Numero 12, dicembre 2007


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Nel centenario di A. Lindgren: il cassetto segreto di Pippi Calzelunghe

di Emy Beseghi


La scandalosa Pippi, l’irriducibile monella, l’irriverente, ironica e dissacrante Pippi, è sempre attuale. Anzi, un classico a cui si ritorna continuamente. Dopo aver segnato un deciso spartiacque nella storia della rappresentazione delle bambine a cui ha offerto nuove e più liberanti fantasie di cui nutrirsi, Pippi è rimasta un simbolo a cui attingere per esplorare risorse nascoste, per contagiare le lettrici con la sua forza vitale e la derisione del sistema dei divieti del mondo adulto.
Pippi non conosce l’usura del tempo, crea risonanze nuove, stringe preziose alleanze con le sue lettrici, è una potente calamita che, in un crescendo di immedesimazione empatica, proietta con la sua fertile fantasia in avventure irresistibili e dai sorprendenti risvolti simbolici. L’originalità e l’effervescenza della trama, le spiazzanti invenzioni narrative, la fonte inesauribile di creatività, l’incontenibile spontaneità del personaggio rendono Pippi un’icona dell’immaginario infantile. La sua avventura è quella di tante bambine decise a non abdicare al loro coraggio o alla loro forza inventiva, bambine intrepide pronte a sfidare le convenzioni, a smascherare pregiudizi e luoghi comuni. Di generazione in generazione, di paese in paese, dal 1945, data della sua prima pubblicazione in Svezia, agli anni della contestazione studentesca e del femminismo del 68 fino a oggi, la voce di Pippi rimane un punto di riferimento significativo, una voce autorevole per la letteratura per l’infanzia e soprattutto per le bambine che dimostrano di comprendere e di seguire il richiamo salvifico della ragazzina con le calze lunghe. Nata come racconto-dono di Natale per la figlia malata, la storia di Pippi diventa una preziosa eredità per tante altre figlie e nipotine di tutto il mondo, trasmettendo i valori propri di una genealogia al femminile. Fedele al suo essere bambina, ilare ma anche malinconica, bambina diversa, talmente verosimile da sfiorare il vero, la piccola eroina svedese rifiuta la crescita, la teme, non si rassegna alla natura e tenta di fermarsi all’infanzia ingoiando le famose pillole Cunegunde in grado di non farla mai diventare… “grunde” in quanto “il trucco sta proprio qui: quasi tutti dicono “grande”, e non potrebbero commettere sbaglio peggiore, perché allora si comincia a crescere e non si smette più”.
La vitalissima Pippi Calzelunghe abita a pieno titolo i territori sempre scarsamente esplorati della letteratura per ragazzi, ma compie moltissime incursioni nella letteratura popolare. Il debito della Lindgren nei confronti dei grandi narratori orali è palese, la sua è una dichiarazione di poetica decisa e consapevole. Il legame con il proprio microcosmo rurale legato all’infanzia felice dell’autrice si manifesta in tutta la sua produzione letteraria, ma è proprio nel suo romanzo più celebre che risuonano maggiormente gli echi del legame al femminile con la sua terra in cui il sentimento di sacralità ricorda le antiche credenze panteistiche della natura. E’ proprio la natura, infatti, che diventa scenario e contenitore dei percorsi iniziatici per eccellenza della letteratura scandinava, da Selma Lagerlof a Karin Michaelis: essa rappresenta un’importante funzione sociale, culturale e psicologica, un altrove dove tutto è possibile, dove dominano le fantasie fatate e onnipotenti del pensiero infantile.
Le illustrazioni di Elsa Beskow, artista molto apprezzata da Astrid Lindren e Tove Jansson sembrano porsi come emblema di questa natura iperidilliaca, di gusto iconografico minimalista e rappresentante un mondo in miniatura, teatro ideale delle avventure di Pippi Calzelunghe e delle sue sorelle di carta ma anche isola sognata per le lettrici di tutti i tempi. Le tavole di Ingrid vang Nyman alludono a un incredibile albero genealogico, così rilevante da impressionare chi lo contempla. Pippi, infatti, sembra discendere dal piccolo scamiciato delle barricate, Gavorche, rinviare ai gotici monelli Max e Moritz, ritrovare tutti gli amici di Yellow Kid, mescolarsi con i magri bambini erranti della Grande Depressione, avvicinarsi alle inermi creature dei manifesti spagnoli della Guerra Civile, non distaccarsi dalle fierissime orfanelle dei comics americani (1) .
