Il parco in mostra. Idee, spunti, tracce per scoprire la natura
Eddi Fantin e Linda Balestreri
Insegnante di scuola dell’infanzia a Reggio Emilia e Dott.ssa in Scienze motorie
Premessa
L’identità dei bambini matura grazie a esperienze che coinvolgono tutto il loro “essere”, in tal senso l’educazione all’avventura e al rischio, deve affiancare il percorso di maturazione del bambino per sviluppare il senso di responsabilità e vera autonomia, rispetto alla scelta di ciò che è possibile fare in confronto a ciò che è troppo difficile o pericoloso. (Ceciliani 2007). L’odierna società, dominata dall’avventura virtuale di tipo mediatico (televisione, computer), non concede quasi nulla all’esperienza dell’avventura e assume un atteggiamento iperprotettivo nei confronti dei bambini che, così, possono maturare personalità deboli, insicure e, sempre di più, aggressive (Odgen, 2002 - Mc Grath 2001 - Opie e Opie 1979). Le famiglie, dal canto loro e in piena buonafede, tendono ad avvolgere il bambino in una sorta di bambagia rassicurante che gli impedisce di mettersi alla prova, di conquistare traguardi possibili, di sviluppare autostima attraverso sentimenti positivi, come la soddisfazione per l’impegno profuso e i risultati raggiunti nelle proprie attività (Coakley, 1994).
Lang(1998) e Parlebas (1997),sostenendo l’importanza dell’educazione all’avventura, stimolano educatori e genitori ad aiutare i bambini, senza sostituirsi ad essi, nella propria ricerca di avventura, nella consapevolezza del “limite” attraverso l’uso dell’iniziativa personale e la voglia di scoprire. In queste esperienze si manifestano, in genere, le emozioni guida delle attività di “avventura”: diffidenza, titubanza, paura, nell’ avvicinarsi a esperienze e conoscenze nuove, grande felicità e gioia nel vivere il piacere del limite e del proibito.
Traccia di lavoro
L’esperienza che segue è nata dal desiderio di proporre attività motorie nell’ambiente esterno, come setting probante per stimolare la competenza e l’autonomia in spazi non strutturati e codificati dal design umano. Il progetto dal titolo “Il bosco, il lago, il fiume”, ha permesso al bambino di addentrarsi, prima in luoghi di pura scoperta e di avventura, poi in luoghi magici dove la fantasia, liberata dallo stereotipo del giocattolo o dell’attrezzo, ha potuto incontrare personaggi fantastici. La sfida, l’avventura, l’insolito hanno permesso al bambino di mettere alla prova, in situazioni adeguate, il coraggio e la sicurezza di sè. Appare importante e rispettoso, lasciando da parte le interpretazioni dell’adulto, ascoltare alcune delle tante descrizioni esternate dai bambini:
Il bosco
il bosco è un buio (Nicole);
è pieno di alberi (Luca D);
ci sono degli alberi e ci sono degli animali (Laura);
ci sono tutti gli animali che ci hanno le corna e se hanno tanta fame mangiano le castagne e i bimbi (Damiano).
Il lago:
è grande con l’acqua e i pesci (Giulia);
e ci sono i coccodrilli (Sonia);
ci sono i pesci e l’acqua. Ci sono gli squali e intorno le rane (Sara).
Il fiume:
Il fiume è un ponte con dentro l’acqua (Maicol);
con l’acqua i pesci e la balena (Nicole);
ci sono le stelle marine e i coccodrilli (Letizia B.);
è una striscia d’acqua dove ci sono i coccodrilli (Luca D).
Rimandando gli approfondimenti alla bibliografia citata, appare evidente il richiamo al “mettersi in gioco” (Caillois, 1995) o al “mettersi in causa” (Parlebas 1997, p99) da parte del bambino. Come chiaro è il richiamo al gioco di “rassicurazione profonda” (Aucouturier 2005, p91, p171) o al gioco di “compensazione” (Piaget 1972, p186), quella necessità di esorcizzare, nei primi anni di vita, i timori e le paure ancestrali: “un modo per minimizzare le conseguenze delle azioni e quindi apprendere in una situazione meno rischiosa o paurosa” (Bruner, 1981). In tal senso dobbiamo vedere il richiamo al bosco “buio”, al bosco con animali graziosi, lo scoiattolo, ma anche potenzialmente pericolosi perché mangiano le “castagne e i bimbi”, il fiume e il lago in cui sono presenti squali e coccodrilli.
