Numero 7.8, luglio.agosto 2007


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L’EMERGENZA-MENTE DEL BAMBINO

di Franco Frabboni

 

In questo Editoriale proponiamo una mini-riflessione sulla centralità del pensiero montessoriano in una stagione storica d’inizio millennio che sembra venerare il totem della globalizzazione culturale:  dove il soggetto/persona (titolare di un pensiero/plurale) rischia di scomparire travolto dall’onda lunga del soggetto/massa (titolare di un pensiero/unico: omologato, formattato e di-serie).
Maria Montessori è stata, a nostro parere, una delle figure di maggior prestigio pedagogico del novecento: sia per respiro teoretico, sia per densità di cifre educative. La sua ricchezza speculativa sta nell’avere elaborato e costruito una Pedagogia dalle fondamenta scientifiche; il suo profondo sguardo educativo sta nell’avere portato contributi nevralgici sul rapporto formazione intellettuale e formazione della persona.
In particolare, la pedagogista marchigiana coglie -con intuizione profetica- l’emergenza intelligenza. Cioè a dire, legge nella sua sfera di cristallo come l’umanità rischi di perdere il controllo degli alfabeti del leggere e dello scrivere, senza i quali si fa impervia la strada che porta alla formazione  di cittadini dall’etica solidaristica e dal pensiero autonomo.
Ammonisce Epicuro, anticipando di molto il pensiero pedagogico montessoriano: “Principio e bene supremo è l’intelligenza delle cose, perchè tale genere di intelligenza è anche più apprezzabile della stessa filosofia, è madre di tutte le virtù. Essa ci aiuta a comprendere che non si dà vita felice senza che sia intelligente, bella e giusta. Né vita intelligente, bella e giusta priva di felicità, perché le virtù sono connaturate alla felicità e da questa inseparabili”.
Nella società e nella cultura di questo ventunesimo secolo -targata post: industriale, ideologica, modernista- il moltiplicarsi e il trasformarsi di alfabeti e di conoscenze, di strumentalità tecniche e tecnologie, di modi di vivere e di forme di rappresentazione del mondo chiedono di potere disporre -sin dalla scuola dell’infanzia- di una progettualità pedagogica in grado di fronteggiare efficacemente queste nuove identità sociali e culturali e le conseguenti loro emergenze educative.
Ineludibile e improcrastinabile -come coglie con intuizione profetica Maria Montessori- è l’emergenza/intelligenza. Soprattutto oggi. Perché siamo di fronte a un uomo e una donna privati del controllo personalizzato della cultura diffusa, in conseguenza del fatto che i modelli di vita imposti dal mediatico vengono assunti per vie subcorticali e inconsce dal soggetto-persona. Costretto a omologarsi dentro gli stretti sentieri di modelli identitari univoci: il corpo unico(imposto dalle silhouettes televisive delle veline e delle letterine), il piatto unico (imposto dall’hamburger della McDonald’s), l’abito unico (imposto dal casual della Benetton), il sentimento unico (imposto dagli alfabeti amorosi delle Telenovelas e dei Grandi Fratelli), il week end unico (imposto dagli intrattenimenti delle Buone domeniche e delle Domeniche-in). L’insieme di queste mono-identità esistenziali porta al tragico avvento di un’umanità/massa: omologata, standardizzata, di serie. A partire dai bambini. Impossibilitati a mettere in campo dispositivi mentali (formae mentis) in grado di controllare e dare direzione educativa, tramite vie corticali e mentali, all’enorme flusso diinformazioni elettroniche che “manomettono” -ora dopo ora- il loro orologio della vita affettiva, cognitiva ed etico-sociale.
Il Metodo Montessori ci pare in grado di rispondere efficacemente all’emergenza mente del bambino.Per esempio, quando suggerisce di praticare - nella scuola dell’infanzia-  queste strategie didattiche. (a) La prevenzione della dispersione del potenziale “creativo” di larghe fasce di popolazione infantile, per via di processi di standardizzazione e appiattimento delle offerte culturali di massa. (b) La tempestività con cui va sollecitato e sostenuto lo sviluppo delle molteplici dimensioni della mente: a partire dai suoi processi euristici e investigativi, linguistici e matematici: modulando gli interventi in relazione agli specifici periodi/critici in cui ciascuna dimensione mentale si presenta particolarmente sensibile. (c) La valorizzazione delle potenzialità di sviluppo-apprendimento collegate alla corporeità del bambino e della bambina. (d) La promozione e la valorizzazione di una educazione alla sensibilità-estetica. (e) Lo sviluppo e l’arricchimento della dimensione affettiva ed etico/valoriale, al fine di promuovere i valori dell’amicizia, della solidarietà e della pace. (f) La centralità del ruolo formativo dell’insegnante, in quanto facilitatore dei processi educativi.