UN’ESPERIENZA DI PROGETTAZIONE PARTECIPATA: LO SPAZIO ESTERNO COME SPAZIO VISSUTO.
Celestina Cielo*
Il contesto
Il progetto “Un’esperienza di progettazione partecipata” , realizzato alcuni anni fa, ha coinvolto i collegi docenti di due scuole statali, la scuola dell’infanzia Gianni Rodari e la scuola elementare Romero del II° circolo di Venaria Reale, nella periferia torinese, scuole che sono adiacenti e hanno deciso di lavorare in continuità verticale tra loro, con una progettazione comune su questo tema specifico.
Situata nella prima cintura di Torino, la città di Venaria è andata incontro, negli ultimi decenni, a una forte espansione demografica, che ne ha modificato l’identità socio-culturale originaria. Le scuole Rodari e Romero si trovano al centro dei nuovi insediamenti che, in tempi rapidi, hanno quasi raddoppiato la popolazione preesistente, creando problemi nel difficile processo di coesione della cittadinanza. La disgregazione si riflette soprattutto in ambito giovanile, provocando disorientamento e disagio, fattori che vengono aggravati dall’assenza sul territorio di adeguate strutture di prevenzione e appoggio.
Sorti rispettivamente negli anni 1986 e 1987 quale risposta ai bisogni essenziali ineludibili del quartiere, gli edifici, di moderna struttura architettonica, hanno dimostrato fin dai primi anni di funzionamento la loro inadeguatezza: la scuola materna, nonostante le sei sezioni di 28 bambini ciascuna, è stata, fin dall’inizio, caratterizzata da inesauribili liste d’attesa, mentre la scuola elementare ha evidenziato scarsa funzionalità rispetto all’organizzazione di classi a tempo pieno, come il quartiere richiedeva.
Gli sforzi congiunti della Scuola e dell’Amministrazione Comunale hanno fatto sì che le due scuole fossero dotate di una palestra, nella quale è stato possibile anche organizzare le attività sportive che mancavano sul territorio. In entrambi gli edifici sono stati ricavati spazi per allestire laboratori sia per il tempo scuola, sia per il tempo libero: una delle più pressanti richieste è infatti quella di adeguare il tempo scuola alle esigenze delle famiglie.
Il giardino scolastico, che le due scuole condividono, è ampio e recintato ma, non essendo strutturato in modo adeguato, risulta poco idoneo al gioco dei bambini. Alcuni spazi non sono utilizzati ed altri, essendo dotati di pochi giochi tradizionali quali l’altalena e qualche giostrina, vengono considerati pericolosi dalle insegnanti e poco stimolanti per i bambini che li utilizzano in modo stereotipato e poco creativo.
Il progetto
Caratteristica del progetto è l’inter-istituzionalità in quanto ha visto coinvolti come attori diretti l’IRRE Piemonte (Istituto Regionale di Ricerca Educativa), in un ruolo di progettazione e coordinamento, la Direzione Didattica del II° circolo di Venaria, uno studio privato di architettura
e infine l’Amministrazione Comunale di Venaria che ha appoggiato il progetto nella fase di documentazione e realizzazione di alcuni lavori.
Si era ipotizzata anche una collaborazione con l’Istituto di Agraria di Pianezza i cui studenti, nel realizzare il tirocinio pratico, avrebbero potuto mettere a disposizione delle scuole di base le loro competenze specifiche, in un’ottica di collaborazione tra ordini di scuola diversi ma purtroppo questo aspetto non si è potuto concretizzare.
È importante sottolineare il carattere “collegiale” che ha assunto il progetto. La scuola dell’infanzia ha risposto nella sua globalità alle sollecitazioni delle architette e dell’IRRE, la scuola elementare ha aderito con due classi, una prima ed una seconda, ma tutto il collegio dei docenti ha partecipato a momenti di informazione e verifica del percorso, lasciandosi suggestionare da un’ipotesi progettuale originale. Si è lavorato in un clima di condivisione tra figure professionali diverse che hanno messo a disposizione le proprie competenze specifiche, sforzandosi di utilizzare un linguaggio comune, presupposto per una vera comunicazione.