L’ambiente naturale si presta a esplorazioni, è fonte di scoperta e consente, nella libertà di movimento, di mettere alla prova la maestria motoria o destrezza. Alcuni bambini si muovono con difficoltà, cadono, inciampano, scivolano e, in tali frangenti, chiedono spesso l’aiuto dell’adulto; altri, invece, corrono con disinvoltura, veloci, sicuri, senza paura e, con temerarietà, si arrampicano su alberi e tronchi. Tutto è vissuto con emozione, con gioia e serenità. Il richiamo al piacere del gioco, quando si riesce a superare la fatica o la paura iniziale, emerge con evidenza nella frase della bambina che, prima piange scivolando sulla neve ma poi, dopo aver superato il timore di cadere, dichiara di divertirsi a scivolare: “Ho scivolato da sola sulla neve e poi mi sono messa a piangere, però dopo mi piaceva scivolare” (Serena). Siamo di fronte al gioco di esercizio (Piaget 1972, p 223) cui si associano i processi di assimilazione e adattamento a giustificazione della differenza tra attività impegnativa e attività piacevole. Piaget sostiene che il gioco non è tale, e piacevole, fintanto che l’assimilazione non subordina la fatica di accomodamento liberando lo sforzo per lasciare spazio al piacere dell’azione per se stessa e del piacere/potere di esercitarla: “E’ bello rotolare forte, forte!!”… “E’ divertente scivolare sulla neve o arrampicarsi sulla catasta di legna”. E’ il piacere del gioco, è il piacere di dominare una situazione prima sconosciuta.

La condivisione
Non meno importanti sono gli aspetti di relazione interpersonale che acquistano un valore particolare nella condivisione di esperienze diverse e lontane dalle sicurezze degli ambienti di lavoro familiari e quotidiani. Il concetto di stare “insieme”, in tali esperienze, anticipa i sentimenti di altruismo, di aiuto reciproco, di empatia rispetto alle difficoltà dell’altro. Ancora i bambini, con le loro parole, c’insegnano qualcosa rispetto al loro modo di vivere la condivisione:
“Io tiravo la mano dei miei amici e loro venivano su” (Laura)
“Sono scivolata dalla montagna con la Sara” (Giulia)
“La Laura mi ha aiutato a venire su dalla salita” (Nicole).
La condivisione si manifesta nel gioire insieme durante il gioco (tirarsi la neve, scivolare), nell’osservare ed esplorare il terreno scambiandosi parole, impressioni e suggestioni, oppure nel riprovare insieme a salire sul pendio innevato per poi di nuovo scivolare.

L’esperienza è stata stimolante dal punto di vista motorio: camminare e avanzare su un percorso ostile aiuta i bambini a superare “i propri limiti”, ad avere più fiducia nei propri mezzi, a liberarsi dall’iperprotezione che nega esperienze al “limite personale”. La prima conseguenza, positiva e auspicabile, si osserva in alcuni bambini che, più misurati e “statici” a scuola, si sono rivelati più liberi e disinvolti nei movimenti.
I giocattoli offerti dall’ambiente
Giocare significa anche esplorare i materiali che l’ambiente offre. Il terreno nel bosco, attorno al lago o al fiume, è fatto di terra, rametti, bastoni, sassi, foglie che diventano materiali da osservare, da raccogliere, da investire di significati simbolici. L’esplorazione è un bisogno primario per percepire e conoscere l’ambiente circostante, per il bambino è una fonte inesauribile di stimoli per realizzare un continuum di attività basate sull’azione, reazione, manipolazione, simbolismo:
“ho preso le foglie”(Roberta);
“i bastoni, io li ho presi” (Luca D);
“ho raccolto tanti rami” (Sonia);
“ho raccolto i bastoni” (Giulia);
“ho fatto le palle con la neve” (Serena);
“ho lanciato i sassi nel fiume e uno l’ho portato a casa per il mio papà: era una sorpresa” (Luca D.);
“ho fatto un disegno con i bastoni nei sassi” (Letizia V.).
Gli elementi naturali sono utilizzati in modo creativo: rami, foglie, sassi, bastoni, diventano strumenti di gioco e, anche, ricordi da portare a casa oppure oggetti da riutilizzare in produzioni realizzate a scuola come ricordo dell’esperienza vissuta. Alcuni bambini si mettono a lanciare sassi e bastoni nel lago, diventa un gioco condiviso, che si protrae per molto tempo e, nell’uscita al fiume, diviene addirittura una gara a chi lancia più lontano. Così il gioco dei bastoni che, una volta lanciati nel fiume, scorrono via, trascinati velocemente dalla corrente. Ma anche la creatività artistica trova spazio tra le emozioni dell’avventura:
“ho fatto un disegno con i bastoni nei sassi” (Letizia V.);
“ho giocato con i miei amici con i sassi e i bastoni, ho disegnato con i bastoni nella ghiaia e ho disegnato il papi” (Alex);
“ho buttato i sassi nel fiume e ho fatto i disegni nei sassi con il bastone” (Eleonora B.)

