Numero 6, novembre-dicembre 2009


Cerca nel archivio:
Google:

copertina_6_09
Piccolo Plauto
Abbonati
 

> Torna all'indice <

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Franco Frabboni
L’Albero degli zoccoli della scuola tre-sei

 

Da poco sbarcati sul terzo Millennio, godiamo di un buon balcone di osservazione per dare il voto in Educazione a un Secolo da poco tramontato. 
In particolare, siamo in una stagione del tutto affidabile per stilare la pagella al secondo Novecento: quando lo Stato italiano è responsabilmente sceso in campo - assieme agli Enti locali e al Privato sociale - per incoronare la Scuola/pubblica ad agenzia di alfabetizzazione e di socializzazione per le giovani generazioni.
Se intendiamo porci sul naso un occhiale capace di allungare lo sguardo oltre-la-siepe (sul domani del nostro sistema scolastico) è d’obbligo fermarsi un momento per rileggere il romanzo pedagogico del Ventunesimo secolo. Una lettura possibile a patto di porre su un grande schermo l’albero degli zoccoli che illustra il sistema formativo del glorioso nostro secondo Novecento.
Lo faremo facendo scorrere alcune foto/ricordo. Questa, la tesi che argomenteremo. L’albero degli zoccoli che dà ossigeno socioeducativo all’odierna Scuola dell’infanzia gode di radici e di rami antichi, tutti di alto prestigio pedagogico.


Nella seconda metà del Secolo scorso, la crescente presenza nella nostra penisola di una Pedagogia popolare - democratica e progressista: nata dal basso, nelle tante contrade della penisola (in virtù di un girotondo sempre più largo tra insegnanti-genitori-enti/locali-sindacati-volontariato-chiese) - ha avuto il  merito indiscutibile di elaborare e di sperimentare un’accreditata e condivisa teoria/prassi dell’educazione prescolastica. Parliamo di una Pedagogia “endogena” - nutrita di cifre teoriche da illustri Amazzoni (Rosa Agazzi e Maria Montessori) e di cifre empiriche da nobili Cavalieri non/accademici (Loris Malaguzzi e Bruno Ciari) - che ha avuto il coraggio di denunciare l’allora crescente esterofilia di immagini d’infanzia, eccentriche ed effimere, create da neofite multinazionali interessate a mercificare i consumi della bambina e del bambino. Parliamo dei colossi industriali che già invadevano con le loro merci il florido mercato dei bisogni indotti, artificiali e voluttuari, rivolti a bambine e a bambini dal diffuso volto metropolitano.


La Pedagogia popolare batte strade diverse. Scommette su un’infanzia storica, antropologica, in carne e ossa. Una bambina e un bambino che vogliono conoscere ma anche sognare, che vogliono sorseggiare fino all’ultima goccia il calice della loro domenica (la stagione tre-sei anni), ma anche assaporare le primizie del loro lunedì (il domani profumato della terza infanzia).
Non possiamo non richiamare alla mente  - per non dimenticare - i grandi mentori (Amazzoni e Cavalieri senza paura) che hanno percorso gli affascinanti sentieri educativi della Scuola della seconda infanzia. Per decifrare nella sfera-di-cristallo i futuri paesaggi educativi della seconda infanzia è pertanto necessario disporre di “occhiali” in grado di leggere e valutare il suo Amarcord: il suo Albero degli zoccoli, il suo Album di famiglia pedagogico e didattico.


Sulle loro frontiere pedagogiche troviamo scolpite - da angolazioni diverse - le quattro identità esistenziali della stagione sotto-i-sei: l’infanzia del cuore (della Relazione) di Rosa Agazzi; l’infanzia della mente  (dell’Autonomia) di Maria Montessori; l’infanzia della fantasia (della Creatività) di Loris Malaguzzi; l’infanzia scout (dei Perché) di Bruno Ciari. Sono le cartoline pedagogiche che campeggiano sulle pareti delle nostre periferie scolastiche: è l’Altra Pedagogia.


Per concludere. Alla nostra scuola tre-sei (militante e della periferia) va riconosciuto il merito di avere conquistato uno straordinario prestigio internazionale. Tanto da essere “medaglista”, a fine Novecento, con il palmares (con l’Oscar) di scuola più bella del mondo: fondata su una cittadinanza attiva e solidaristica e - insieme - su una cultura densa di saperi plurali e generativi.