La Montessori è una fiction TV
Il genere nazional-popolare delle fiction televisive che si alternano fra Rai e Mediaset comprende un repertorio di figure e di narrazioni decisamente collaudato: forma(t) e contenuto sono inscritti in un impianto televisivo di sicura efficacia, a cui non manca la risposta del pubblico. E’ una storia che viene da lontano, quella degli “sceneggiati televisivi”: fiore all’occhiello della Rai-Tv fin dalla sua nascita, passati al nuovo “regime televisivo” con tutti gli adattamenti del caso, oggi hanno cambiato nome (fiction tv) senza perdere appeal. Gli eroi di queste produzioni sono personaggi che ci appartengono, che sentiamo in una certa misura “nostri”: si tratta di carabinieri bonari e sempre fedeli, di poliziotti duri e generosi, di preti con qualche carisma in più, di medici che insieme ai pazienti curano un po’ anche se stessi, e di educatori. Proprio a quest’ultima categoria appartiene anche l’ultima immagine, in ordine di tempo, di questo “album delle figurine” degli “Italiani brava gente”: Maria Montessori; la fiction ne ricostruisce il percorso della vita e dell’opera nell’arco di circa quarant’anni, e cioè da quando entra alla Facoltà di Medicina dell’Università di Roma, unica studentessa e prima donna medico, fino all’abbandono dell’Italia fascista.
Prima della Montessori, ad altri due educatori, glorie nazionali (e internazionali) della pedagogia italiana, sono state dedicate fiction di un certo impegno: nel 1997 con Don Milani, il priore di Barbiana, interpretato da Sergio Castellitto, scritto da quella coppia di straordinari sceneggiatori che sono Stefano Rulli e Sandro Petraglia, con la regia dei fratelli Frazzi. Nel 2004 è stata la volta di Don Bosco, interpretato da Flavio Insinna (già carabiniere nella serie Don Matteo, a proposito di carabinieri, preti ecc.) e diretto da Duilio Gasparini. Va detto che questi due personaggi erano già saliti all’onore degli schermi: Don Milani con un film del 1976, regia di Ivan Angeli; Don Bosco nel 1988, interpretato da Ben Gazzarra per la regia di Leandro Castellani. Entrambi passati attraverso la Tv.
C’è piuttosto da stupirsi del fatto che l’educazione sia poco utilizzata come oggetto di narrazione cinematografica e televisiva in Italia, considerando quanto sia una “materia” carica di suggestioni e di avventure, di eroi e di antieroi 1.
Per la Montessori è stata la prima volta, e trattandosi di una figura femminile protagonista assoluta della fiction (evento rarissimo) l’attenzione si è caricata di un “valore aggiunto”. Andata in onda su Canale 5 lunedì 28 e mercoledì 30 maggio, Maria Montessori, una vita per i bambini ha vinto la competizione dell’auditel, con un pubblico calcolato in oltre 8 milioni e uno share del 34%. Ma il successo non si deve solo alla formula televisiva, che predispone il pubblico a seguire una storia in cui situazioni ed emozioni, personaggi e messaggi non tradiscono le aspettative, ma anche alla buona confezione del prodotto, alla cura diligente con cui è stato realizzato: dalla scrittura alla scenografia, dalle interpretazioni alle ricostruzioni. Un esempio di televisione finalmente lontana dalla volgarità corrente e dilagante che il medium ci propina, un esempio di buona TV (buona maestra Tv, verrebbe da dire…) che per essere tale non rinuncia al registro popolare.
Generalmente positivi i giudizi della critica (fa eccezione Lucetta Scaraffia su Avvenire), soprattutto nel riconoscere l’eccellente interpretazione di Paola Cortellesi nel ruolo della Montessori, considerando che il film è interamente centrato sulla sua presenza. Per Aldo Grasso (Corriere della Sera), «rappresenta una delle prove più riuscite: per vigorìa narrativa, per la capacità di suscitare emozioni, per l’interpretazione di Paola Cortellesi (brava!), di Giulia Lazzarini e di Lisa Gastoni, per la ricostruzione storica».
Eppure, bisogna riconoscere che la ricostruzione televisiva della Montessori scritta da Gianmario Pagano e Pietro Valsecchi, con Monica Zappelli, e diretta da Gianluca Maria Lavarelli, opera una scelta drastica sul piano dei contenuti e della drammaturgia, che finisce per nascondere molto, per non dire quasi tutto, della “pedagogia scientifica” di cui è stata artefice la celebre dottoressa. La casa di Produzione Taodue, di Pietro Valsecchi, paga il pegno di doversi adattare alle esigenze di una prima serata Tv, dove Maria Montessori, prima che scienziata è una donna straziata dal sentimento materno verso un figlio illegittimo e dal dramma di ciò che tale esperienza significava in quel tempo e per una donna della sua levatura. E’ su questo tema centrale che è stata imbastita la storia in Tv della Montessori, facendo emergere di tanto in tanto gli aspetti del suo lavoro pedagogico e sociale, i conflitti con un certo ambiente scientifico e politico-burocratico, dove i successi vengono immediatamente riassorbiti nel filo conduttore del suo dramma esistenziale.
Se si dovesse dire che la fiction Tv ha contribuito a far capire al grande pubblico qualcosa di quel famoso “Metodo” Montessori, si direbbe una cosa non vera. Forse non era questo lo scopo degli autori, forse si è persa un’occasione. I pochi momenti in cui la Montessori è educatrice e pedagogista sembrano appena delle concessioni necessarie, che nulla aggiungono a chi conosce già la sua pedagogia (anzi, forse, banalizzano un po’…) e non aiutano a far conoscere gli aspetti essenziali del suo metodo a chi ne ha appena una vaga idea. Le lettere dell’alfabeto intagliate nel legno, perché i bambini difficili possano appropriarsi della loro forma attraverso il tatto, l’arredo scolastico a misura di bambino per favorire la sua autonomia, la cura dell’ambiente educativo, il suo successo negli Stati Uniti, le “ragioni” italiane della bocciatura del suo metodo e poi il tentativo fascista di includerlo nella sua pedagogia, sono alcuni spunti che, nel racconto televisivo, appena suggeriscono, assai poco mostrano.
Alla fine quella della Montessori, donna volitiva e colta, amante delusa, madre sofferta, è davvero una bella storia televisiva. Per saperne di più sulla scienziata della pedagogia, aspetteremo una prossima fiction, se ci sarà. Speriamo, toccherebbe alla Rai.