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Un mese nell’orfanatrofio Shungu Dzevana Trust, ad Harare City, Zimbabwe
Natsuko Sawaya*
Sul tema dei bambini istituzionalizzati esiste oggi una ricca letteratura che ci consente di comprendere meglio i rischi e le carenze che possono caratterizzare lo sviluppo dei bambini ricoverati in orfanotrofi. Con questa consapevolezza ho iniziato il tirocinio in alcuni paesi africani, negli orfanotrofi o istituti per i bambini abbandonati. In Zimbabwe, si trattava di un orfanotrofio dove più di 50 bambini abitavano insieme, in Congo-Brazzaville era un centro per bambini abbandonati con più o meno 45 bambini. In Senegal un centro per lattanti aveva circa 55 bambini di età fino a 15 mesi, che vengono ospitati al massimo per 1 anno e mezzo perché le famiglie non possono tenere i neonati a causa di problemi diversi oltre la povertà.
La prima esperienza si è svolta ad Harare City, Zimbabwe, dal 27 dicembre 2007 al 28 gennaio 2008, presso l’orfanatrofio di Shungu Dzevana Trust
Una volta si diceva che lo Zimbabwe era il paradiso dell’Africa. Questi ultimi 20 anni, in particolare dopo il 2002, la situazione in Zimbabwe è profondamente cambiata, sfortunatamente in peggio. Durante il mese della mia permanenza in Zimbabwe, fra dicembre 2007 e gennaio 2008, quasi ogni giorno si verificava l’interruzione di corrente elettrica, di acqua e telefono sia ad Harare City che in periferia. I supermercati erano quasi vuoti. C’erano lunghe file davanti a tutti i bancomat. I prezzi erano aumentati tantissimo e il tasso di inflazione è arrivato sino al 15,000%... Anche se si riusciva a lavorare per un mese, non sempre si guadagnava abbastanza per poter comprare generi di prima necessità quali pane e latte.
L’influenza di queste condizioni sulla vita media era incredibile: 20 anni fa, la vita media era stimata intorno ai 58 anni ma attualmente le stime sono di 34 anni per le donne e in 37 per gli uomini… Più di un quarto della popolazione sono colpiti da infezione da HIV e tutti i giorni ci sono dei bambini che diventano orfani. E’ evidente che in queste condizioni i ricoveri in orfanotrofio spesso garantiscono ai bambini la sopravvivenza.
Tanti medici, infermiere, insegnanti stanno andando via perché possono guadagnare di più nei paesi vicini. All’ospedale, c’è non solo la mancanza dei medici e delle infermiere ma non ci sono le medicine e gli strumenti per trattamento. Molte scuole non hanno gli insegnanti e neanche i materiali necessari per insegnare. Un direttore di una scuola elementare statale mi ha detto che l’ultima volta che avevano ricevuto i libri scolastici è stato negli anni ‘90. Mandare i bambini a scuola è molto difficile: anche gli orfani devono pagare le tasse della scuola elementare e media, devono comprare la divisa e i libri e ovviamente non sono in grado di farlo, anche se frequentare le scuole elementare e media è obbligatorio.
Shungu Dzevana Trust
Shungu Dzevana Trust è un’organizzazione di volontariato per supportare i bambini. La direttrice è Suor Mercy e c’è un comitato i cui membri gestiscono l’organizzazione assieme a Suor Mercy. Shungu Dzevana è nella lingua Shona, che significa Passione per bambini. L’ente accudisce quasi 500 bambini che sono quasi tutti orfani. Molti di loro abitano insieme a una famiglia affidataria, queste famiglie potrebbero essere di parenti ma anche famiglie estranee. Suor Mercy crede che sia meglio abitare con una famiglia che abitare in istituto per la crescita di un/a bambino/a per cui vuole trovare famiglie affidatarie o adottive, ma per le condizioni del paese è diventato difficile trovarne . Nell’orfanotrofio in cui sono stata ci sono più di 50 bambini, di cui la metà in età prescolare. C’è un altro orfanotrofio di Shungu Dzevana Trust a Mhondoro, in una zona rurale.
