Numero 5, novembre - dicembre 2008


Cerca nel archivio:
Google:

copertina_5
Piccolo Plauto
Abbonati

> torna alla Home <

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’ARTE PERCHE?
Viaggio tra le opere d’arte nella scuola dell’Infanzia.

 

Grazia Tasini*


Creare un’opera è creare un mondo
Wassily Kandinsky


   La relazione tra insegnanti e bambini alla scuola dell’Infanzia si fonda sul coinvolgimento affettivo ed emotivo. La fiducia che essi ripongono nell’adulto è totale. Le educatrici la ricambiano cercando, prima di ogni cosa, di porre la massima attenzione al loro benessere. Per questo c’è molta cura nel predisporre i contesti sia per le attività di routine sia per esperienze ludiche ricche e stimolanti. All’inizio di ogni anno scolastico si studia un percorso che si dirama in molte direzioni con un comune denominatore: lo sfondo. Gli ambiti privilegiati sui quali si è soliti agire sono: il corpo, il linguaggio, l’ambiente e la relazione. Il collante è naturalmente il gioco che veicola a tre, quattro e cinque anni conoscenza e apprendimento.       Ma che cosa c’entra l’arte? L’arte figurativa e astratta, nel corso degli anni, si è dimostrata un valido sostegno alle esperienze. Le produzioni artistiche hanno supportato attività motorie, logiche, musicali, linguistiche e manipolative. Infatti «l’arte può avere un posto centrale perché non è chiusa in attività specifiche ma spazia su molti settori culturali spinta dalla necessità di stabilire collegamenti.» Utilizzare l’arte per lavorare con i bambini, quindi, può essere molto stimolante. E’ una fonte inesauribile di stimoli e sollecita l’osservazione, la ricerca, l’approfondimento. La produzione artistica dell’arte moderna e contemporanea è a volte di difficile comprensione ma la curiosità mi ha spinto, in un primo momento, ad ampliare le mie conoscenze e, successivamente, a fare proposte ai bambini che prevedessero l’utilizzo di opere d’arte. Le opere di Mirò, Matisse, Haring,  Brugel, proposte in momenti e percorsi diversi, sono state accolte dai bambini sempre con interesse. Questo perché «i bambini di scuola dell’infanzia sono in grado di capire artisti comunemente ritenuti difficili ma anche di produrre, con grande varietà di materiali e tecniche, risultati che ci meravigliano.»
Le esperienze che mi accingo a descrivere hanno visto la luce in anni successivi e sempre in orario pomeridiano.

 

