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Il violino in palestra. Un’esperienza di educazione motoria e musicale
Alberta Marri*
Premessa
Nell’ambito dell’educazione attraverso il corpo e il movimento, assume grande importanza l’espressività legata alla musica come elemento espressivo fortemente correlato alla corporeità e al gesto. In effetti, ancor prima della musica, l’espressione del ritmo aiutava l’uomo a esprimere, attraverso la danza rituale, emozioni e sentimenti legati a diversi momenti di condivisione ritenuti determinanti nella vita sociale delle comunità. Questo legame tra musica e movimento si è nel tempo sempre più arricchito e ampliato dimostrandosi una delle forme espressive più diffuse e varie per la molteplicità delle forme estetiche e spettacolari.
Tale importanza, in relazione alla scuola dell’infanzia, viene ribadita dalle ultime indicazioni nazionali (2007) per i curricoli riferiti al “Corpo e movimento” e ai “Linguaggi, creatività, espressione” all’interno dei quali si colloca, appunto, la musica.
In relazione al primo campo di esperienza, relativo al “Corpo e movimento”, le indicazioni affermano lo stretto legame tra attività motoria e musica: “Il corpo ha potenzialità espressive e comunicative che si realizzano in un linguaggio caratterizzato da una propria struttura e da regole che il bambino apprende attraverso specifici percorsi di apprendimento: i gesti mimici, sostituiscono o sottolineano la parola, mantengono la conversazione o la sospendono, esprimono sentimenti ed emozioni, accompagnano la fruizione musicale” (p.34).
In relazione al secondo campo di esperienza, relativo ai “Linguaggi”, ivi compresa la musica, le indicazioni ribadiscono questo importante connubio: “La musica è un linguaggio universale, carico di emozioni e ricco di tradizioni culturali. Il bambino, interagendo con il paesaggio sonoro, sviluppa le proprie capacità cognitive e relazionali, impara a percepire, ascoltare, ricercare e discriminare i suoni all’interno di contesti di apprendimento significativi. Esplorale proprie possibilità sonoro espressive e simbolico rappresentative, accrescendo la fiducia nelle proprie potenzialità.” (p.35)
In tali assunti si cela un forte richiamo all’interdisciplinarietà che lega la corporeità alla musica e viceversa. Un esempio di tale legame è il forte impulso a saltellare e danzare quando si sente una musica allegra e ritmata che spinge, quasi involontariamente, all’interpretazione gestuale di quanto si ascolta. L’elaborazione stessa dei percorsi educativi tendono a privilegiare proprio l’ascolto e la produzione, produzione che indubbiamente non coinvolge solo chi suona ma anche chi ascolta. L’ascolto del suono, oltre a portare alla discriminazione sonora, stimola l’espressione corporea, gestuale, ritmico-interpretativa che, dai movimenti più naturali e liberi, può giungere fino alla danza vera e propria. In questo senso è ormai riconosciuta l’importanza che l’educazione motoria e musicale assumono nella scuola, a partire dalla scuola dell’infanzia come ambito di alfabetizzazione di base per tutti i campi di esperienza educativi.
Le indicazioni educative del 1991 per la scuola dell’infanzia, affermavano che “l’educazione musicale andrebbe posta al secondo posto, dopo l’educazione motoria, in ogni ordine di scuola come componente essenziale, fondamentale, strutturale della formazione della persona umana.
La musica, dunque, accompagna da sempre il nostro esistere come forma di comunicazione che, non limitata al solo ascolto, si connette all’emozione, al corpo e al movimento. Offrire opportunità educative che collochino il corpo al centro del’esperienza del bambino, significa utilizzare anche la musica come elemento naturale di interpretazione e produzione, sia libera che strutturata.
Proprio la scuola dell’infanzia, più di altri ambiti scolastici, è luogo della comunicazione non verbale, quella comunicazione, cioè, che privilegia l’agire corporeo, sia che si disegni, che si modelli, che si danzi o si corra liberi in un prato.
Questo contributo descrive una situazione educativa particolare, dove la musica prodotta seduta stante, accompagna l’interpretazione e produzione motoria dei bambini e li aiuta a discriminare suoni e movimenti in un connubio che diviene danza, anche se danza propriamente non è.