L’aspetto fantastico
Il bosco è luogo fantastico per eccellenza, casa di tanti personaggi fiabeschi, primi fra tutti “Cappuccetto Rosso” e il “Lupo”. Il buio, gli animali che possono mangiare i bambini, il lupo, rappresentano l’ignoto, l’incertezza, simbolizzano le paure dei bambini. La visita al bosco apre alla scoperta dell’elemento magico, allo stupore e paura che il luogo genera, al trasporto in una dimensione fantastica. Le storie del lupo si concretizzano in una rielaborazione psicologica ed emotiva, il gioco del “far finta”, che esorcizza i timori attraverso il vissuto immaginario: i bambini giocano con la presenza del lupo e con il pericolo che questo comporta. Anche al fiume, una presenza inaspettata genera un gioco fantastico: due bambini si accorgono che c’è qualcosa di strano nel fiume:
“E’ il cappello del Troll!”
“Dov’è la sua faccia?”
“E sotto all’acqua?”
“Fa finta di dormire?”
“Fate piano, ssst!”.
L’inaspettata presenza dell’elemento evocativo di una favola, ha suscitato curiosità, fantasia domande e anche timori in alcuni bambini. E’ stato un momento di immaginario condiviso e liberatorio. La presenza immaginifica del Troll scatena reazioni diversificate di timore/paura “ho visto il Troll, avevo paura che mi mangiava” (Luca S.)
di reazione al pericolo
“io c’ho buttato un sasso nella faccia perché ho visto un occhio aperto (Nicole)
e, anche, di tranquillità.
“io non avevo paura perché il Troll era sotto l’acqua (Roberta).



Il “prima” e il “dopo” del percorso educativo
La preparazione delle uscite comprende tanti elementi di collegamento interdisciplinare:
Conclusioni
Oggi più che mai, dobbiamo incoraggiare i bambini ad avventurarsi nell’ambiente esterno, fonte inesauribile di stimoli e potenzialità interessanti e non luogo pericoloso e infido. I bambini hanno perso la dimensione del “naturale”, l’hanno sostituita in modo massiccio col “virtuale” e paradossalmente ritengono questo più reale della realtà. La televisione e i videogiochi, più attraenti e controllabili dei giochi all’aperto, inducono il bambino a confrontarsi con un mondo fittizio e artefatto, inducono la perdita dei confini con la concretezza che rinvia a una dimensione più umana, e meno onnipotente, di sé.
Troppo organizzati e guidati, stanno perdendo quella caratteristica di libertà creativa e intuitiva che dominava quando il bambino non aveva nulla per giocare ma inventava, proprio per questo, “tutto”. Oggi si rischia di perdere lo stimolo al movimento vero e naturale, si tende a riprodurre il già visto, si tende a fare esperienze nel “tutto organizzato” dove basta muoversi senza pensare, senza fantasticare, senza rischiare.L’avventura dunque, non aggiuntiva o superflua per l’uomo, si giustifica nel senso di ricerca di ciò che è oltre il già dato, di ciò che oltre il già posseduto, di ciò che è nuovo, diverso, non ancora conosciuto e non ancora sperimentato.A tale necessità, con opportune strategie operative, deve dare risposta l’educazione, una educazione che parte, in primo luogo, dalla famiglia e si consolida nei luoghi “formali”, ma anche “informali” del vivere. Compito della Società e di noi tutti che la costituiamo, responsabili delle caratteristiche che la connotano, spetta il compito di rendere questi luoghi spazi accessibili all’agire dei nostri bambini.
Bibliografia
Bruner JS, Jolly A, Silva K (1981), “ Il gioco”, Armando Editore, Roma
Ceciliani A, (2007) Il mio io un corpo, il mio corpo un io, la corporeità., Infanzia, n.1.2, Gen/Feb
Lang T., I bambini hanno bisogno di avventura, Edizioni Redstudio, Como, 1998.
McGrath A (2001) Northern Illinois University“Playing Colonial: Cowgirls, Cowboys, and Indians in Australia and North America”. Journal of Colonialism and Colonial History
Odgen D C. (2002) “The Diminishment of Pickup Ball in the Midwest” ©University of Nebraska Press.
Opie I and Opie P. (1979) Children's Games in Street and Playground, Oxford University Press , Oxford.
Caillois R [1967], (1995), “I giochi e gli uomini. La maschera e la vertigine” Bompiani Milano
Parlebas P. (1997) “Giochi e sport”, Edizioni Il Capitello, Torino
Piaget J [1945], (1972), “La formazione del simbolo nel bambino”, La Nuova Italia, Firenze
Citato da Odgen, 2002.
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