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Introduzione
Il dolore bambino a cura di Michela Schenetti
Pollicino sulla via del ritorno. Il dolore infantile e i ‘sassolini’ per ritrovare la strada…
Educatrici e insegnanti sono costantemente chiamati in causa quando si parla di infanzia. A loro è chiesto di accogliere interi nuclei familiari, di stimolare i bambini, di favorire nuove esperienze, di osservare, di stare costantemente in relazione con chi abita i servizi per l’infanzia. Sempre più spesso si trovano a dover controllare e segnalare quelle situazioni difficili, delicate, a volte indicibili di fronte alle quali ci si sente disorientate, non abbastanza pronte e sicure sul da farsi, come se non esistessero procedure esplicite ed esplicitate, indicazioni per l’uso, come se certe sfumature non fossero contemplate nei contorni nitidi dell’immagine di professionalità.
Cosa fare di fronte a un sospetto di abuso? Cosa fare quando i nostri bambini sono messi a dura prova dalla vita? Quando e come segnalare le difficoltà di alcuni? Cosa succederà al bambino che verrà preso in carico dalla neuropsichiatria infantile o dal servizio di tutela minori? Il servizio si occuperà dell’intera famiglia? Come può prendere forma la nostra collaborazione una volta che il bambino sia stato preso in carico?
Questi sono gli interrogativi più comuni a cui si affianca una più profonda anche se più implicita richiesta: come possiamo venire coinvolti, informati, guidati? Di fronte alle innumerevoli situazioni difficili, talvolta disarmanti e imprevedibili, dai servizi emerge sempre più spesso una situazione di disagio allargata. Non solo il disagio dei bambini, ma il disagio delle figure professionali che quotidianamente ruotano attorno a essi. Sempre più spesso le insegnanti denunciano di sentirsi sole, di avvertire un profondo senso di frustrazione che deriva dalla mancanza di comunicazione e conoscenza reciproca e dichiarano il bisogno di sentirsi parte di un sistema più ampio, di ottenere spazi di confronto e di comunicazione con i servizi socio-sanitari, di conoscere le diverse specificità per portare avanti la relazione educativa.
Come possono i diversi ruoli intrecciarsi e scambiarsi nell’ottica di una risposta che possa dirsi integrata? Questo focus vorrebbe delinearsi come un primo, senz’altro non esaustivo, tassello di informazione e comunicazione.
Una comunicazione difficile da declinare in poche pagine, parole che chiamano in causa lo scrittore prima, il lettore poi. Come adulti, come persone coinvolte in una sfera, quando si parla di dolore, delicata e difficile da accettare e gestire.
Tra le righe nell’avvertire forte la scomodità dell’esserci, spero ognuno riesca a cogliere la fondamentale importanza della figura adulta, non ‘essere’ impotente e complice per non aver potuto evitare una determinata condizione, ma possibile risorsa e sostegno. Figura a cui spetta il compito di accompagnare i bambini nell’affrontare una grande sfida: fare esperienza delle emozioni, tutte, senza esserne sommersi.
Che cos’è il dolore? In risposta a questo interrogativo si snoda il contributo di Maurizio Fabbri che ci guida tra le difficoltà adulte nell’andare oltre le proprie rappresentazioni di dolore, sottolineando la necessità di comprendere le diverse attribuzioni di senso dei bambini per renderli ‘responsabili’ del loro dolore.
Ernesto Caffo e Barbara Forresi mettono in luce come il ruolo della scuola e dei servizi per l’infanzia sia essenziale per una capillare prevenzione dell’abuso all’infanzia. Questi contesti, infatti, rappresentano osservatori privilegiati per monitorare il benessere dei bambini e sono abitati da risorse preziose per i percorsi di sostegno e di supporto: le figure educative.
Spesso il termine neuropsichiatria è difficile da associare all’immagine dell’infanzia. Per molti educatori, insegnanti, genitori il ritratto di questa scienza rimane offuscato. Talvolta si evita di farvi luce perché è un mondo che spaventa. A volte sono gli stereotipi e i pregiudizi ad avere la meglio.
Per questo il contributo di Paolo Soli cerca di raccontare cosa c’è dietro al sistema complesso del servizio di neuropsichiatria, cosa succede dopo la presa in carico della famiglia e, nel farlo, sottolinea la centralità del ruolo dell’insegnante. Al lettore educatore è chiesto lo sforzo di cambiare scenario, pensare al contesto nido, caratterizzato sempre più spesso da contatti con la neuropsichiatria, scorgere tra le righe elementi utili e accettare la sfida dell’accoglienza competente lanciata dall’autore.
Milena Bernardi ci accompagna in una trama intensa e profonda nel mondo delle rappresentazioni del dolore infantile della letteratura per l’infanzia, per evidenziarne le potenzialità e le funzioni di cura. Con lei riscopriamo come le rappresentazioni narranti possano essere un prezioso strumento educativo e in alcuni casi formativo per le professionalità educative.
Quando i bambini si trovano a essere coinvolti in tragedie collettive diventa determinante il ruolo pedagogico degli adulti, educatori e insegnanti, per consentire ai bambini l’elaborazione dei propri vissuti, ma anche per far emergere, da quell’esperienza di dolore, quei valori positivi e quei significati importanti utili per affrontare il futuro. In questa prospettiva si inscrive il contributo scritto insieme a Marco Dallari che, nel dare voce a bambini e insegnanti, vuole ribadire l’importanza della dimensione intersoggettiva dell’intervento educativo.
L’importanza dei servizi per l’infanzia e la portata dell’intervento educativo emergono da ciascun contributo, indice di un’attenzione che spesso difficilmente riesce a raggiungere insegnanti ed educatori generando quei vissuti di solitudine e richieste di collaborazione. Si tratta quindi di partire da questo riconoscimento reciproco, andare alla ricerca di tempi e spazi che favoriscano il confronto, non solo di fronte a occasioni specifiche di allarme ma nell’ottica di un lavoro di rete costante.
Mentre scrivo so che molti coordinamenti pedagogici hanno iniziato percorsi formativi e approfondite discussioni per condividere metodologie e strumenti in grado di facilitare la relazione tra operatori appartenenti a diversi servizi in un’ottica multidisciplinare e integrata. Consapevolezza che mi porta a sperare che nel prossimo futuro ogni Pollicino potrà scorgere quei sassolini lasciati dalle diverse professionalità in modo corale per poter intraprendere il cammino e arrivare alla propria meta.