Il violino in palestra
I bambini oggi incontrano in palestra un loro amico, il violino, appoggiato sulla spalla di Elisa che riesce a dargli voce in uno strepitoso alternarsi di suoni acuti e gravi, veloci e lenti, lunghi e corti, che passano da melodie calme, rilassanti, melanconiche a melodie veloci, frenetiche, trascinanti. Il violino, tra i tanti strumenti, è particolare perché riesce a modulare il suono come una vera e propria voce, dai timbri acuti a quelli gravi, dal pizzicato al tenuto, dal glissato allo staccato, sembra proprio una presenza viva, palpitante, in grado di coinvolgere tutte le sfumature emotive.
Ma perché oggi la musica viva, suonata in loco, non riprodotta, accompagna l’attività motoria? La risposta risiede nel desiderio di dare voce al corpo, all’armonia del gesto, al ritmo del movimento e al libero sfogo della fantasia interpretativa. Il significato sta anche nel desiderio di collegare due attività, svolte in genere separatamente dai bambini, in un tutto che consenta l’immediata interpretazione emotiva legata all’ascolto del suono e della melodia. Nello stesso momento in cui il suono viene prodotto il corpo potrà interpretare quanto udito, potrà liberare nello spazio e nel tempo le emozioni provate in un connubio immediato che lega suono e gesto in una esperienza completa, consapevole, vissuta, senza lacune o necessità di immaginare.
La presenza di Elisa, insieme al suo amico violino, si tradurrà in colonna sonora che stimolerà, accompagnerà e guiderà la libera espressione motoria dei bambini. Elisa inizia a suonare un allegro moderato che stimola i bambini a esplorare lo spazio saltellando o correndo in forma blanda, corrono da soli oppure si prendono per mano, a coppie, e sembrano danzare seguendo il ritmo del suono. All’improvviso, dopo poco, la musica tace e i bambini si fermano, in attesa che la musica riprenda. Sono bambini abituati all’alternanza di lavoro e recupero e, invece di chiacchierare o gridare, respirano profondamente cercando di recuperare le energie e ripartire.
La musica si diffonde nuovamente, i bambini ricominciano la loro danza improvvisata nello spazio: corrono, saltellano, ruotano su loro stessi stando attenti, non solo alla musica, ma anche a non urtarsi gli uni con gli altri, ad adeguarsi al movimento del compagno, quando sono a coppie, a cercare spazi sempre liberi quando sono da soli. In tutto questo “fare”, preparatorio a ciò che verrà dopo, i bambini svolgono un’attività moderata che stimola il loro apparato cardio-circolatorio, impegna il controllo ritmico dei movimenti, la capacità di orientarsi nello spazio rispetto a riferimenti mobili, rappresentati dagli altri compagni che con loro si esprimono seguendo la voce del violino. L’attività, dunque, molto libera e spontanea, mette in gioco diverse capacità sia condizionali (attività aerobica generale) che coordinative (capacità di ritmizzazione, di orientamento spazio-temporale e di anticipazione motoria ). In una semplice fase di avviamento motorio, troviamo la compresenza di aspetti coordinativi e cognitivi che impegnano il bambino attraverso un controllo motorio attento e consapevole che nulla lascia alla distrazione o alla routine esecutiva.
La sequenza si ripete più volte arricchendosi di spunti sonori e melodici che condizionano l’interpretazione dei bambini stimolandoli a utilizzare gli schemi motori dinamici (camminare, correre, saltellare) senza ulteriori ausili se non il solo corpo.
E’ importante lavorare a corpo libero, lasciare cioè la possibilità di una interpretazione gestuale naturale e spontanea, scevra da legami dovuti alla presenza di altri ausili (piccoli o grandi attrezzi che siano). E’ un modo graduale di iniziare le attività, partendo dalla spontaneità del proprio agire senza vincoli o tecnicismi che potrebbero limitare il momento iniziale della seduta di attività motoria.
La libera interpretazione del suono
Terminata la prima fase, i bambini vengono sollecitati a interpretare liberamente i suoni emessi dal violino.
L’attività semi strutturata
Terminata la fase di libera espressione e creatività, ora le attività vengono in parte strutturate, dapprima utilizzando solo il corpo e, successivamente ricorrendo a piccoli attrezzi, anche di fortuna e fantasia.