Molti degli orfani di età compressa tra i 6 e i 10 anni hanno perso i genitori soprattutto a causa di malattie. Dopo la morte dei genitori alcuni sono venuti a Shungu perché non avevano nessun parente, altri abitavano con i fratelli, altri ancora con i parenti, o in una famiglia estranea dopo la morte dei genitori. Ma c’erano molti casi di abbandono da parte delle famiglie. Quelli che erano abbastanza grandi e quindi in grado di chiamare il numero dell’assistenza sociale o Child Help Line, ecc per un aiuto, sono riusciti a venire a Shungu tramite queste organizzazioni. Ci sono dei bambini che sono stati abbandonati in strada e sono arrivati a Shungu tramite la polizia o l’assistenza sociale. C’erano anche degli episodi di violenza, non solo la violenza fisica ma anche sessuale. Gli insegnanti della scuola hanno avvertito la polizia e di conseguenza i bambini sono stati portati a Shungu. Alcuni bambini stavano a Shungu perché i genitori avevano dei problemi psichici e erano giudicati non adeguati alla funzione di genitori.
La maggior parte dei bambini di età prescolare sono stati abbandonati dai genitori quando erano in tenera età, anche nello stesso giorno della nascita. Vengono abbandonati in strada o all’ospedale. Suor Mercy mi ha detto che gli anni 2002 e 2003 erano stati un pò particolari che tanti neonati erano abbandonati a Harare City. Tanti di loro sono venuti sotto la custodia di Shungu Dzevana Trust in questi anni. Una bambina piccola è stata fatta cadere, hanno tentato di metterle la testa a terra per calpestarla e così ucciderla barbaramente. Quando è venuta a Shungu, aveva una grande ferita alla testa. Non solo lei ma molti bambini piccolissimi abbandonati in strada furono trovati in condizioni non buone e molti di loro hanno perso la vita. I bambini appena nati erano spesso portati a Shungu ancora sanguinanti. Questo significava che il bambino era nato il giorno stesso. Quando il sangue presente sulla pelle del neonato era rappreso stimavano che la nascita del bambino doveva risalire alle 24 o 48 ore precedenti il suo arrivo nella struttura.
Ci sono tante mani che sostengono i quasi 500 orfani di Shungu Dzevana Trust. I fondi, i materiali, i cibi, ecc. arrivano non solo dallo Zimbabwe ma anche dall’estero. Ogni settimana, ho incontrato qualcuno che visitava Shungu per portare qualcosa per i bambini, per parlare con Suor Mercy, ecc. Molti provano ad aiutare i progetti che ha Suor Mercy e l’organizzazione Shungu Dzevana Trust, tra questi:
Anche se ci sono tanti aiuti, per il numero degli orfani che molto elevato e per il continuo peggioramento della situazione dello Zimbabwe, gli aiuti non sono mai sufficienti.
La mia esperienza a Shungu Dzevana Trust
Il programma della giornata si basa su un orario rigido scandito soprattutto dai tempi delle attività di routine
5:00 sveglia
6:00 colazione per i bambini di 1 e 2 anni (porridge) e per i bambini che vanno a scuola.
6:30 - 7:00 uscita per i bambini che devono andare a scuola
9:00 colazione per tutti i bambini che stanno all’orfanotrofio; fino quest’ora i bambini giocano liberamente. Fra la colazione e il pranzo, i bambini giocano liberamente.
12:30 pranzo
13:00 - 14:00 riposo pomeridiano. Tornano i bambini da scuola e fanno il pranzo.
15:00 bevanda o frutta
16:00 porridge per i bambini di 1 e 2 anni Nel pomeriggio, i bambini giocano, poi fanno il bagno o la doccia.
18:00 cena
18:30 - 19:30 TV (se c’è elettricità altrimenti, giocano.)
19:30 a letto (i bambini grandi dormono più tardi.)
Tutte le domenica vanno alla chiesa (ma non i più piccoli).
La prima cosa che mi ha colpito è stato il comportamento dei bambini che mi si avvicinavano con entrambe le braccia alzate e mi toccavano nel tentativo di essere presi in braccio. Molti avevano un grande sorriso, alcuni un’espressione triste. Una volta che ne prendevo uno in braccio, non voleva più scendere. Mi sono accorta che c’erano dei bambini che stavano per terra, addormentati, sdraiati o seduti senza fare niente, con un’espressione vuota negli occhi. Alcuni mi guardavano ma alcuni avevano lo sguardo perso nel vuoto.
