Numero 1.2 di gennaio - febbraio 2007


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Al di là della legge finanziaria. Vivere insieme e abbattere
il deserto delle solitudini

a cura di Egidio Lucchini


La “società degli individui” produce enormi ricchezze singolari, ma accumula immense povertà sociali.

Nel prossimo numero della rivista verrà effettuato un esame critico della legge finanziaria per l’anno 2007 in relazione alle sue ricadute nel mondo della scuola e dei suoi operatori. Sembra comunque opportuno premettere alcune considerazioni di fondo e di prospettiva, che investono anche il progetto educativo e sociale.
Ormai anche in Europa e in Italia sta sempre più diffondendosi l’individualismo, che pur rappresenta aspetti positivi e stimolanti fino a quando esso sollecita l’impegno personale, la promozione della competenza, il riconoscimento del rischio e del merito. Però quella che viene definita la società degli individui produce enormi ricchezze singolari, ma accumula pure immense povertà sociali. Come direbbe Nietzsche, intorno a noi cresce il deserto e si distendono le grandi solitudini.
A rimediare a tali sperequazioni certamente non è sufficiente la solidarietà che viene espressa dal volontariato; il quale, al limite, nelle società delle solitudini, rappresenta il segno di una patologia. Quando la carità non integra, ma sostituisce la giustizia.
La prospettiva, pertanto, consiste nel superamento della società degli individui, per aprirsi sempre più, e non sempre meno, all’idea e all’attuazione della comunità. E’ comune ciò che è di tutti, e non soltanto di qualcuno o di pochi. E comuni, ben distribuiti e di qualità, dovrebbero essere i servizi fondamentali che riguardano la salute, l’istruzione, la sicurezza. Così come vanno garantiti per tutti, pur nella varietà, il lavoro e l’abitazione.
E invece l’attuale tendenza individualistica, secondo un malinteso e impazzito sistema liberale e mercantile, istigando ad osservare esclusivamente o eccessivamente il proprio interesse particulare, mette in crisi lo stato sociale . Espande il deserto delle povertà e delle solitudini.

La conoscenza va considerata un bene comune posto al centro di un progetto di società comunitaria. Sui fronti delle scuole andrebbe scritto “vivere insieme”

Il n. 18 / 2006 de La rivista, il quindicinale della FLC (Federazione Lavoratori della Conoscenza) della Cgil (ex Cgil-scuola), è stato interamente dedicato a La conoscenza bene comune. I beni comuni al centro di un progetto di società.
Le teorie neoliberiste, che caratterizzano la società degli individui sopra richiamata, hanno ampiamente giustificato tutti i tentativi di restringere la sfera pubblica, in particolare nel campo della conoscenza.
Lo stesso congresso istitutivo della FLC Cgil ha posto come titolo: La conoscenza: bene comune per la pace, la democrazia, lo sviluppo. Con ciò s’intende affermare che l’istruzione non è mercificabile. Oggi però la formazione culturale passa soltanto in parte attraverso la scuola, che appare sempre più un dettaglio in mezzo a tanti altri strumenti, con alcuni dei quali, che hanno poteri imperiali, non regge il confronto. In tal modo i cittadini rischiano di diventare dei meri consumatori anche sul piano culturale e formativo.
In una società giusta, invece, alcuni beni devono essere pubblici, cioè messi a disposizione di tutti. La lista potrebbe includere beni materiali e immateriali, quali l’aria, l’acqua, le terre demaniali e le foreste, la salute, l’energia, i trasporti in comune, la comunicazione e l’informazione, la sicurezza, la giustizia, le attività finanziarie di base, l’assicurazione e il risparmio, l’autorità politica e le amministrazioni pubbliche, lo spazio terrestre ed extraterrestre, il clima globale; e in tale quadro, l’istruzione e l’educazione.
Tutti questi beni comuni si trovano oggi limitati e contrastati da un liberalismo sempre più aggressivo ed invasivo. La stessa conoscenza è soggetta ad un forte processo di privatizzazione e di mercato. Anche i vari luoghi educativi e scolastici sono sottoposti alle tentazioni e ai tentacoli della mera concorrenza. Certe tipologie di asili nidi e di scuole dell’infanzia ne rappresentano casi piuttosto significativi. Ma forse l’esempio più esplosivo è costituito da una autonomia universitaria diventata ormai selvaggia, in quanto da presidio costituzionale della libertà di ricerca si è trasformata di fatto in un processo autoreferenziale, tutto dentro ad una logica di mercato. Come chiamare in modo diverso l’esplosione degli oltre cinque mila corsi di laurea?
E’ quindi urgente domandare al mondo dell’educazione di rivoltarsi contro l’eccessiva privatizzazione e la diffusa mercificazione della conoscenza, della scuola e della cultura. Come la Rivoluzione francese condusse a far scrivere sui portoni dei municipi e delle scuole “Liberté, Egalité, Fraternità”, oggi bisognerebbe adottare una semplice misura simbolica in favore della conoscenza come bene comune, facendo scrivere “Vivere insieme” sui frontoni di tutte le istituzioni educative e scolastiche.

