Numero 7.8, luglio.agosto 2007


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IL BAMBINO MONTESSORIANO

Dal linguaggio parlato al linguaggio scritto

 

Eliana Bozzato

 

(Psicologa dell’età evolutiva e insegnante nelle sezioni Montessori della Scuola Primaria “Manzoni” di Torino, referente per i casi di dislessia.)

Come insegnanti nelle classi a differenziazione didattica Montessori presso la scuola elementare statale “A. Manzoni” di Torino, ci siamo riunite per riflettere sulle affermazioni e sugli stimoli lucidamente proposti dall’editoriale di Franco Frabboni, No all’anticipino, sì al biennio/ponte del primo obbligo, in “Infanzia”, n. 12, 2006. Siamo d’accordo: la proposta di un biennio/ponte tra l’obbligo scolastico dell’anno terminale della scuola dell’infanzia e il primo anno della scuola primaria, dando ragione ai fautori dell’anticipo scolastico per il bambino d’oggi che gode di una maturità anticipata, nonché di una crescita bio/fisiologica più rapida, arricchirebbe di questo primo obbligo scolastico e in chiave identitaria tutto il sessennio zero/sei. Ma tanto più ci trova concordi perché, proponendo un percorso formativo scandito dal “tirar fuori” anziché dal “metter dentro” lungo tutto l’arco dello sviluppo dell’intelligenza senso/percettivo/motoria e rappresentativa (pre-concettuale, concreta, pre-operatoria) aggiungerebbe prestigio e credibilità al metodo della pedagogia scientifica montessoriana che esalta l’ineludibile necessità di una “educazione dalla nascita”.
È la nostra esperienza di insegnanti che accolgono i bambini avviati alla scolarizzazione primaria nelle classi statali a differenziazione didattica Montessori, per accompagnarli lungo i cinque anni del progetto formativo specifico, che ci stimola a cogliere l’occasione di questo numero monografico per affermare che proprio una “carta educativa” autenticamente montessoriana per il sessennio zero/sei darebbe risposta alle richieste curricolari del primo obbligo scolastico e insieme sarebbe garanzia di credibilità operativa per l’armonico sviluppo della personalità del bambino: una realtà biologica, secondo Maria Montessori, psichica, emozionale da osservare con rigore scientifico per svelarne il segreto e scoprirne gli straordinari potenziali; affinché un modo nuovo di considerarne i bisogni, i ritmi evolutivi, i transitori periodi delle particolari sensibilità agli apprendimenti, lo confermino protagonista nel costruire sé stesso a tutto campo.
A testimonianza di quanto valga per Maria Montessori l’affermazione che “autoeducazione” è per il bambino la capacità di condursi nel “ritmo costruttivo della vita” con proprie potenzialità e secondo natura, presentiamo un argomento del suo metodo che spiega con semplicità ma con rigore scientifico come il bambino apprenda “naturalmente” a scrivere e a leggere. Occorrerà soltanto proporgli stimoli ed esercizi adatti in età diverse e perciò distribuibili secondo le potenzialità naturali via via sempre più attualizzabili in progressivi risultati. Montessori presenta l’ambito del suo metodo che si riferisce all’apprendimento dello scrivere e del leggere in ben quattro capitoli de La scoperta del bambino, (Montessori, 1991) in tre de La mente del bambino, (Montessori, 1999) nell’ultima parte dell’opera Formazione dell’Uomo (Montessori, 1993).
La riflessione sul linguaggio che  Maria Montessori ci propone in questi scritti conferma, su basi scientifiche, che l’educazione deve essere un aiuto allo sviluppo naturale, senza proporre acquisizioni artificiali come sarebbe l’apprendimento della scrittura e della lettura con finalità perseguibili in età più avanzata dei quattro/cinque anni. Occorre superare il pregiudizio secondo il quale il linguaggio grafico è la conquista di un nuovo linguaggio che si somma al linguaggio articolato, per cui viene insegnato senza alcuna considerazione del suo rapporto con lo sviluppo del linguaggio parlato e con il solo scopo di offrire all’uomo sociale un mezzo necessario per i rapporti con l’ambiente, presupponendo quindi lo sviluppo cognitivo, logico, e anche verbale, realizzabile nell’età dei sei/sette/otto anni.
Superato questo pregiudizio, il linguaggio grafico può essere considerato nel suo rapporto con il linguaggio parlato, così e come per quali vie neuro-fisiologiche si è sviluppato. Cosicché tanto la scrittura che la lettura vanno intese come manifestazioni operative di un insieme organico di nuovi meccanismi che si strutturano nel sistema nervoso. Soltanto in un secondo tempo il linguaggio grafico si utilizzerà per scopi sociali. Ricordandoci per prima cosa che tanto il linguaggio parlato che il linguaggio grafico sono dei movimenti, essendo l’espressione della trasformazione di un impulso nervoso in una reazione motoria, Montessori presenta le strutture neuro-motorie del linguaggio parlato. Esse si costituiscono mediante un arco diastaltico cerebrale1 che traduce in movimento i suoni uditi.