La lingua parlata dentro questo orfanotrofio era soprattutto “Shona”, la loro lingua, ma a scuola i bambini imparano l’inglese e lo parlano. Ma quelli che prendevo in braccio erano in generale i bambini di età prescolare che non frequentavano asilo nido o scuola materna. Trascorrono il loro tempo dentro la struttura dello Shungu. Fortunatamente c’era un grande giardino con piante in cui potevano giocare. Siccome il personale è molto occupato, i bambini giocano liberamente dalla sveglia fino all’ora di coricarsi tranne l’ora del pasto. Nel pomeriggio dopo il ritorno degli scolari e di quelli più grandi, giocavano anche con loro. C’erano dei bambini più grandi che mostravano la preferenza sempre verso gli stessi bambini più piccoli: si era formato un legame fra loro e prendevano spesso gli stessi bambini in braccio. Anche una bambina di 7 anni curava sempre gli stessi bambini più piccoli di lei, dicendomi che erano suo fratello e sua sorella. In realtà non erano della sua famiglia biologica ma per lei era così.
In questo orfanotrofio è normale che i bambini grandi si prendano cura dei piccoli. Si vedeva tanta interazione fra i bambini a Shungu: giocavano, parlavano e si curavano sempre gli uni con gli altri.
Le “mame”
Il personale chiamato “mama” lavora tantissimo. Le mame lavoravano in 3 gruppi e facevano i turni di 24 ore. C’erano sempre almeno 5 mame in ogni gruppo che si occupava dei bambini, facevano le pulizie, lavano, cucinavano ecc. Ogni tanto quando c’era un momento di svago, le mame ballavano e cantavano gioiosamente. Molto spesso i bambini partecipavano o guardavano ridendo. Guardando queste scene, ho capito che il ballo e il canto avevano un ruolo molto importante per la loro cultura, non solo per gli adulti ma anche per i bambini. Quando le mame cominciano a ballare, a cantare, tutti gli altri le seguono e l’atmosfera diventava molto allegra grazie alle loro voci ed ai loro sorrisi. C’erano dei momenti così ogni giorno e sembrava che questi momenti svolgessero un ruolo molto importante nella loro vita.
Le mame lavoravano tanto come ho detto sopra, ma dall’altra parte, non avevano tanto tempo da condividere con i bambini. Il momento in cui potevano giocare con i bimbi era pochissimo. Gli adolescenti come studenti di liceo stavano spesso con le mame che cucinavano, parlando e aiutandole. C’erano momenti in cui le mame provavano a comunicare o a giocare con i bimbi mentre mangiavano o giocavano liberamente.
Le mame che lavoravano a Shungu cambiavano spesso. Nel momento in cui ero là io, il turno di lavoro per ogni mamma era lungo circa 2 anni… Molte mamme erano nuove, ma già mi dicevano che avrebbero voluto cambiare lavoro. In generale, le mamme rimangono a Shungu per 5 giorni e tornano a casa durante i giorni di riposo settimanali. Solo alcune mamme che avendo la propria abitazione vicino a Shungu rientravano a casa loro ogni sera. Ma qualche volta finiscono di lavorare in tarda serata o cominciano la mattina presto per cui quando veniva buio, non potevano rientrare a casa, quindi rimanevano per la notte a Shungu. Molte mamme hanno la loro famiglia con figli. Per venire e tornare a casa, molte di loro dovevano prendere dei mezzi di trasporto e non volevano spendere i soldi per i mezzi di trasporto perché i prezzi erano in continuo aumento. Perciò alcune mamme stavano a Shungu anche quando avrebbero avuto i giorni di riposo. A Shungu, potevano mangiare e dormire, ma dormire in terra perché non c’erano letti per il personale.
Di norma le mame provengono da famiglie povere. Purtroppo, si verificavano casi di furti, alcune mame rubavano il cibo, le cose dall’orfanotrofio... Diventa difficile creare un rapporto di fiducia fra Suor Mercy, gli amministratori e il personale. Suor Mercy avrebbe voluto avere alcune persone come insegnanti per i bambini piccoli ma mancavano i fondi. Per il personale che lavorava, Shungu Dzevana Trust poteva pagare solamente il minimo dello stipendio (ma è veramente il massimo che può dare Shungu). Credo che le condizioni del lavoro e lo stipendio siano le cause della difficoltà delle mame di trattenersi a lavorare per un lungo periodo presso l’istituto.
