Numero 6, novembre-dicembre 2008


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Disney nello spazio, grazie a Wall-E

Francesco Filippi*

 

L’ultimo sforzo produttivo della Pixar Animation è Wall-E, il primo vero film di animazione di fantascienza prodotto dalla Disney. Diretto da Andrew Stanton, lo stesso regista di Alla Ricerca di Nemo, il lungometraggio racconta le avventure del robottino Wall-E (Waste Allocation Load Lifter-Earth-class). In un lontano futuro, quando la Terra è ormai da secoli abbandonata dall’uomo perché sommersa di rifiuti, il piccolo robot Wall-E svolge in solitaria la sua mansione di compattare e accatastare immondizia. Due eventi stravolgono la sua malinconica vita: il ritrovamento di una piantina appena germogliata e l’arrivo dallo spazio della robottina esploratrice Eve (Extraterrestial Vegetation Evaluator). Affascinante e temibile al tempo stesso, Eve prende in custodia la piantina e viene riportata nello spazio dall’astronave con cui è atterrata. Wall-E si aggrappa all’astronave nel disperato tentativo di non rimanere solo. Comincia così la sua avventura, dove conoscerà i terrestri nel loro lussuoso viaggio interstellare.
Dovrebbe essere normale pensare di poter raccontare storie di fantascienza ai bambini, eppure Disney non l’aveva mai fatto in quasi un secolo di storia. Chi ha una qualche dimestichezza con  il fumetto e l’animazione giapponese sa che la fantascienza può essere compresa e apprezzata dai bambini, basti pensare a Astro Boy di Osamu Tezuka, Capitan Harlock di Leiji Matsumoto o a Conan il Ragazzo del Futuro di Hayao Miyazaki. Per fantascienza non intendiamo tanto un racconto filmico che rappresenti una tecnologia strana o fantasiosa (come Il Pianeta del Tesoro della Disney), bensì una storia che intenda rappresentare un’ipotesi di società futura, che voglia essere anche un’occasione per rifletterci sopra. Non è un caso infatti che spesso la fantascienza ci mostri utopie e ci metta in guardia da distopie (da qui anche la sua utilità pedagogica). Forse ci voleva l’illuminata e potente Pixar per far sì che la Disney colmasse questo vuoto nell’immaginario infantile, pur con quasi mezzo secolo di ritardo rispetto ai colleghi giapponesi.
Stupisce quindi vedere un film d’animazione per famiglie dalle ambientazioni così rugginose, “catastrofiche” e dure: un mondo di rifiuti senza colori brillanti, sporco, dove l’amico del protagonista è un fotorealistico scarafaggio. Roba che in questi ultimi anni è sempre stata ritenuta dal mercato assolutamente impensabile in un cartoon per famiglie. Il fatto che proprio la Disney, locomotiva ed esempio mondiale di un perbenismo asettico divenuto ormai “inquietante”, abbia infranto alcune delle sue rigide tendenze finto-pedagogiche apre nuove speranze pedagogiche. Insomma, forse si stanno delineando nuovi territori nell’immaginario di un’infanzia spesso eccessivamente protetta.
Wall-E va in controtendenza anche sul fronte del sonoro, perché è un film sostanzialmente privo di dialoghi. Preoccupante trend degli ultimi anni è infatti un aumento, nel parossismo filmico dei cartoon, di personaggi logorroici o comunque costantemente “su di giri”. Perché, si dice, i bambini hanno bisogno di stimoli continui per mantenere la loro sempre più labile attenzione. Il fatto che Wall-E abbia comunque portato a casa in poco tempo più di 220 milioni di Euro (ne è costato circa 180), costituisce un bel precedente positivo, alla faccia di tanti miopi produttori che fanno disastri per rincorrere le mode di turno. Così, mentre appunto c’è chi rovina progetti pur di realizzarli al computer 3D (perché va tanto di moda…!), la Pixar, il numero uno del settore, sta scaldando i motori per un film proprio in 2D, come testimoniano le sigle in due dimensioni, ora grafiche ora pittoriche, di Rattatouille e Wall-E.
Tornando nel merito del film, si potrebbero sollevare, accanto agli elogi per la eccellente confezione tecnica, anche alcune pecche: a ben vedere, infatti, la sceneggiatura, ancorché ben costruita, resta prevedibilissima, forse un pò banale, con momenti di caduta. I personaggi hanno poco spessore, il villain rimane un pò fumoso, senza contare che la morale ecologica pesa parecchio sul fluire della storia stessa. Insomma, il film funziona, ma ben altri possono essere i discorsi ecologici un esempio sono i cartoon di Hayao Miyazaki (Conan, Nausicaa, Totoro, Princess Mononoke…).
In conclusione, Wall-E è e resta un buon film, un passo avanti nella storia produttiva della Disney, un passo di lato nella storia della Pixar, che da un paio d’anni è diventata ufficialmente la mente creativa della stessa Disney.
Ultima nota di merito per Presto, l’esilarante cortometraggio che precede il film e che ha richiesto ben dieci turni di presentazione per venire approvato dai vertici della Pixar. Anche nel mondo delle favole produttive (si veda al proposito il documentario A Pixar Story) dietro le magie c’è tanta fatica.

 

 

 

 

 

 

 

* Regista e sceneggiatore, ha fondato lo Studio Mistral www.studiomistral.com