia “privata”; attraverso questa prospettiva ogni animaletto acquista una forza poetica intrinseca ed emerge il ritratto di una umanità fatta di unicum, di caratteri e  temperamenti differenti. Questa visione pervade quasi tutte le opere dell’autore (anche quando l’umanità non è animale ma propriamente umana); la ritroviamo in Ariol, la serie a fumetti per bambini sceneggiata da Emmanuel Guibert, purtroppo non ancora pubblicata in Italia, dove un asino ragazzino vive la quotidianità in una classe composta anche in questo caso di specie animali le più variegate; all’inizio di ogni volume c’è una piccola foto di gruppo sulle panchine di una partita di calcio in cui sono presentati tutti gli alunni con tanto di nome. Fin dal primo sguardo è facile capire chi sono, uno per uno. Da questa visione sono banditi però tutti gli effetti didattico-didascalici: non si tratta di un modo per comunicare in maniera edulcorata la diversità di culture o di mondi; si tratta solo di molti bambini.
Tornando a Il giro del mondo di Mouk la varietà si sostituisce all’azione dei racconti di Scarry: ciò che accade è il viaggio che porta l’orso a essere spettatore e non centro dell’azione. Mouk non è un avventuriero, non compie le mirabolanti, seppur quotidiane, imprese dei personaggi di Scarry; è un viaggiatore con i-pod e computer, ma “all’antica”, che guarda e osserva in un grand tour e poi racconta in una forma di diario (la parte più consistente del testo scritto del libro, che poi è invece frammentato in tanti ballon con cui i vari personaggi parlano fra loro); è il mondo che si muove mentre Mouk lo raggiunge da posto a posto in bicicletta, spesso limitandosi a dire “buongiorno” nella lingua del paese in cui è arrivato.
Non so se esista un “buon esotismo”, ma questo è il sapore fra le pagine di questo libro: la spedizione di Mouk è un’esplosione di posti accoglienti, invitanti perché tutti,  incluso il posto dove si vive, pieni di differenze succulente per gli occhi e abitati di colorati altri da sé da scoprire.

 

Bibliografia
Libri di Marc Boutavant pubblicati in Italia:
Il giro del mondo di Mouk in bicicletta e con gli adesivi, Fabbri, Milano 2007

Mira Pons, Il sole a piccoli passi, Motta Junior, Milano 1999

In lingua francese si segnalano:
Marc Boutavant, Fantômes de maison, Mila éditions, Parigi 2001
Marc Boutavant, Mouk véli véloMouk s’ennuie un peu, Mila éditions, Parigi 2002
Marc Boutavant, Emmanuel Guibert, Ariol, Bayard Jeunesse, Parigi 2004
Marc Boutavant, Béatrice Fontanel, Mon copain Bogueugueu,  Gallimard Jeunesse, Parigi  2006
Richard Scarry, In giro per il mondo, Mondadori, Milano 2008

*E' tra i soci fondatori di Hamelin, Associazione culturale per la promozione della letteratura, Bologna.

Era già apparso, per i tipi di Motta Junior Il sole a piccoli passi, ma forse la tematica della collana orientata alla divulgazione scientifica aveva poco messo in luce questo autore.

Martin Salisbury, Pen Play. New Children’s book illustrations, Laurence King, Londra 2008

In Le monde de Kitty Crowter, Pastel Bruxelles 2007, p.5.