Da Mirò a Matisse: tra sogni, allegria e dinamismo
I colori e le forme di Mirò avevano colpito da tempo la mia attenzione. Sicuramente, ho pensato, è materiale adatto a una esperienza nell’ambito dei linguaggi non verbali. Dopo la mia ricerca personale, ho dato  avvio a una prima sperimentazione, scoprendo insieme ai bambini le opportunità che le opere di questo artista potevano offrire.
   Nel laboratorio ho predisposto il materiale affinché il colore potesse essere agito dai bambini di tre anni. Ho messo a loro disposizione il rosso, il giallo e il blu e mi sono affidata alla loro libera interpretazione. Ogni bambino ha manipolato il colore a dita e ha scoperto le soluzioni che potevano scaturire dall’unione di due o più colori. Anche se verbalizzava la sua intenzione riproduttiva “ho fatto un gatto”, restava, comunque,   sua priorità il giocare con il colore alla continua ricerca di altro. Il successivo approccio alle forme, è nato da una esperienza psicomotoria. Ogni bambino aveva a disposizione una forma rotonda di cartoncino, scelta tra colori e grandezze diverse. “Facciamo finta che…” sia il volante di una automobile. La musica ha accompagnato i bambini durante il loro viaggio su strade virtuali. Tutti dovevano cercare di non provocare incidenti e, quando il suono cessava, dovevano fermarsi. Il volante era appoggiato a terra e ogni bambino si recava, poi, sulla “montagna” ad ammirare il panorama. I cerchi sul pavimento erano, dunque, grandi punti che i bambini, in seguito, hanno disegnato sul foglio. «Il punto è il risultato del primo scontro tra lo strumento e la superficie materiale, la superficie di fondo. Carta, legno, tela…possono essere il materiale di questa superficie di fondo. Lo strumento può essere matita, pennello, penna, punta, ecc.» L’osservazione di alcune immagini ha stimolato  la ricerca del punto in natura e anche una danza ha fornito lo spunto per giocare con il punto. «Le grandezze e le forme del punto variano, e con esse varia il relativo suono del punto astratto. Esteriormente il punto può essere definito come la forma elementare minima, ma non è precisamente così (…). Il punto può crescere, diventare superficie e coprire inavvertitamente tutta la superficie di fondo. Dove sarebbe allora il limite tra punto e superficie?» L’incontro tra superficie - foglio - e punti  rotondi colorati di varie misure ha stimolato i bambini a sperimentare più soluzioni prima di scegliere quella definitiva. Le configurazioni prendevano vita anche con materiali non sempre consueti come piselli, fagioli, perle, bottoni, sabbia, farina gialla, e altro. La linea diventava traccia del punto in movimento e i bambini hanno osservato questo passaggio quando hanno giocato con i gomitoli di lana. Tenendo un capo della lana in mano hanno lasciato andare il gomitolo con una spinta. Allo stesso modo la linea tracciata sul foglio era il risultato di una direzione data dal braccio e soggetta a variare. Quando i bambini hanno avuto a disposizione la tempera, il pennello scivolava sul foglio e lasciava una miriade di linee che si incontravano, si scontravano, si allontanavano, si intersecavano. E’ a questo punto che ho proiettato le diapositive di alcune opere di Mirò. L’esperienza è stata  coinvolgente e molto interessante. I bambini hanno osservato attentamente “La scalata”, “Volo di uccelli al chiaro di luna”, “Costellazione”, “L’uccello zefiro” e “Gente nella notte”. Ne è scaturita una ricerca spontanea di significati e il proliferare di ipotesi.
Dorothy ha constatato che ne La scalata le sembra ci sia il sangue perché la luna blu si è fatta male, Davide ha osservato che c’è una scala come quella dello scivolo e Lucia ha notato un fuoco rosso che Susanna precisa essere un raggio di sole.
In Volo di uccelli al chiaro di luna Chiara ha indicato un fiore, Davide un pesce, Susanna una farfalla, Federica un occhio ciccione perché, la aiuta Simone, sta andando vicino a un pesciolino tutto rosa.
In Costellazione i bambini hanno individuato principalmente animali e fra questi: mucche, pesci ed elefanti, il guscio di una lumaca, ma anche  bandiere e una signora.
In Uccello Zefiro una biscia, una tazza, una maschera, una papera, una luna, la forbice, un uccello, un gallo, un pappagallo. Questa è stata anche l’opera che è piaciuta molto e ha riscosso più successo.
Anche in Gente nella notte i bambini hanno cercato di interpretare ciò che vedevano riconducendo tutto a situazioni, oggetti e contesti familiari. Tutte quelle opere sono state stimolanti dal punto di vista del colore e indicative dello stile di Jean Mirò, anche se astratte e di non facile comprensione. Però credo che tutti i bambini abbiano «bisogno di impegnarsi in attività di conoscenza e di produzione per cominciare a comprendere aspetti essenziali del mondo ….» La voglia di intervenire, di toccare con mano il telo sul quale erano proiettate le diapositive e  la capacità di appassionarsi, espressa con forza: sono questi gli aspetti che mi hanno colpito maggiormente e che mi hanno fatto capire quanto i bambini abbiano apprezzato l’esperienza. Quando abbiamo “catturato” Uccello zefiro, tutti hanno voluto contribuire prima a tracciarne i contorni e poi  a dipingerlo.
   Con i bambini di cinque anni ho utilizzato ancora Mirò per sviluppare lo studio degli elementi che compongono il viso. Dopo una piacevole osservazione allo specchio i bambini hanno disegnato il loro viso. Lo stereotipo degli elaborati grafici prodotti mi ha indotto a coinvolgere i bambini nella ricerca di altri modi di disegnare gli occhi, il naso e la bocca. Mirò si è rivelato una fonte inesauribile di stimoli che hanno fatto emergere elaborati molto personali. L’autoritratto di Mirò è stato osservato, analizzato e riprodotto. Poi i bambini hanno disegnato il ritratto del compagno e il loro. Lo stereotipo era scomparso ed emergeva dai disegni la forte personalità di ognuno.
   Altro elemento proposto per l’analisi è stato l’albero. L’osservazione dal vero ha dato i suoi frutti ma mancava ancora qualcosa. Ho mostrato allora, ai bambini, le diapositive delle opere figurative di Mirò. Gli alberi hanno assunto un valore diverso dal punto di vista artistico, sia per l’utilizzo di strumenti e materiali alternativi sia per l’emergere di una maggiore attenzione a ciò che si produceva. Non voglio dimenticare poi la possibilità di lavorare sul concetto di territorio, di area, di superficie e mappa. La visione e l’analisi delle opere d’arte si sono rivelati, anche in questo caso, importanti per sviluppare conoscenza e per trasmettere il desiderio di ricercare, scoprire e sperimentare. A cinque anni, il movimento è un altro aspetto che crea difficoltà ad essere descritto graficamente. I girotondi, di solito, vengono disegnati con i bambini uno di fianco all’altro sulla linea orizzontale. Matisse mi ha fornito gli strumenti ideali per fare giocare i bambini e per sviluppare ulteriormente la capacità di utilizzo delle forbici. Ho proposto, in principio, alcuni giochi motori: “le belle statuine”, “invento un movimento”, “la danza ritmica”, “le azioni al rallentatore”, “le ombre cinesi”. Ho utilizzato i Pokemon e i Digimon, che in quel periodo erano in grande auge, per giocare alla lotta simulata. Sono state prese in esame le immagini, cercate e ritagliate dalle riviste, in cui si potesse intuire un determinato movimento come camminare, correre, saltare, danzare, nuotare e altro. Ho consegnato loro il pongo con il quale realizzare degli schemi corporei in tridimensione. E’ a questo punto che ho presentato ai bambini la prima opera di Matisse: la Danza. I bambini l’hanno osservata attentamente, ne hanno imitato il movimento, l’hanno scomposta e assemblata, l’hanno disegnata e l’hanno dipinta. Poi hanno dato vita alla danza dei Girasoli. Dopo l’osservazione di alcune gouaches fra le quali Nudo blu, Icaro, Il circo, Polinesia – il mare hanno realizzato delle composizioni, ritagliato figure in movimento ne hanno disegnato il contorno, le hanno colorate e incollate su foglio. Figura e colore sono state alla base di questa esperienza perché Matisse sosteneva che «il colore è un mezzo per esprimere la luce, non tanto il fenomeno fisico quanto piuttosto quella luce che esiste in realtà nella mente dell’artista.»