Il fascino sempiterno di Pippi, sta davvero, secondo Faeti, nei suoi infiniti richiami alla Letteratura per l’infanzia dove il signor Nilsson, scimiottino perbene, sembra porsi come nipotino aggregativo di tutti gli scimiottini, di Collodi, di Robida, di Yambo. E dove Pippi sembra evocare quel mondo illuminato dal sole che sveglia Tom sull’isola di Jackson, ma anche dalla luna che consente a Felix Mio Miao di fare delle capriole danzando. Pippi va a scuola? Potrebbe stare in classe con Max e Moritz, conoscere e ammirare Lucignolo, apprezzare Franti. In lei, svedese in tutto e per tutto, riecheggiano gli umori potenti, le derisioni epocali, le sottilissime e quasi proverbiali astuzie di Bertoldo; rivive l’eterna aurora di Bibì e Bobò, di Braccio di Ferro, l’incanto di una subalternità burlesca e clownesca, intrisa di dolcissima poesia (2).
Con un ottica al femminile le illustratrici italiane contemporanee che hanno rivisitato -in una mostra curata dalla cooperativa culturale Giannino Stoppani- Pippi (da Beatrice Alemagna a Chiara Carrer, da Nicoletta Ceccoli a Francesca Ghermandi, Octavia Monaco, Grazia Nidasio, Chiara Rapaccini, Serena Riglietti, Pia Valentinis, Vanna Vinci ecc) sembrano guardare a lei come incantevole sorellina del Puer Aeternus, piccola dea di un Olimpo segreto che contiene sempre la forza taciuta delle bambine, il gusto per un’alterità non catturabile dove scimmie e cavalli parlano di libertà (3).
Eroina dai mille volti, secondo i diversi codici visivi, nuovi e provocatori, Pippi, come ogni classico, resiste, si fa duttile, si prolunga nel sogno femminile. Si colloca visivamente ora nella storica ascendenza delle bambine pasionarie, storicamente oppositive, che tanto spazio hanno avuto nella storia della satira a fumetti, diventa ora il Doppio onirico di se stessa nella Pippi materico-informale, si apre ora a quella dimensione lunare di un personaggio in bilico tra strade, notti, spiriti, danze e sogni. Pippi dialoga con le illustratrici di oggi, le stimola, si offre a nuovi campi di sperimentazione visiva, pone una sfida davvero alta.
Pippi sembra essere la risposta femminile a tanti libri che narravano storie di monelli. Tutti maschi. E nasce dalla penna estrosa e inventiva di Astrid come una sorta di alterità ingovernabile o di doppio nascosto: “non sono io che decido come dovranno essere le mie bambine. Loro fanno come vogliono, e io mi ci devo adattare…” E ancora “molte bambine degli anni 40 mi scrissero, poi, da adulte, per raccontarmi quale senso di liberazione abbiano provato nel leggere Pippi, e quant’era bello che fosse una bambina...” Le donne forti, sagge e coraggiose dell’infanzia di Astrid ritornano come modello positivo a cui attingere per rinnovare messaggi di libertà. Pippi avrà altre sorelle di carta, indipendenti e capaci di indignarsi di fronte alle ingiustizie: Ronya, Martina, Britta.
L’unicità di questa invenzione letteraria rende Pippi sempre nuova, portatrice di una salvifica risorsa a tante bambine: il potere e la forza di essere se stesse (4). Pippi incarna sempre una possibilità (5) : nella sua meravigliosa villa di Vallecole indica che la diversità, così penalizzata nel nostro mondo, è possibile. Anzi, può trasformarsi in autonomia, felicità, forza prodigiosa. Pippi infonde coraggio. Sa che, in assenza di appoggi sicuri, si può crescere con le proprie capacità. Dello sguardo libero di Pippi, capace di capovolgere il giudizio sulle situazioni e sulle cose, mettendone a nudo i macroscopici difetti, abbiamo sempre bisogno.
I personaggi di Astrid Lindgren –da Pippi a Lena o Karlson- amano andare in alto, magari volare in mongolfiera e, più semplicemente salire sugli alberi e sui tetti (6) . Sono spesso acrobati, incoscienti padroni del proprio corpo come solo i bambini sanno a volte esserlo, oltre che funamboli straordinari del linguaggio, come Pippi capace perfino di dimostrare alla maestra l’inutilità di frequentare la scuola.
Pippi si offre a una molteplicità di chiavi interpretative: modello svedese della ribellione, prima pietra del pensiero di genere, pacifista, avventuriera, antiautoritaria. Ma è soprattutto dentro ogni bambina che ascolta la storia. “Sono una trovacose” dice di sé. “Il mondo è pieno di cose che aspettano di essere trovate”. Lei fa questo, senza paura, con la fortuna degli audaci, la generosità dei puri, l’allegria degli innocenti, la saggezza assurda dei bambini (7). Una saggezza temuta dagli adulti ma cercata dai bambini come una fonte che non va inaridita o prosciugata. Una fonte a cui attingere. Il centenario di Astrid Lindgren è un occasione per riaprire il cassetto segreto di Pippi.

(1)A. Faeti, Molto vicina, molto lontana, in A.A.V.V. Pippi Calzelunghe nelle figure, Giannino Stoppani Bologna 2007, p. 4
(2) A. Faeti, E’ arrivata una strega bambina con certificato di garanzia, “Mille Libri” n. 7, 1988, p. 108
(3) A. Faeti, Molto vicina, molto lontana, cit. p. 5
(4) B. Masini, Cara Pippi, in A.A.V.V., Astrid Lindgren, Giannino Stoppani Bologna, 2007 p. 25
(5) G. Zoboli, Astrid l’eretica, in A.A.V.V., cit, p. 27
(6) D. Marceschi, Sull’albero della poesia, in A.A.V.V., cit, p. 30
(7) C. De Gregorio, Pippi Calzelunghe, La Repubblica, 18-12-2005, p. 51