Si fa presto a dire mafia. Occorre realizzare fin dai primi anni di scuola una sana convivenza morale e civile

Si fa presto a dire mafia e magari a considerarla lontana da noi. Ma essa appare piuttosto vicina e quasi di casa, quando si prendono in considerazione i comportamenti concreti, come ad esempio il non innocente e non infrequente caso delle raccomandazioni. E in tante altre situazioni all’apparenza legittime, ma sostanzialmente illecite ed illegali. E’ quanto ci insegnano gli studenti siciliani e napoletani, sottoscrivendo la Carta della Legalità. Essa è nata a Palermo il 23 maggio scorso, in occasione della cerimonia commemorativa del 14° anniversario della strage di Capaci. Il 27 novembre successivo, tale documento è stato firmato dagli studenti napoletani, alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, del ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni e dei rappresentanti degli Enti locali.
Ora la carta della legalità sta facendo il giro dell’Italia, e il 22 maggio 2007 verrà imbarcata sulla Nave della Legalità che la riporterà a Palermo, dove lo stesso Ministro la consegnerà al Presidente della Repubblica con le firme di moltissimi studenti di tutto il Paese.
Gli impegni presi dai ragazzi sono sintetizzati in nove punti, che rappresentano altrettante esplicite regole di vita contrarie all’illegalità. Meritano di essere poste all’attenzione degli insegnanti, dei genitori e degli stessi alunni delle scuole elementari e delle scuole dell’infanzia. Ovviamente con gli opportuni adattamenti. Quel che conta è realizzare fin da piccoli l’esperienza di una convivenza morale e civile rispettosa delle leggi e delle istituzioni. La democrazia si costruisce fin dai primi anni di vita e di scuola.

La carta della legalità, con nove regole di vita rispettose degli altri, delle leggi e delle istituzioni. Osservarsi davanti allo specchio e guardare in faccia i bambini e i ragazzi

1. Mi impegno a rispettare gli altri, anzitutto tramite il rispetto della nostra Costituzione.
2. Mi impegno a costruire una “Scuola di legalità” attraverso la mia partecipazione attiva alla vita della comunità scolastica.
3. Mi impegno a non chiedere “raccomandazioni” per superare gli esami, per trovare un posto di lavoro, per ottenere ingiusti vantaggi economici o professionali.
4. Mi impegno a non concedere “raccomandazioni” sulla base di scambi di favore o di conoscenze personali.
5. Mi impegno a rispettare e a riconoscere i meriti miei e quelli delle altre persone come criterio di comportamento anche sul lavoro.
6. Mi impegno a non pagare mai il “pizzo” per l’esercizio di attività economiche o di altro genere.
7. Mi impegno a denunciare alle Istituzioni preposte chiunque violi le regole previste dalla legge.
8. Mi impegno ad avere il massimo rispetto delle Istituzioni, dello Stato, dell’Unione Europea.
9. Mi impegno a farmi promotore di questa Carta della legalità tra tutti i miei amici, chiedendo di sottoscriverla.

 

Gli adulti, genitori ed insegnanti insieme, dovranno ogni tanto richiamare tali moniti, non soltanto ai bambini e ai ragazzi, ma anche a sé stessi: avendo l’onestà di osservarsi davanti allo specchio; e assumendo il coraggio di guardare in faccia i bambini e i ragazzi.