Numero 4, aprile 2007


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Leggere, leggere, leggere


Franco Frabboni


Perché auspichiamo per i bambini e le bambine un’overdose di lettura?
Perché vorremmo che l’infanzia guardasse le figure e iniziasse precocemente a comprendere la testualità di un libro fin dai suoi primi passi?
Da una parte, perché nell’odierno secolo della conoscenza occorre consegnare a tutte le età generazionali (infanzia, adolescenza, stagione adulta e senile) la padronanza di una pluralità di codici: manipolativi, musicali, grafici, gestuali, scritti, orali, iconici ed elettronici.
Dall’altra parte, perché come educatori siamo chiamati a dare sollecitamente le “ali” a una persona che vive in una età storica egemonizzata dagli alfabeti mediatici, a dominanza televisiva.
Di qui il grido di Munch che rivolgiamo alla lettura nella ricchezza dei suoi registri. Per la sua forza comunicativa, cognitiva e trasfigurativa, questa ha il compito non tanto di oscurare il video, ma di evitare che i suoi messaggi (se monopolizzati per ragioni ideologiche e di mercato dai nuovi padroni del vapore) si tramutino in “alfabeti” di manipolazione - per vie subcorticali - dei linguaggi e delle forme di pensiero delle giovani generazioni.

La Pedagogia è chiamata a porsi in prima fila a difesa dell’infanzia/persona. Posizione possibile se saprà liberarsi di un duplice mantello “farisaico” -antipedagogico- che con troppa frequenza si trova sulle spalle.
Primo mantello farisaico. Campeggia da tempo un’ideologia “antipedagogica” di genitori e di insegnantiche dipinge l’iniziazione dei propri figli/scolari alla lettura come una sorta di via-infernale: distruttrice dei loro paradisi incantati, inattuali, fantastici. Di qui l’ovvia sentenza dell’adulto/manicheo: la lettura va procrastinata il più tardi possibile. Per esempio, nel canonico e ormai senile sesto anno (prima elementare)del bambino e della bambina.
Secondo mantello farisaico. Campeggia da tempo un’ideologia “antipedagogica” di genitori e insegnanti che, quando viene informata che noi italiani siamo ultimi in Europa come amanti del libro, indossa abitiperbenisti e piange lacrime da coccodrillo sulprogressivo tramonto della lettura sotto l’incalzare dei linguaggi massmediatici.

Pensierino finale, autenticamente pedagogico. Lo rivolgiamo a chi pratica due comportamenti “stolti” nei confronti dell’infanzia.
E’ “stolto” chi considera la lettura nel libro un ferro/vecchio per un mondo dalle spettacolari trasformazioni tecnologico-scientifiche. Illudendosi di potere conoscere e di potere sognare attraverso il suadente contatto serale con il linguaggio/Eta-Beta delle Telenovelas e con la chiacchiera/urlata dei Reality show (Grandi Fratelli, Isole dei famosi, Fattorie). La sua stupidità sta nel non capire che una Tv dove “tutto fa brodo” genera un pensiero che-non-pensa: privo di libertà di opinione, di lentezza introspettiva, di piacere intellettuale.
Per potere difendere la libertà e la creatività intellettuale delle giovani generazioni, la Pedagogia è chiamata a respingere la mortale correlazione che i tam tam mediatici intendono imporre per disseminare (per le fortune dei loro mercati e per le loro gradite derive populiste) una conoscenza generatrice di un pensiero formattato: prigioniero dei dogmi, delle omologazioni e delle omogeneità. A noi pedagogisti - teorici di un soggetto/persona che possa pensare con la propria testa e sognare con il proprio cuore - questa forma di pensiero dall’encefalogramma piatto (assiomatico e conformista) allarma moltissimo.
Sono “stolte” la famiglia e la scuola quando disincentivano il piacere di leggere, quando non danno ospitalità al libro tra le pareti domestiche e nelle sezioni/intersezioni. Lasciando che deragli il trenino pieno di immaginari, di emozioni, di intimità esistenziali che porta il nome di lettura (e poi di scrittura). Soprattutto, è colpevole la scuola quando, in nome del nozionismo e del distacco dalla vita reale, contribuisce all’ideologia della comunicazione essenziale e della povertà lessicale. Con il deplorevole risultato di trascurare le libere letture del mondo infantile, perlopiù capaci di rispecchiare i loro immaginari e i loro incanti.