Le architette hanno portato le loro conoscenze tecniche rispetto alla progettazione degli spazi, alla realizzazione di plastici e mappe con un entusiasmo che si è rivelato contagioso. Le insegnanti, da parte loro, hanno messo a frutto la capacità di relazionarsi con i bambini e di “tirar fuori” dal lavoro quotidiano con loro tutta la creatività e la fantasia di cui essi sono portatori. L’idea di realizzare una progettazione partecipata delle modifiche del giardino è partita dal presupposto che gli utenti di un servizio hanno il diritto, ma anche la responsabilità, di pensare in prima persona all’uso che ne vogliono fare per adattarlo ai bisogni collettivi ed utilizzarlo poi nel modo più ricco e significativo. Lo spazio è un elemento essenziale all’interno di ciascun progetto educativo: quello di una scuola, in special modo, è il primo luogo di comunicazione, di scambio, di interazione tra persone al di fuori dell’ambito famigliare. La sua organizzazione ha un ruolo significativo nel facilitare o nell'ostacolare gli incontri e le attività di collaborazione tra i bambini, nello stimolare la curiosità di esplorare e di sperimentare.
Il punto di vista delle insegnanti
Per le insegnanti lo spazio può diventare un ottimo strumento non solo per far apprendere ai bambini molti concetti nel modo più spontaneo e intuitivo possibile, ma anche per stimolare interesse, curiosità e per ottenere concentrazione e proprio per questo il progetto è iniziato con incontri di formazione nei quali le docenti hanno lavorato con le architette sul significato dello spazio all’interno della scuola: spazio non solo come contenitore di attività, ma anche come contenuto e stimolo per le stesse, spazio come luogo della sfera emotiva: rassicurante, accogliente, stimolante.
Per riflettere in termini spaziali con le insegnanti si sono affrontati tre temi:
quello delle caratteristiche attuali del giardino della scuola, attraverso un’osservazione approfondita e critica, per individuarne gli elementi da potenziare e quelli da trasformare;
quello dell’osservazione dei bambini quando si trovano nel cortile, per capire come essi percepiscono e utilizzano quello spazio in situazioni di gioco spontaneo;
quello della normale interazione dello spazio esterno della scuola con le diverse attività che vi si svolgono per capire quali caratteristiche esso dovrebbe avere per essere effettivamente di supporto e di stimolo per la didattica.
Si è realizzata un’analisi approfondita della percezione che le docenti avevano dello spazio, cercando di capire come lo vivevano, se trasmetteva sensazioni di raccoglimento e calma o di disorientamento e abbandono. Conoscere uno spazio da un punto di vista percettivo, utilizzando tutti i sensi, non solo la vista, permette di riconoscerne i punti di forza e di debolezza e quindi di creare per il futuro ambientazioni che possano generare sensazioni il più possibile confortevoli e idonee agli usi richiesti.
Le osservazioni delle insegnanti hanno messo in evidenza come lo spazio esterno della loro scuola fosse dispersivo e carente di stimoli e come, secondo loro, tutto ciò avesse un’influenza sul comportamento dei bambini, spesso agitato, poco organizzato, non creativo, poco finalizzato alla realizzazione spontanea di giochi collettivi. I bambini correvano, dando l’impressione di una mera necessità di sfogo e non raramente si facevano male, inciampando e scontrandosi. Dopo queste osservazioni le insegnanti hanno identificato la necessità di strutturare il cortile in modo tale da:
* creare un’area all’aperto per le attività di laboratorio e di manualità;
* creare un’area accogliente, appartata e un po’ magica per la lettura delle fiabe ed il racconto;
* creare un’area per la concentrazione per poter fare lezioni all’aperto per i bambini dell’elementare;
* creare un’area per l’avventura e le attività di movimento per i bambini di entrambi gli ordini di scuola.
Durante l’osservazione le insegnanti hanno identificato all’interno del giardino alcuni elementi ritenuti pericolosi. Il confronto e la discussione in materia di sicurezza ha messo in evidenza come molte azioni dei bambini ritenute pericolose, in realtà siano dettate dalla esigenza di fare esperienza e di mettersi alla prova in un luogo dove non è possibile sperimentare altrimenti questi aspetti fondamentali della formazione. Per i bambini arrampicarsi sui giochi strutturati significa provare il senso di vertigine, sperimentare il proprio equilibrio, le proprie forze e capacità. Il problema è che il cortile della scuola non offriva loro la possibilità di svolgere queste azioni in sicurezza, non soltanto perché non c’erano strutture gioco appropriate, ma anche perché mancava una differenziazione spaziale che consentisse ai bambini di fare esperienze diversificate.
Per rendere uno spazio sicuro si deve partire dalla prevenzione, eliminando o riducendo al massimo le caratteristiche di pericolosità dell’ambiente e delle strutture gioco, ma anche educando per creare un’attitudine alla sicurezza nei bambini. La questione della sicurezza va quindi affrontata da diversi punti di vista: da un lato la sicurezza delle strutture gioco, dall’altra la sicurezza che ha origine da una giusta educazione al rischio, che è un elemento molto importante per la crescita poiché sollecita i bambini all’attenzione, alla concentrazione, a essere pronti di fronte a qualsiasi evento. Tanto più uno spazio è interessante, perché risponde ai bisogni di esperienze costruttive, operative, avventurose dei bambini, tanto più è sicuro: se i bambini possono scegliere che cosa fare, sono consapevoli delle loro azioni e di conseguenza sono maggiormente attenti a misurare le loro forze e capacità. Per questo motivo il pericolo di farsi male si riduce notevolmente. Si è ritenuto importante, quindi, creare situazioni non pericolose, ma soprattutto creare spazi coinvolgenti, stimolanti, divertenti.