Mentre giocavano i bambini, alle volte avevano degli atteggiamenti aggressivi e si picchiavano. Il personale rimproverava i bambini picchiandoli a volte, ma non violentemente. Il personale e i bambini più grandi mi hanno spiegato che nella loro cultura questo comportamento è normale.
I bambini
I bambini di cui mi sono accorta già nei primi giorni che mi sembravano apatici o inerti erano sempre gli stessi bambini che ho continuato a vedere così anche per tutto il resto del mio soggiorno. Fra loro, c’era una bambina che mi è stata a cuore sin dal primo giorno; era una bimba di 1 anno e 7 mesi. Era seduta per terra, con la testa chinata, aveva un’espressione del volto come vuota. Ho chiesto a un addetto del personale se questa bambina stesse male ma mi ha risposto che non stava male. Gli altri bambini piccoli (fino a 5 anni) venivano verso di me, mentre lei stava dove era. Quando qualcuno le parlava o la prendeva in braccio, l’espressione del viso non cambiava mai. Non mostrava segni di felicità. Prima di ogni pasto, i bambini dicevano una preghiera e osservando questa bimba mi sono accorta che anche lei la recitava; la sua bocca si muoveva anche se l’espressione del volto rimaneva immutata.
Una mattina sono entrata nella camera dove i bambini piccoli stavano seduti e improvvisamente questa bambina si è alzata, ha camminato velocemente e facendomi un grandissimo sorriso è venuta sulle mie ginocchia, anche la sua voce era allegra. Da quel momento, quando mi vedeva anche da lontano, mi guardava sempre e muoveva gli occhi e le sopracciglia. Molto spesso, veniva verso di me e aveva sempre un grande sorriso. Ma ancora, vedevo spesso che lei stava seduta o sdraiata per terra, con il viso privo di espressione. In quel momento, anche se mi avvicinavo e le parlavo, solo i suoi occhi mi guardavano, sembrava quasi spenta.
Verso la fine del mio tirocinio i momenti in cui era attiva erano sempre di più. Diceva il mio nome, cantava anche una canzone giapponese (che ho insegnato ai bambini di Shungu) con sempre grandi espressioni di gioia. Ma i momenti in cui sembrava spenta non erano passati completamente.
Ho giocato e osservato i bambini ogni giorno, aiutando un pò le mame. Ho seguito anche l’orario della notte, in cui le mame svegliano uno alla volta i bambini di età prescolare per fare pipì (anche se molti di loro l’avevano già fatta nel letto). Come è noto i bambini istituzionalizzati spesso soffrono di enuresi.
Ho accompagnato e sono andata a prendere i bambini che andavano alla scuola elementare. Mentre camminavamo cantavamo delle canzoni e ogni tanto hanno preso dei frutti dagli alberi (era la stagione del mango ed era l’unica frutta che potevano mangiare). Una delle insegnanti mi ha raccontato che i bambini di Shungu e degli altri istituti mostrano in generale molto meno interesse allo studio rispetto ad altri bambini che vengono da casa. Facevano fatica a seguire le regole, non riuscivano a rimanere seduti per lungo tempo e avevano problemi di concentrazione. C’era una bambina, più o meno di 8, 9 anni, di cui la maestra mi parlava dicendo che lei si addormentava facilmente sul banco ogni mattina. La maestra non capiva perché e non sapeva cosa poteva fare.
Questa bambina era arrivata a Shungun all’età di 3 o 4 anni, accompagnata da chi l’aveva in quel momento in custodia. I suoi genitori erano defunti e una coppia l’aveva presa in cura fino a quando non si è trasferita in Zambia e non potendola più tenere, l’aveva portata a Shungu. Questa bambina mostrava i sintomi di aver subito abusi sessuali. Mentre stavo a Shungu, mi sono accorta che il suo modo di camminare era un pò particolare. Era una bambina dolcissima che mi chiedeva sempre di leggere il suo libro (ho dato un libro a ogni bambino) però ho visto anche che stava sempre a distanza dagli altri. Quando se ne andava lontana, ci guardava sempre. Qualche volta stava da sola anche in mezzo al gruppo dei bambini. L’anno scorso ad agosto, precisamente il 25 agosto, questa bambina è morta di Aids. Aveva più o meno 10 anni.
