
Peter Pan, i primi cento anni della mia vita
Un libro di piacevole lettura, che demolisce i luoghi comuni e la connotazione negativa associati a Peter Pan. Non possiamo ignorare il messaggio del bambino che sceglie di non crescere per restare in contatto con il mondo magico che è precluso, per convenzione, all’adulto: la nostra vita diverrebbe più ’’normale’’ ma anche più triste.
Dall’analisi del personaggio più antipedagogico presente nella letteratura per l’infanzia, nasce la premessa per una pedagogia nuova, più leggera e più efficace.
Duccio Demetrio scrive nella sua prefazione al libro:
Un grazie al lavoro critico di Egidio Lucchini che, oltre a fornirci spunti nuovi sul mito di eterna giovinezza di cui Peter Pan è ormai emblema, si è fatto di lui vero cantastorie. Peter, obbedendo alla sua fama di imprendibilità, ci viene riproposto in nuove rifrazioni, apparentamenti, sfumature. Soprattutto, con una sottile e poetica riscoperta, l’autore ce ne risottopone il senso. Gli siamo dunque debitori per almeno tre motivi: egli ci invita a ritrovare tracce peterpaniche in ogni dove. Non escluse le ragioni più impensate della psiche adulta; dal momento che Peter sembra essere rinato proprio nelle nostre adultità ed aver abbandonato l’infanzia. Poi, perchè la sua esplorazione meticolosa, intrigante in senso etimologico, nel campo letterario, riabilita scritti e scrittori talvolta ai margini, senza per questo dismettere di frugare nelle opere dei più noti. E, ancora, non possiamo certo tacere della liricità intrinseca di questa faccenda: imbarazzante per alcuni, fonte di speranza per altri.
Il racconto si svolge, come si può intuire dal titolo, in prima persona: è Peter Pan che parla, direttamente e francamente.

Comprendere il dolore bambino
di Michela Schenetti
Prefazione di Piero Bertolini
Il volume offre un importante contributo alla formazione degli educatori (dai genitori agli insegnanti) che vengono portati per mano alla scoperta del dolore bambino. Come sottolinea l'autrice, non solo è pedagogicamente inaccettabile il far finta di niente di fronte al rapporto bambino/dolore, ma è indispensabile essere capaci di trattre le sue emozioni, tra cui quella del dolore, non secondo canoni adulti, ma nella loro specificità. Parlare di dolore con l'occhio del bambino, questo è il filo conduttore di tutto il testo. Con questo presupposto gli educatori potranno trovare nel volume una serie di interventi. suggestioni ed indicazioni operative non da seguire pedissequamente, ma da utlizzare per rendere possibile un vero e proprio percorso di educazione ai sentimeni, a partire da quelli più complessi come il dolore nei suoi vari aspetti.

Giocattoli, infanzie e culture dei cinque continenti
prefazione di Mario Lodi
Il volume si muove sulle tracce storiografiche di Ph. Ariés e di J. Huizinga, ed evidenzia il ruolo svolto dai giocattoli nell'intreccio tra socoperta e valorizzazione dell'infanzia e dimensione ludica della cultura. In particolare vengono messi in luce i giocattoli poveri e della tradizione popolare, nonché i giocattoli dei bambini e delle bambine del Sud del mondo. Si tratta di storie silenziose e spesso nascoste che rivelano la diversità e insieme le somiglianze delle molte infanzie, nel corso dei secoli e nella diversificazione dei continenti. Il volume, di taglio elegantemente divulgativo, ma con dichiarati fondamenti scientifici, è indirizzato a studiosi, insegnanti, genitori e rappresenta un invito rivolto ai bambini piccoli e grandi, come scriveva l'autore delle Avventure di Pinocchio, per inventare un nuovo e sconfinato paese dei balocchi. Per il suo approccio interculturale, gli insegnanti, i genitori e gli alunni, soprattutto in presenza di allievi provenienti da realtà estranee alla Comunità Europea, possono trovare gli strumenti necessari a dare vita ad una stimolante innovazione educativa e didattica: il labroatorio scolastico dei giocattoli poveri e creativi, da costruire e con cui giocare inseime. E quando le culture si incontrano, il mondo si illumina di colori.