Dare personalità a un luogo
Terminato il primo momento di lavoro con i docenti, ci si è concentrate sui bambini per i quali lo spazio rappresenta il campo di esperienza diretta, in cui e attraverso cui essi possono capire le relazioni tra gli elementi che lo caratterizzano, tra le persone che lo vivono, tra le persone e gli oggetti. Allo spazio personale, intimo, corrisponde per i bambini la fase del processo di identità, di interiorizzazione dell’esperienza: allo spazio comune, condiviso, corrisponde il processo di socializzazione, cooperazione, interazione con gli altri mentre allo spazio strutturato che stimola conoscenza, attività, osservazione, corrisponde il processo di sviluppo cognitivo.
Elemento importante per strutturare uno spazio è creare al suo interno luoghi facilmente riconoscibili e identificabili, ma perché sia realmente di stimolo per i bambini nell’intraprendere attività costruttive è necessario introdurre attrezzature che diano “personalità” a un luogo.
I luoghi con “personalità” sono caratterizzati da quel minimo di elementi naturali e architettonici predisposti per svolgere alcuni giochi e attività specifiche, ma tali da consentire la libertà di interpretazione ed uso da parte dei bambini. Si tratta quindi di creare luoghi a tema dove la presenza di alcune attrezzature li renda facilmente identificabili. Questi elementi caratterizzanti l’area devono essere sufficientemente suggestivi per consentire ai bambini di giostrarsi tra essi in modo originale con la fantasia, il gioco, l’immaginazione. Un luogo così attrezzato con elementi naturali e artificiali può suggerire significati diversificati in termini di percezione e stimolare allo stesso tempo l’attività fisica e mentale: diventa un ottimo strumento per accompagnare azioni e scoperte. Anche quando c’è la presenza di strutture per il gioco o per attività specifiche, queste non dovranno essere troppo definite in forme che ne dichiarino apertamente l’uso. Introdurre giochi stereotipati, standardizzati significa predisporre giochi asettici che abituano a movimenti per lo più imposti e ripetitivi; è meglio non dare ai bambini oggetti preordinati, ma stimoli di gioco: le strutture gioco devono suggerire l’azione, non vincolarla. L’incompletezza diventa stimolo per il senso critico e la creatività. Continuando il progetto si è stabilito un calendario di incontri con i bambini della scuola materna e di quella elementare con l’obiettivo di far riemergere le loro esigenze rispetto allo spazio e al suo utilizzo.
Ci si potrà chiedere: ha senso realizzare una progettazione partecipata con bambini così piccoli? La risposta, oltre che assumere un carattere etico, che parte dal presupposto che i bambini sono persone con desideri, idee e progetti che è giusto e doveroso tenere in considerazione, ha anche un senso didattico. Si è infatti lavorato per progetti, il che significa avere un approccio globale all’acquisizione di nuovo sapere, un approccio che tiene conto delle conoscenze pregresse, che parte dai bisogni del soggetto in apprendimento e lo coinvolge in tutti i suoi aspetti: emotivo, relazionale e cognitivo. Il lavoro svolto con le architette ha assunto una forte valenza formativa proprio perché ha avuto questa impostazione, realizzando con i bambini una vera e propria ricerca sul campo, elemento fondante di una scuola veramente innovativa.
Partendo dal presupposto che per cambiare una realtà bisogna prima conoscerla ed identificarne gli eventuali aspetti problematici, si è realizzata un’analisi dell’esistente, chiedendosi: com’è il giardino adesso, come lo vivo, come lo vorrei cambiare?
È difficile che i bambini escano dagli schemi, abituati come sono a rifarsi a modelli, e che propongano in prima istanza luoghi vari e diversificati, situazioni di gioco particolari e molteplici nelle azioni svolte. Si è dunque fornito uno stimolo proponendo loro di giocare al mestiere dell’architetto e dividendo questo momento in tre tappe:
- quella dell’analisi del sito, della sua esplorazione, della sua critica, alla ricerca degli elementi che lo caratterizzano e di suggestioni che permettano alla fantasia progettuale di svilupparsi;
- quella dello studio delle esigenze degli utenti, i bambini stessi, dei loro movimenti all’interno di quel luogo;
- quella dell’individuazione delle funzioni che lo spazio dovrà supportare e della loro trasposizione in soluzioni progettuali efficaci.