Un certo numero di bambini era sieropositivo, ma c’erano bambini malati e non solamente di Aids, ma di una qualsiasi malattia contagiosa e ci sono bambini che hanno sempre ferite sulla pelle, sulla testa. Le condizioni all’interno dell’orfanotrofio sono tali per cui c’è un’enorme possibilità di contagio sia nelle camere da letto che nella camera di gioco. Questa camera era usata anche per mangiare durante il mio soggiorno anche se adesso dovrebbe essere completata la cucina .
Alcuni bambini si addormentavano dopo un lungo periodo. Le mamme erano sempre molto impegnate e ogni tanto veniva chiesto loro di sedersi sul tappeto. Durante l’attesa parlavano, giocavano insieme, ma i bambini poco attivi non facevano nulla, rimanevano solamente seduti ad aspettare. C’erano dei momenti in cui le mame li facevano cantare e ballare insieme, e chiedevano a qualcuno di venire davanti a tutti per raccontare qualcosa. Ma per la maggior parte del tempo le mame erano occupate, quindi anche se facevano queste cose, non potevano durare a lungo. Suor Mercy provava ad andare dai bambini e farli cantare, raccontare favole, ma avendo molti impegni in qualità di direttrice e avendo anche dei problemi di salute, non poteva trattenersi con loro.
E’ indubbio che il problema di fondo è la mancanza di personale e ho pensato che sarebbe sufficiente anche un numero limitato di persone come educatrici durante la giornata per migliorare la situazione.
Un’altra cosa di cui mi sono accorta riguardava i libri. Ho chiesto alla Scuola Internazionale di Bologna se le famiglie potevano donarmi dei libri per i bambini, libri usati e in lingua inglese. Ho potuto portare più di 80 libri e ne ho dato uno a ogni bambini e altri li ho lasciati a Suor Mercy per la biblioteca futura del Shungu. Dopo aver dato a ogni bambino un libro, ho avuto la sensazione che forse i bambini piccoli (sempre fino all’età prescolare) non erano abituati a sentir leggere loro delle storie, mi sembrava che molti di loro non sapessero che cosa fosse un libro. Poi, mi sono accorta che non c’erano dei libri nella sala di gioco dei bambini.
Suor Mercy fa uno sforzo per migliorare continuamente la vita dei bambini; il suo desiderio sarebbe di fare un “Villaggio dei bambini” per il futuro. La pianta è già disegnata: nel villaggio, ci sarebbero tante case dove 4 orfani abitano con una mama insieme. Suor Mercy è malata gravemente, aveva la leucemia e ora soffre di dolore alle ossa. Durante il mio soggiorno ad Shungu, anche se non stava bene, ogni giorno andava nei diversi luoghi, alle diverse riunioni per raccogliere fondi e cibo.
Quando ho mostrato alcune fotografie dei bambini di Shungu tutti mi ha detto che questi bambini hanno bellissimi sorrisi. È davvero così: questi bambini di Shungu sorridono tanto.
Dopo questa esperienza, durata un mese, sono partita per il Congo: al Centre d’Accueil Béthanie, a Brazzaville.
L'Autrice
* Laureata Educatrice di Nido e Comunità Infantile all’Università di Bologna, grazie a una borsa di studio della Fondazione Rotary ha svolto attività di tirocinio in alcuni istituti per bambini abbandonati ad Harare City in Zimbabwe, a Brazzaville in Congo e a Dakar in Senegal.
Note al testo
Alexandra Drive 26, Hatfield, Harare, Zimbabwe. http://www.shungudzevana.co.zw/ Direttrice: Suor Mercy A.T. Mutyambizi
Per quanto riguarda l’adozione internazionale, i bambini sotto i 18 anni non possono essere adottati internazionalmente rispetto al legge di questo paese. Shungu Dzevana Trust ospita i bambini fino all’età di 18 anni quando viene ufficialmente riconosciuta la maggiore età in Zimbabwe. Però aiuta quelli che vogliono continuare a studiare all’università in Zimbabwe anche dopo i 18 anni.