Prefazione di Renzo Canestrari
Dopo aver messo in evidenza alcuni tratti emblematici della figura del clown: dal senso del comico alla "non comicità"; dalle ragioni che possono giustificare l'attuale rinnovato interesse per questa figura, alla opportuna distinzione tra colwn professionisti e clown "per caso"; e dopo aver presentato alcuni esempi di grandi clown nella storia del cinema (da Max Linder e i fratelli Marx, da Totò a Fantozzi, senza dimenticare i casi speciali di Federico Fellini, di Dario Fo e di Roberto Benigni); l'autrice si sofferma, da spicologa qual'è, in particolare sul profilo psicologico del clown e sulle sue possibili funzioni educative. In ciò si fa aiutare dall'esperienza direttamente vissuta in un viaggio in Siberia organizzato dal Gesundheit Institute di Pach Adams, durante il quale ha potuto sperimentare in prima persona la condizione del clown. Ne emerge un quadro in cui questa figura si impone per i suoi aspetti emblematici, che la rendono particolarmente adatta a portare un sorriso ai sofferenti e agli emarginati, ma anche a divenire strumento addirittura terapeutico per chi accetta di vestirne i panni dimessi e colorati. Infine. l'autrice si sofferma in particolare sul naso rosso che, definito come la maschera più piccola del mondo da Lecoq, si rivela anche un efficacissimo mezzo per facilitare la comunicazione. In questo senso il volume può essere utilizzato positivamente da molte figure di educatori e di terapeuti che intendono uscire da schemi comportamentali eccessivamente rigidi e pre-comnfezionati.
Il computer del Cappellaio matto
di Sebi Trovato
Come si può utilizzare il computer per comunicare tutte le esperienze significative progettate nella scuola dell'infanzia anche se non si è esperti informatici? Giulio, il maggiordomo del Cappellaio matto, guiderà le insegnanti in modo creativo e divertente lungo percorsi legati ai campi di esperienza. Le proposte, ampiamente documetnate, offrono idee utli e suggerimenti pratici che vanno dall'integrazione del computer in sezione al come comunicare in rete con un maggiordomo. I meno esperti potranno anche trovare indirizzi per approdare nella rete, unitamente a programmazioni multimediali annuali e indicazioni sul protfolio delle competenze.
Adozione internazionale, genitori e figli tra estraneità e familiarità
Prefazione di Antonio Genovese
Che fare per rendere l'esperienza del bambino o dell'edolescente adottato in un paese straniero, opportunità di sviluppo e di integrazione? Come rendere l'adozione occasione per l'avvio di una reale continuità esistenziale in percorsi di vita segnati da ripetute esperienze di perdita e di discontinuità? Come affrontare i timori legati alla condizione di iniziale estraneità reciproca tra genitori e figli, sino a creare quella familiarità che possa farli sentire realmente e profondamente tali? Questi e altri sono gli interrogativi da cui parte il presente volume, nel tentativo di contribuire alla diffusione di una corretta e proficua cultura delle adozioni nei contesti sociali, istituzionali, formativi, familiare, e nello sforzo di favorire la nascita e l'evoluzione delle famiglie adottive ponendo attenzione alla creazione del benessere per ciascuno dei suoi membri, a partire ovviamente da quello dei bambini. L'autrice propone, della realtà adottiva, una visione articolata, multiprospettica, che giunge all'esplicitazione delle implicazioni di pertinenza educativa e pedagogica, sottolineando come si intreccino proficuamente con l'orizzonte della pedagogia interculturale, nuova lente di ingrandimento e di interpretazione di problematiche proprie dell'adozione, in particolare di quella internazionale.