Numero 9.10, settembre.ottobre 2007


Cerca nel archivio:
Google:

Coprtina
Piccolo Plauto
Abbonati
> Indietro <


EDUCARE E’ FARSI CLOWN



di Franco Frabboni


 

Nell’Aprile del 2007, la Facoltà di Scienze della Formazione ha attribuito -a nome dell’Ateneo di Bologna- la Laurea honoris causa in Pedagogia a Miloud Oukili. Giovane clown franco/algerino, di madre francese (cattolica) e di padre algerino(musulmano), è cresciuto in habitat di abbandono e di incontro di culture diverse, a partire dalle periferie parigine affollate giorno e notte di ragazzi di strada. La mamma lo avrebbe voluto laureato, possibilmente medico. Miloud si getta invece tra le braccia dei palcoscenici teatrali, sperimentando con passione la ricchezza dei loro linguaggi mimici. Poi, coglie la sua vocazione autentica: fare il clown al servizio della Persona. Sceglie di guardare e di cambiare il mondo sotto i colori di una maschera gioiosa e tragica, insieme. Attraversa tante città povere: piene di solitudini, paure, dolori.
Qui porta la clownerie. Dopo un lungo peregrinare si ferma. A Bucarest. Dove inaugura uno straordinario teatro pedagogico nel quale replica, da anni, il suo copione di guitto. Dove scopre che il pagliaccio -nel regalare momenti di inaspettata felicità- può essere un mentore dell’educazione: perché fa cantare in coro, chi è dannato, che la vita-è-bella: perché c’è sempre un mondo migliore. Nei labirinti delle fogne della capitale rumena, Miloud trova più di duemila di ragazzi (dai cinque ai quindici anni) abbandonati dalle famiglie, fuggiti dagli orfanotrofi. Una miriade di “lucertole/adolescenti” che escono di giorno dalla tana per andare a procacciarsi per le vie di Bucarest cibo, indumenti e qualche soldo. E che di notte rientrano nei loro antri disumani per vivere attimi di convivialità infantile: scherzando, giocando, suonando. Miloud si fa uno di loro.
Si propone come clown di educazione e di pace. Usa il proprio corpo pieno di magie per dare momenti di riso e di gioia, ma anche per dialogare e riflettere sulla loro condizione di esclusi e di reietti. Perché con dignità e orgoglio prendano coscienza che sono cittadini e non cani perduti senza collare. Perché la Pedagogia bolognese ha festeggiato Miloud e lo ha incoronato accademico? La laurea lo ha premiato con questa argomentazione. Il suo richiamo educativo (raccolto in scritti di sicura tenuta teorica e di densa suggestione umana) non può essere eluso da coloro che si occupano di formazione per l’intero arco della vita: per i giovani, ma anche per gli adulti e per gli anziani.
Questa nostra società globalizzata e mediatica, nella sua forsennata rincorsa neoliberista (il cui totem è un’economia senza regole, spietata, che urla al Vatusso di schiacciare il Pigmeo), sogna l’alba di un’umanità-di-serie, replicata come i bulloni di una catena di montaggio: una donna e un uomo dalla mente asfaltata e dal cuore liquido. Equipaggiati di uno zaino esistenziale che contiene, senza vita, un pensiero dall’encefalogramma piatto e un sentimento clonato e formattato. Anche le emozioni e le esplosioni -intime e irripetibili- della persona. Anche il riso e il pianto, la gioia e il dolore, l’incanto e il disincanto. Lo tsunami televisivo -sotto la sapiente regia del moloch economico, del cult dei consumi e del profitto- standardizza-tutto, uniformizza-tutto. Sia la mente, sia il cuore. Qui entra in scena il clown.
Per richiamare l’attenzione che sta scomparendo, il piacere di pensare con la propria testa, di piangere con il proprio cuore e di ridere con la propria pancia. L’umanità coniata negli intrattenimenti televisivi si fa teatro delle marionette, dove recitano burattini che cantano-ballano-ridono secondo la regia di chi regge i fili nascosti dietro il sipario. Con questo diabolico risultato: i telespettatori (a partire dai bambini) vengono assuefatti a ridere a comando. In sintonia con le claque presenti nei Reality show, che, all’accensione di un richiamo elettronico, fanno esplodere un fragoroso e anonimo battimano. Siamo alla risata di plastica: spesso grossolana e volgare, isterica e demenziale. Siamo alla deriva di una Tv che vuole “parolacce” per alzare gli ascolti e che fa merce dei nostri mondi più segreti: intimi e pulsionali. Siamo alla scomparsa dello spirito dionisiaco. Il solo capace di avventurarsi lungo sentieri lastricati di rotture mentali, di fughe nell’immaginario, di emozioni forti, di voglia di lievità e di felicità. Siamo in un mondo occidentale tutta-economia incapace di guardare con la testa all’ingiù. Di capire le cose capovolte: strambe, buffe, spassose, strabilianti, bizzarre. Comiche.
La Bologna dell’educazione è fiera di avere laureato in Pedagogia Miloud Oukili. Ma di più sarà stata la sua mamma. Da troppo tempo sognava un figlio dottore.