Sarà l'anno di svolta anche per la scuola?
a cura di Egidio Lucchini
Dalle strettezze della legge finanziaria al rilancio di Caserta. Il difficile percorso lungo un anno scolastico collocato come “ponte” tra il vecchio e il nuovo
Inutile nasconderlo. La legge finanziaria per l’anno 2007 non è stata accolta con gioia dai sindacati e dagli operatori della scuola. D’accordo che era necessario intervenire prioritariamente per sanare i conti pubblici e per far riprendere lo crescita economica del Paese. Ma le priorità annunciate per la scuola e per la ricerca non hanno trovato accoglienza immediata ed adeguata. Sono state assunte alcune misure importanti, accanto ad altre discutibili; ma nel complesso l’operazione dell’investimento strategico non è stata affrontata con il piglio atteso.
Successivamente, quasi come atto di riparazione, nella suggestiva cornice di Caserta sono stati assunti impegni più espliciti e significativi riguardanti il vasto settore della scuola. Non è facile smuovere un elefante. Bisognerà quindi verificare, non tanto le buone intenzioni, quanto le effettive realizzazioni. Anche per la scuola sarà l’anno della svolta, oppure si tratterà ancora della lenta prosecuzione di quello che il ministro della pubblica istruzione ha presentato come l’anno ponte?
Le perplessità sulla circolare riguardante le iscrizioni per il prossimo anno scolastico alla scuola dell’infanzia . Continuano transitoriamente le frequenze anticipate. Le disposizioni concernenti le iscrizioni degli alunni alla scuola dell’infanzia per l’anno scolastico 2007/08 hanno rappresentato, a giudizio dei sindacati della scuola, più un passo indietro che uno in avanti compiuto dal ministro della pubblica istruzione Fioroni, che pure aveva dato, all’inizio del suo mandato, alcune testimonianze di una volontà di cambiamento, attraverso una serie di atti normativi e politici improntati ad una discontinuità con l’operato del precedente ministro Moratti. Invece la circolare sulle iscrizioni per il prossimo anno scolastico si contraddistingue per una sostanziale continuità con il passato.
Si tratte di parole pesanti, espresse da coloro che ritenevano legittime le attese verso un anno scolastico di svolta e di chiarezza, in cui i segni di discontinuità fossero coerenti con le dichiarazioni politiche che li avevano preceduti.
Com’è noto, la circolare ha previsto l’iscrizione alla scuola dell’infanzia per i bambini che compiono tre anni entro il 31 dicembre 2007 e che hanno la precedenza quando il complesso delle domande di iscrizione superi la disponibilità dei posti.
Tuttavia è stata consentita l’iscrizione, sia pure a determinate e a ben diverse condizioni, anche per i bambini che compiono i tre anni, sia entro il 31 gennaio 2008, ma anche entro il febbraio 2008. In tal modo, il deprecato anticipo, cacciato dalla porta, rientrerebbe dalla finestra.
Bisogna infatti tenere conto che, con una delle non molte decisioni positive contenute nella legge finanziaria per il 2007, è stato abrogato l’articolo 2 del Decreto legislativo n. 59 del 19 febbraio 2004, il quale disponeva espressamente che alla scuola dell’infanzia possono essere iscritti le bambine e i bambini che compiono i tre anni di età entro il 30 aprile dell’anno scolastico di riferimento.
Va però precisato che nell’articolo 12 delle norme finali e transitorie del decreto legislativo 59/2004, così come nelle corrispondenti circolari del ministro Moratti riguardanti le iscrizioni degli alunni, la frequenza anticipata risultava limitata a coloro che compivano gli anni entro il mese di febbraio. E tutto ciò veniva disposto in forma di sperimentazione, volta anche alla definizione delle esigenze di nuove professionalità e modalità di organizzazione, compatibilmente con le disponibilità dei posti, la ricettività delle strutture, la funzionalità dei servizi e delle risorse finanziarie dei comuni.
Quindi tutto resterebbe sostanzialmente come prima. Manifestando una vecchia e criticata benevolenza verso i nati entro il 31 gennaio 2008; e ponendo maggiori restrizioni transitorie soltanto per i nati entro il mese di febbraio. Per costoro la frequenza anticipata sarà possibile soltanto se: a) sia stata siglata un’intesa tra le singole istituzioni scolastiche e i comuni interessati, in modo da garantire la sussistenza dei requisiti e delle condizioni i indispensabili (esaurimento delle liste di attesa, disponibilità di posti, assenso del comune a fornire servizi strumentali aggiuntivi); b ) se il Collegio dei docenti abbia deliberato le modalità organizzative, pedagogiche e didattiche per l’inserimento dei “piccoli”. La circolare sulle iscrizioni non fa riferimento alle sezioni aggregate alle scuole dell’infanzia dedicate ai bambini della fascia 24-36 mesi, e proposte con la legge finanziaria per il 2007 con l’atteggiamento favorevole dei sindacati.
I sindacati della scuola si sono mostrati piuttosto contrariati rispetto alla continuità delle anticipazioni scolastiche, sia pure limitate ad uno o a due mesi. Ciò infatti appare in netta contraddizione con l’accordo del luglio scorso (siglato tra Aran e organizzazioni sindacali) con il quale si era riconosciuto che a livello nazionale non sussistevano le condizioni per poter attuare l’istituto delle anticipazioni. In particolare si era riconosciuto che l’avvio degli anticipi non poteva essere autorizzato poiché mancava la preventiva definizione in sede contrattuale degli eventuali nuovi profili per le nuove professionalità e modalità organizzative.
