Numero 1.2 di gennaio - febbraio 2007


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Bulli a tre anni?



Franco Frabboni


In questi ultimi mesi, i tam tam dei massmedia (Tv, Quotidiani, Rotocalchi) hanno sbattuto in prima pagina episodi sempre più frequenti di bullismo a scuola. Questa forma di violenza - quasi sempre invisibile agli occhi dell’adulto/insegnante - si manifesta tramite dinamiche ripetute di aggressività diretta (verbale e/o fisica) e indiretta (prendendo in giro un compagno per screditarlo, emarginarlo e, successivamente, assoggettarlo) tra un carnefice (prepotente, ricattatore, torturatore) e una vittima(introversa, dipendente, mansueta).
 Le ricerche psicosociopedagogiche più accreditate hanno insistentemente allarmato l’opinone pubblica - a partire dai genitori e dagli insegnanti - su questa insidiosa malattia scolastica. Dipiù. Leggendo nella loro sfera di cristallo hanno insistentemente annunciato che il bullismo sta precocizzandosi (già nella scuola dell’infanzia si registrano cifre allarmanti); sta diventando sempre più femmina (le sue forme tracotanti stanno proliferando anche tra le piccole amazzoni del sistema prescolastico); sta cambiando i luoghi di proliferazione, se è vero che dalle tradizionali residenzialità nelle scuole dei quartieri/dormitorio sta sempre più prendendo dimora nei quarteri/bene della città contemporanea.
Attraverso la loro insistita campagna di informazione, i massmedia hanno ripetutamente insinuato che sul banco degli imputati andrebbe chiamata la scuola. Noi respingiamo, con sdegno e fino alla querela, questa calunnia. La scuola non è una fabbrica di bulli, di bambini e di bambine con gli zaini stracolmi di rambismo, violenza, abusi. La diagnosi e la terapia di questo allarmante fenomeno chiama in causa più presunti colpevoli. Anzitutto l’odierna società tutta economia, che sta accrescendo le disuguaglianze, le povertà, le intolleranze, le violenze. Poi i massmedia, in mano a padroni del vapore che convertono in “merce-di-consumo” i disvalori generati dalla società neoliberista. Infine i genitori, che sempre più frequentamente incitano i propri figli a farsi largo con tutti i mezzi nella vita.
Resta la scuola. A nostro parere non colpevole. Anche se va aggiunto che nei suoi primi gradi - asilo nido e scuola dell’infanzia - potrebbe proficuamente contribuire a ridurre le cifre di questa “mala educazione”. Come? Liberando - nelle sezioni - il cuoredegli allievi. Dando cittadinanza tra i banchi ai sentimenti, alle emozioni, alle amicizie, al piacere di sentirsi confermati e protagonisti dei propri processi di socializzazione e di apprendimento. Dunque, una scuola vivaio di relazioni socioaffettive, di vita di gruppo, di ascolto e di dialogo, di convivialità. Tutti antidoti molto efficaci contro il virus del bullismo.