 

Bambino Montessoriana

Fig. 1

Dallo schema  (fig.1) appare chiaro come il linguaggio sia una funzione naturale che si sviluppa gradualmente con il costituirsi dell’interconnessione associativa cerebrale: da orecchio Au a centro uditivo U (via periferica centripeta) –da centro uditivo U a centro motore CM (via intercentrale associativa che attiva nel tempo i tre sottocentri senso-motori dell’ascolto e dell’emissione di suoni S, di sillabe SI, di parole P)– dal centro motore CM agli organi motori della parola L (via periferica centrifuga).
Si considera iniziato il linguaggio parlato quando la fase iniziale da inconscia diventa conscia e avviene il riconoscimento della parola, la quale viene associata all’oggetto che rappresenta. A mano a mano che l’udito percepisce meglio i suoni che compongono la parola e le vie neuro-motrici si fanno più permeabili all’articolazione (l’apparato fonatorio è tra i più complessi sistemi neuro-muscolari umani), il linguaggio si perfeziona e diventa il mezzo con cui vengono espressi i pensieri  in modo sempre più articolato. Si entra nella grammatica: prima il bambino pronuncia i nomi delle cose, poi gli aggettivi, le congiunzioni, gli avverbi, i pronomi, i verbi all’infinito, in seguito la coniugazione dei verbi, la declinazione dei nomi, i prefissi, i suffissi e tutte le eccezioni del linguaggio. Lo sviluppo completo avviene nel periodo di tempo fra i due e i cinque anni di età: età delle percezioni, quando l’attenzione è spontaneamente rivolta agli oggetti esterni e la memoria è particolarmente tenace; età della motilità, quando tutte le vie neuro-motrici si fanno permeabili e si stabilizzano i meccanismi muscolari.

 

Bambino

Fig. 2:

È appunto per le caratteristiche di sviluppo del bambino in questa età che Maria Montessori attribuisce al linguaggio grafico lo stesso iter di apprendimento del linguaggio parlato come funzione naturale, attraverso processi neuro-fisiologici predisposti che presentano un perfetto parallelismo di strutture funzionali (fig.2). Maria Montessori distingue nettamente l’apprendimento della lettura da quello della scrittura. Non essendoci contemporaneità nei due eventi, la lettura segue nel tempo la scrittura ma è evidente che la scrittura prepara la lettura: il bambino, vedendo i segni grafici ed esercitandosi a distinguerli, impara a discriminarne anche i suoni.
Nell’ambito della letto-scrittura, riteniamo importante segnalare un altro interessante risultato del metodo Montessori: il bambino che scrive e legge, dal primo esercizio della costruzione di parole con le lettere mobili dell’alfabetario, fino all’entusiastica esplosione della scrittura, è stato avviato a leggere con esercizi di spelling per una pronuncia nitida e corretta del suono corrispondente a ogni segno. Ebbene, quel percorso gli ha fornito con l’alfabeto anche la chiave di accesso all’esplorazione analitica del linguaggio da scrivere e da leggere. Cosicché la ripetuta produzione di segni scrivendo e di suoni compitando, prepara il bambino a superare le difficoltà dell’ortografia, nonché quelle della blesità, come pronuncia imperfetta di alcune consonanti, specialmente s, r, l. I due linguaggi diventano mezzi esteriori che si perfezionano a vicenda. Purificandosi di ogni possibile errore o difetto, essi garantiscono una propria funzione di prevenzione e cura.
Ritornando, infine, alle motivazioni che ci hanno portate a commentare l’editoriale di Infanzia, vogliamo concludere offrendo ancora questa testimonianza: ai bambini che frequentano le nostre classi elementari (quelli che provengono dalla “Casa dei bambini” vengono accompagnati a raggiungere nuovi traguardi di conoscenza, gli altri vengono recuperati in tempi brevi), affinché acquistino finalmente personali possibilità di progresso e di maturazione, è riconosciuto il diritto e offerta l’occasione di realizzare apprendimenti scolastici di base nei tempi giusti e con una metodologia didattica e comunicazionale straordinariamente produttiva.
L’anticipino auspicato da una possibile riforma scolastica avrebbe dunque ragione di porre le sue basi curricolari attingendo a piene mani da un modello di psicopedagogia che noi verifichiamo quotidianamente efficiente ed efficace in tutti i suoi ambiti. Il biennio/ponte del sessennio zero/sei avrebbe dunque titolo a presentarsi come opportunità di recupero delle carenze, come profilassi nei confronti di eventuali difficoltà a venire, come vera e propria terapia per chi è in difficoltà ad apprendere.

Bibliografia
Montessori Maria  (1993), Formazione dell’uomo, Garzanti, Milano (ed. orig. 1949).
Montessori Maria (1991), La scoperta del bambino, Garzanti. Milano (ed. orig. 1950).
Montessori Maria (1999), La mente del bambino, Garzanti Milano (ed. orig. 1952).1 L’arco diastaltico è un sistema delle vie nervose che, passando per i centri del midollo o dell’encefalo, trasforma un impulso sensitivo in una reazione motoria.