Diversa invece appare la prospettiva delle sezioni aggregate alle scuole dell’infanzia (o sezioni primavera, secondo la dizione adottata in alcune esperienze in atto), introdotte dalla legge finanziaria per il 2007 e dedicate ai bambini fra i 24 e i 36 mesi.
Infatti, le sezioni aggregate sono state presentate, anche in occasioni pubbliche, come una risposta alle aspettative e alla domanda sociale soprattutto a causa della carenza e dell’onerosità dei servizi per la prima infanzia. Si tratta però di un superamento e non di una mera prosecuzione della mera logica anticipatoria , che non è tarata sul rispetto dei tempi e dei ritmi dei bambini.
I sindacati della scuola hanno accolto con favore tale iniziativa, che ovviamente non figura nella circolare delle iscrizioni al nuovo anno scolastico, poiché è ancora tutta da costruire. Essa, infatti, pur ponendosi sul cauto terreno della sperimentazione, per poter essere attivata richiede una stretta concertazione tra Stato e Regioni, alle quali è attribuita, per i servizi riferiti all’età da zero a tre anni, una competenza legislativa ed organizzata esclusiva. D’altra parte, il Ministero della Pubblica Amministrazione metterebbe a disposizione delle sezioni aggregate insegnanti statali, adeguatamente motivati e preparati. Da qui la necessità di mettere in campo la Conferenza Unificata tra Stato, Regioni ed Enti locali. Una prospettiva non immediata, ma possibile e realizzabile in tempi accettabili.
Certamente si tratta di un’innovazione assai importante, anche se piuttosto complessa e complicata, poiché fa riferimento, tanto per esemplificare, alla formazione dei docenti, al rapporto numerico tra operatori e bambini, all’adeguamento dei tempi e degli spazi, all’eventuale compresenza tra personale statale e comunale.
Stride che, mentre si annuncia un impegno così significativo, dallo stesso ministero escono provvedimenti transitori piuttosto contraddittori. A meno che, come avverte una maliziosa e rattristata nota della FLI Cgil “tale impegno non sia programmaticamente e consapevolmente rinviato alle calende greche. Soltanto così si può giustificare il protrarsi della transitorietà, accolta con rassegnazione ma come inevitabile all’inizio del corrente anno scolastico, ma da osteggiare se diventa endemica. Per la FLC Cgil rimane intatto l’impegno alla cancellazione di ogni e qualsiasi forma di anticipo che non rispetti i diritti dei bambini. Generalizzazione della scuola dell’infanzia, con il conseguente superamento delle liste di attesa, allargamento dei servizi educativi, realizzazione delle sezioni sperimentali per la fascia 24- 36 mesi sono e restano obiettivi primari”.
Serve una legge - quadro nazionale per dare nuovo impulso in tutta Italia all’estensione e alla qualificazione degli asili nido e degli altri servizi educativi per la prima infanzia.
La legge finanziaria s’è indirizzata anche agli asili nido e agli altri servizi per la prima infanzia, mettendo a disposizione una quota di risorse non immensa, ma pur sempre apprezzabile ed aumentabile. Ciò va in direzione di interventi complessivi, che andrebbero maggiormente rafforzati a favore dell’infanzia e delle famiglie, in una società, come quella italiana, che si caratterizza negativamente per l’estrema debolezza demografica. Non è infatti invocando altisonanti ed astratti valori che si favoriscono la nascita e l’educazione dei figli. Servono invece iniziative concrete ed organizzate, tra le quali risultano particolarmente importanti e determinanti non soltanto le scuole dell’infanzia, ma anche gli asili nido e i servizi similari. Ciò viene raccomandato e benedetto persino da certe cattedre, dalle quali, in tempi non molti remoti, pervenivano invece riserve e rampogne verso i luoghi educativi extra -famigliari rivolti ai bambini che non avevano raggiunto l’età dell’obbligo scolastico. Per fortuna le idee cambiano con il passare e il mutare delle situazioni storiche e sociali.
Il Gruppo nazionale Nidi Infanzia da ormai molti anni sta sollecitando una legge–quadro nazionale per dare impulso in tutta Italia all’estensione e alla qualificazione degli asili nido e degli altri servizi educativi per la prima infanzia.
Durante le ultime legislature sono state presentate varie proposte di legge, che però non sono mai pervenute all’approvazione finale. Si tratta di riprendere lo sforzo, per la definizione di alcuni punti essenziali, ben individuati dal suddetto Gruppo nazionale:
1. l’istituzione di un Fondo nazionale consistente per estendere e sostenere la rete dei servizi educativi per la prima infanzia in tutto il paese e per far fronte alle richieste delle famiglie;
2. l’esclusione degli asili nido e similari dai servizi a domanda individuale;
3. la continuità tra asilo nido e scuole dell’infanzia;
4. la partecipazione delle famiglie alla gestione e alla vita dei servizi per l’infanzia;
5. la formazione iniziale, specifica e di livello universitario per gli operatori che operano per tutti i servizi per l’infanzia;
6. la fissazione del 30% come tetto massimo della contribuzione dei genitori al costo del servizio;
7. la precisazione delle competenze istituzionali ( nazionali, regionali e locali) e le procedure per: la definizione dei livelli di tutti i servizi per l’infanzia, l’autorizzazione e l’accreditamento dei servizi non gestiti direttamente dall’ente locale, la vigilanza e il controllo di tutti i servizi pubblici e privati.