Corpo libero
I trenini: i bambini vengono divisi in gruppi di quattro, disposti in fila, con mani sulle spalle del compagno che precede. Il violino inizia a improvvisare melodie lente e dolcissime, alternate a melodie veloci e allegre. I bambini, sempre uniti in fila, si muovono nello spazio alternando fasi di spostamento lento e controllato, basato sulla deambulazione, a fasi di spostamento veloce basato sulla corsa, in relazione al ritmo e alla velocità della melodia. Di tanto in tanto la musica si ferma, il bambino che è in testa al gruppo si porta in fondo e, alla ripresa del suono, un nuovo capofila (il locomotore) guiderà il treno nello spazio. Questo esercizio, assimilabile alle attività di girotondo ritmato, di serpentone animato, contiene elementi formativi molto interessanti e riassumibili nei seguenti compiti attentivi:
Sono dunque diverse le capacità coordinative e cognitive stimolate con questa semplice attività ludica di aggiustamento spazio temporale su supporto musicale.
Lo scalo merci: lo stesso gioco del trenino, viene riproposto con la seguente variante: si inizia sempre con la disposizione del gioco precedente in concomitanza con la musica lenta e dolce, non appena il violino passa alla musica veloce e ritmata, i bambini abbandonano i rispettivi trenini e corrono liberi, nello spazio, uniformandosi al ritmo musicale. Non appena la musica passa, nuovamente, alla melodia lenta, i bambini riformano i trenini cercando però compagni diversi da quelli che formavano il precedente trenino. Oltre le capacità già richiamate nel gioco precedente, si aggiunge la stimolazione alla socializzazione, alla continua ricerca di nuovi compagni con cui condividere l’attività ludica.
I piccoli attrezzi
I palloncini: vengono introdotti nella palestra dei palloncini grossi e piccoli. Ai bambini viene richiesto utilizzare l’attrezzo (piccolo o grande) in base al timbro grave o acuto della melodia suonata dal violino. La musica si alterna lenta e grave e acuta/veloce e, in base ad essa, i bambini adattano la loro manipolazione sui palloncini grandi e piccoli. Ogni volta che la melodia grave e lenta muta in una melodia acuta/veloce i bambini corrono a cambiare il palloncino, prendendo quello piccolo e abbandonando quello grande, per riprendere l’attività di manipolazione nello spazio.
Questo esercizio è molto importante perché introduce, in forma adeguata, la stimolazione della capacità di combinazione motoria simultanea. I bambini, infatti, oltre spostarsi nello spazio, facendo attenzione a non urtare gli altri, devono contemporaneamente manipolare il palloncino senza perderne il controllo e senza farlo cadere a terra. Inoltre l’uso successivo del pallone grande e piccolo, abbinato alla melodia lenta e veloce, stimola il bambino a una discriminazione motoria molto precisa: i palloni piccoli, infatti, galleggiano meno in aria e richiedono un controllo manuale molto rapido e continuo; viceversa i palloni grandi, più lenti e fluttuanti, permettono un controllo più lento, delicato, a bassa intensità. La scelta di questi attrezzi, dunque, si dimostra molto adeguata all’aggiustamento ritmico richiamato dal sottofondo musicale.
Forme ludiche e gioco
Riempimento svuotamento. Sparsi diversi contenitori (scatole, cestini, secchi di plastica) e molte palle da tennis, nella palestra, il violino intona due tipi diversi di melodia veloce e allegra. In concomitanza con la prima melodia i bambini devono raccogliere le palle da tennis e riporle nei vari contenitori; appena la melodia cambia i bambini devono danzare liberamente stando attenti sia ai compagni che si spostano nello spazio (riferimenti dinamici) che ai secchi collocati nella palestra (riferimenti statici). Al successivo cambio della musica i bambini riprendono a raccogliere le palle da tennis per riporle nei contenitori che, di tanto in tanto, vengono vuotati dalla maestra per garantire sempre la presenza di palle da poter prendere e trasportare.
Successivamente il violino alterna un veloce pizzicato a una melodia allegra; ora, i bambini, devono saltellare a coppia quando sentono la melodia pizzicata, e mettere le palle da tennis nei contenitori quando sentono la melodia allegra e continua.
L’attività di riempimento/svuotamento può essere fatta anche sotto forma di gioco a squadre con l’obiettivo di raccogliere il maggior numero di palle nel gioco di riempimento, e di svuotare il contenitore della propria squadra nel gioco di svuotamento.