L’analisi è stata realizzata sul piano sensoriale e funzionale, senza tralasciare l’aspetto fantastico e qui la creatività dei bambini si è concretizzata nell’invenzione di storie e fiabe dove è emerso l’istinto che ogni bimbo ha di superare delle prove, fare delle scoperte, vivere delle avventure, così come il desiderio di muoversi, di entrare in contatto con luoghi, situazioni e materiali diversi, di divertirsi, di relazionarsi con gli altri, di trovare quiete. Il passaggio successivo è stato quello di illustrare quei luoghi inventati e quelle situazioni immaginarie prima con rappresentazioni bidimensionali, poi con modellini costruiti con materiali di recupero, per permettere il confronto tra l’immaginario e i volumi e le difficoltà spaziali e costruttive che derivano dalla sua realizzazione pratica.
Partendo dall’elemento fantastico, che nei bambini piccoli è ancora fortemente presente, ci si è via via misurati con elementi di realtà sempre più concreti. Ad esempio, la costruzione del plastico del giardino li ha messi in relazione con le leggi di gravità, con elementi di dinamica e di statica, ecc. L’incontro tra la fantasia e la realtà è approdato ad ipotesi di soluzioni e di cambiamento del proprio giardino scolastico che sono state discusse e confrontate a vari livelli, con un’attenzione sempre maggiore all’elemento della fattibilità.
La fase di progettazione
Si è avviata quindi la progettazione vera e propria dell’arredo e delle strutture gioco da inserire nel giardino e, ovviamente, l’apporto delle architette, in questa fase, è risultato fondamentale. Si è lavorato su alcuni degli obiettivi specifici dei campi d’esperienza della scuola dell’infanzia e di alcune materie della scuola primaria, in un percorso multidisciplinare che ha sviluppato la capacità di astrazione, necessaria per ipotizzare e progettare, le potenzialità manipolative ed iconiche, senza peraltro tralasciare l’acquisizione di competenze logico-linguistiche e logico-matematiche (l’invenzione di storie, la misurazione di spazi…).
I bambini hanno partecipato a tutto il percorso, che è durato alcuni mesi, con la consueta passione di cui sono portatori. Sicuramente il vedere spesso in classe delle figure esterne alla scuola, ma coinvolte nella loro attività quotidiana, ha aumentato la loro motivazione. Essa è arrivata fino alle famiglie le quali hanno preso parte, numerose, alle mostre realizzate sul territorio ed a momenti decisionali collettivi. Il rapporto con l’Amministrazione Pubblica è apparso subito un elemento importante, non solo come possibile soggetto finanziatore dei cambiamenti progettati nel giardino, ma come riferimento pubblico, istituzionale, che rappresenta il territorio nel suo complesso. Questo rapporto ha assunto un forte valore educativo. I bambini si sono posti come cittadini che svolgono un ruolo attivo nel proprio contesto locale e si sono dovuti confrontare con i tempi di un progetto pubblico che sono spesso lunghi e dipendenti da variabili diverse, non sempre così controllabili.
Il progetto è proseguito grazie alla disponibilità dell’Amministrazione Comunale che ha stanziato alcuni fondi e, mettendo a disposizione personale comunale per il lavoro concreto e riutilizzando materiale di recupero nell’ottica dell’ottimizzazione delle risorse, ha messo in opera alcuni degli elementi di cambiamento progettati dalle due scuole. In verità la realizzazione dei progetti condivisi è stata minima a causa di lungaggini burocratiche dovute, tra l’altro, a un cambio di amministrazione, ma quel poco realizzato è stato sufficiente per far vivere ai bambini il giardino come qualcosa di proprio, da poter utilizzare in un modo più creativo.
È importante sottolineare come, oltre al risultato finale, che non doveva certo rappresentare una delusione per i bambini, è stato rilevante tutto il percorso realizzato, che si è sviluppato all’insegna della creatività, ma anche della partecipazione collettiva ad un progetto unitario. Dal punto di vista dell’Amministrazione pubblica, una valutazione a lungo termine del progetto potrebbe avvalorare l’ipotesi che coinvolgere gli utenti nella progettazione dei propri spazi ne garantirebbe una maggior cura e una maggior vivibilità. Il tentativo è stato quello di avviare un percorso partecipato che avesse come fine la progettazione con il territorio e non sul territorio, processo che sarebbe auspicabile venisse attivato anche fuori dalla scuola, nei vari contesti cittadini.
* Ricercatrice all’IRRE Piemonte
Le architette che hanno lavorato al progetto sono Mara Brunetto e Paola Masuelli, di Torino
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