 

Haring: la semplicità del segno 
Il colore è ciò che ritengo abbia sostenuto l’espressività di Keith Haring. I colori sono scelti tra poche combinazioni senza sfumature o mescolanze. Proprio per questo motivo ho utilizzato i suoi “omini”. Haring ha uno stile particolare: i suoi riferimenti sono nei fumetti, nella pubblicità, nei cartoni e nei film. Le linee sono semplici e le forme piatte. Il segno, preciso, netto, definito, contribuisce a rendere il tracciato grafico immediatamente comunicativo. La scoperta delle posture e degli atteggiamenti del corpo, che comunica con un linguaggio non verbale, sono stati alla base di questa nuova attività, realizzata con bambini di 4 e 5 anni del ciclo successivo. Non solo. C’era anche il desiderio di scoprire vissuti ed esperienze che sicuramente potevano emergere da una attività  di questo tipo. Generalmente i bambini manifestano ciò che provano con tutto il corpo e utilizzano il linguaggio verbale per descrivere le emozioni che intendono rappresentare nei loro disegni. La visione di alcune delle opere dell’artista ha catturato subito l’attenzione e ha sollecitato la voglia di esprimersi. In un primo momento i bambini  hanno cercato di dare significato alla parola emozione. Poi davanti allo specchio hanno provato a manifestare con tutto il corpo rabbia, dolore, tristezza, allegria,  tutte quelle emozioni, cioè, che avevano riscontrato durante l’osservazione e a cui avevano dato un nome. Esperienza non facile, soprattutto per i bambini di quattro anni. Ho proposto allora di trovare immagini sulle riviste e di seguito, insieme abbiamo cercato le motivazioni alla base di certe posizioni corporee. Il linguaggio verbale ha favorito la ricerca di significati e reso più agevole la comprensione. Giocare con gli omini di Haring è diventato così molto più semplice. Dopo aver scelto alcune immagini di paesaggi, interni, ambienti, i bambini  hanno disegnato, ritagliato  e incollato personaggi adeguati alla situazione e in grado di comunicare un messaggio; e viceversa. Scelti alcuni personaggi, è stato creato, intorno a essi, un contesto adeguato. I risultati non si sono fatti attendere e temi particolari sono emersi nelle rappresentazioni dei bambini.