Le proposte appena descritte, rappresentano solo un esempio di quanto si possa fare con la musica e il suono; le abbiamo scelte perché sono attività motorie di base che, generalmente, vengono effettuare anche senza supporto sonoro, ma che trovano una più intensa e significativa applicazione anche con la musica e il ritmo a essa connesso. Queste esperienze, essenzialmente legate al movimento naturale, possono precedere le esperienze più complesse e tecniche legate alla danza.
Conclusioni
Il tipo di proposta descritta in questo contributo, mostra come si possano attuare situazioni semplici che possano educare il bambino, non solo all’ascolto e alla discriminazione del suono, ma anche alla sua “interpretazione”.
In aggiunta a ciò, l’aggiustamento al suono, alla musica e alle loro caratteristiche (timbro, durata, accento, tempo), permette al bambino di utilizzare consapevolmente capacità motorie molto raffinate: controllo dell’impulso di forza, tempo o timing esecutivo, discriminazione spazio-temporale, anticipazione motoria, combinazione dei movimenti. La musica, dunque, diviene un facilitatore nello sviluppo motorio del bambino, richiamando l’attenzione sul proprio corpo e sul gesto da eseguire.
Secondo la nostra esperienza le attività proposte al bambino, devono sempre partire dalla libera interpretazione effettuata a corpo libero, senza vincoli di alcun genere. Una sorta di “Jazz motorio” in cui il bambino possa realmente muoversi spontaneamente e con grande facilità esecutiva. Successivamente, la libera interpretazione deve essere applicata all’uso dei piccoli attrezzi, oculatamente scelti per essere facilmente adattabili all’interpretazione musicale. In questo ambito il bambino deve imparare a trasferire la ritmizzazione del gesto dal corpo proprio all’attrezzo, facendolo diventare appendice di sé, parte integrante del movimento.
In terza istanza diviene importante fa lavorare il bambino in coppia o in piccolo gruppo, in modo da passare dall’interpretazione soggettiva del ritmo a una interpretazione “oggettiva” richiesta dal dover trovare un ritmo condiviso con il/i compagno/i.
La possibilità di produrre la musica direttamente, come nella proposta presentata, consente di giocare su tutte le caratteristiche del suono e permettere al bambino di eseguire il maggiore numero di collegamenti con il movimento: suono grave e lento con movimento pesante e controllato, suono acuto e veloce con movimento leggero e rapido, suono corto e ritmato con i saltelli o movimenti segmentari rapidi, suono lungo e melodioso con movimenti lenti e continui, alternanza di suoni gravi/acuti o lunghi/lenti con accentuazione sul tempo forte del movimento (concetto di impulso di forza).
L’idea guida di questa proposta sta nella convinzione che, prima della danza o di espressioni tecniche, si può educare il bambino con attività spontanee che trovano, nella musica, una facilitatrice d’azione e una mediatrice di consapevolezza: giocare con il proprio corpo, giocare con i piccoli attrezzi, significa educarsi alla interpretazione del suono e della musica, senza eccessivi vincoli o tecnicismi.
L’educazione al suono e alla musica, nel concetto di “cura educativa”, deve partire dal bambino e dalle espressioni naturali del movimento per giungere, nel tempo, ad approcci più strutturati e tecnici che, se anticipati, potrebbero sortire lo stesso effetto negativo del tecnicismo sportivo precoce, o di altri interventi tesi ad anticipare competenze.
Note al testo
Direttiva Ministeriale n.68 del 03/08/07, in applicazione al DM 31 luglio 2007, cui sono allegate le ultimi Indicazioni Nazionali per il curricolo.
Il termine “Corpo, movimento e sport”, sostituisce i precedenti termini di Educazione Motoria e Scienze Motorie.
Tale termine riunisce, in un solo campo di esperienza i temi della gestualità, arte, musica e multimedialità.
Nel momento in cui ci si muove liberamente nello spazio, tutti insieme, si è stimolati, più o meno inconsciamente, ad osservare il movimento degli altri per anticipare gli spostamenti utili a evitare lo scontro, a padroneggiare spazio e velocità di spostamento in forma adeguata rispetto al contesto spazio temporale. La capacità di anticipazione motoria, che molti riferiscono solo alle discipline sportive, è invece presente in tante semplici attività alla portata dei bambini. Anticipare significa: osservare, analizzare, organizzare una risposta motoria adeguata, mettere in atto la risposta stessa, valutare i risultati di quanto agito. Dunque, in una attività all’apparenza banale, come correre liberamente nello spazio con gli altri compagni, si innescano processi mentali complessi e importanti.