 

Brugel: tra presente e passato  
   Le attività che ho evidenziato dimostrano quanto l’arte possa contribuire alla conoscenza di se stessi e alla scoperta delle potenzialità del corpo umano. Opere astratte o figurative sono comunque importanti per avviare i bambini a fare propria la ricerca del bello.  In occasione di una festa di fine anno abbiamo operato la scelta di avvalerci della collaborazione dei nonni. A questo proposito ricordo ancora con affetto la loro presenza quando sono venuti a raccontare ai nipoti e a far vedere come e con che cosa erano soliti giocare. Animali della fattoria fatti con i bastoncini di legno, bambole realizzate con stoffa o la lana. Il gioco della settimana, del cerchio, dei bottoni, sono questi i giochi con i quali i bambini si sono confrontati. Un modo di giocare che ha insegnato loro una sana competitività. L’opera di Brugel riporta alla memoria un modo di giocare appartenuto ai nonni, agli zii e ai genitori. Con il suo Giochi di fanciulli  ha contribuito  mostrando un modo di giocare diverso da quello attuale, spesso soppiantato dai modelli offerti dalla televisione. Giocare insieme con gli altri è sinonimo di collaborazione e di rispetto delle regole. Quelle regole di cui i bambini, e anche gli adulti, a volte hanno così bisogno. Per imparare a rispettare gli altri e a essere rispettati. Per essere nel mondo insieme. Per condividere in armonia attimi della nostra vita.
  
Ogni proposta, ogni percorso, ogni esperienza ha stimolato i bambini a guardare con attenzione. Occorre tempo per osservare e per abituarsi a guardare un’opera nei  dettagli. Da ogni frammento osservato è più semplice comprendere la complessità dell’insieme. I bambini “hanno guardato dentro” e si sono appropriati delle azioni, dei particolari espressivi di un volto, della profondità di un paesaggio. Hanno, soprattutto, imparato a fermarsi per un tempo  adeguato a guardare, per cogliere significati e mettere in movimento il pensiero.
   Gianni Rodari sosteneva che «un sasso gettato in uno stagno suscita onde concentriche che si allargano sulla sua superficie, coinvolgendo nel suo moto, a distanze diverse, con diversi effetti, la ninfea e la canna, la barchetta di carta e il galleggiante del pescatore. Oggetti che se ne stavano ciascuno per conto proprio, nella sua pace o nel suo sonno, sono come richiamati in vita, obbligati a reagire, a entrare in rapporto tra loro. Altri movimenti invisibili si propagano in profondità, in tutte le direzioni, mentre il sasso precipita smuovendo alghe, spaventando pesci, causando sempre nuove agitazioni molecolari. Quando poi tocca il fondo, sommuove la fanghiglia, urta gli oggetti che vi giacevano dimenticati, alcuni dei quali ora vengono dissepolti, altri ricoperti a turno dalla sabbia. Innumerevoli eventi, o microeventi, si succedono in un tempo brevissimo. Forse nemmeno ad aver tempo e voglia si potrebbero registrare tutti, senza omissioni.» Io ritengo che l’arte faccia parte della vita di ognuno di noi ed è importante imparare a conoscerla e ad apprezzarla il prima possibile. Allora allarghiamo le nostre competenze e utilizziamola spesso! Dopo aver preparato e assaggiato una gustosa macedonia perché non osservare a lungo le “mele” di Cèzanne o la “canestra di frutta” di Caravaggio?

 

* Insegnante di scuola dell’Infanzia; attualmente presso la scuola “Pianeta Bimbi” di Ballabio

Francesco De Bartolomeis, L’arte per tutti. Conoscere e produrre, Junior, Bergamo, 2003.

ibidem.

Kandinsky,  Il punto, la linea, la superficie, Adelphi, Milano, 1995

Ibidem

F. De Bartolomeis, op.cit.

Volkmar Essers, Henri Matisse, maestro del colore, Benedikt Taschen, Köln, 1990

Francesco De Bartolomeis, L’arte per tutti. Conoscere e produrre, Junior, Bergamo, 2003.